stampa
invia
Arena Civica di Milano, cinque settembre duemilanove, una giornata di sole, migliaia di persone: sono tutti qui per salutare Teresa. Ci sono le magliette di Emergency e i fiori di campo, le facce tristi e i bambini che corrono, quelli che si abbracciano stretti e non trovano le parole, e quelli che invece riescono a inventarsi un sorriso sulla faccia stanca, per ricordare "quella volta che Teresa..".
Nei racconti di chi ha avuto la fortuna di conoscerla ci sono parole ricorrenti, e si capisce che non è un esercizio di retorica, o di quello che per affettuosa abitudine si dice di chi è appena scomparso. Per tutti Teresa era "forte", "generosa", "bella", "invincibile". Per molti era "il Presidente", "la Rossa", "la Tere". Un'altra parola molto gettonata, oggi, è stata "gorgonzola". Ma questo appartiene a un'altra storia, la storia della Tere a tavola, quella che "tutti i discorsi importanti si fanno a tavola", sì, e meglio se c'è un pezzo di formaggio, appunto, o un bicchiere di vino buono.
All'Arena c'erano anche tanti cittadini che "Non l'ho mai conosciuta di persona, ma l'ho sentita parlare, e..non so come spiegarmi, ma si faceva amare". Vi siete spiegati benissimo: è vero, Teresa si faceva amare, anche da chi non la conosceva. Come facesse, è un suo segreto, una magia sua.
Le sarebbe piaciuta, credo, la giornata di oggi. Tra gli abbracci e i magoni, le bandiere e i sorrisi. Tra migliaia di persone venute a salutare Teresa, la Tere, la Rossa, il Presidente. Mia madre.
Cecilia