05/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista ad Alexandros Zenon, Ambasciatore di Cipro in Italia
Alexandros Zenon Nel 1974, il tentativo sostenuto dalla Grecia di impadronirsi di Cipro venne ostacolato dall’intervento armato della Turchia, che presto arrivò a controllare il 40 per cento del territorio dell’isola. Nel 1983, la minoranza Turca proclamò l’indipendenza dell’area sotto il proprio controllo e la battezzò con il nome di “Repubblica Turca del Nord di Cipro”, la quale, però, venne riconosciuta internazionalmente solo dalla Turchia. Dal gennaio del 2002 si sono svolti incontri tra le due parti, sotto l’egida delle Nazioni Unite, per arrivare a definire un accordo soddisfacente per entrambe in relazione alla divisione dell’isola.


Il primo maggio la Repubblica di Cipro entrerà a far parte dell’Unione Europea. Alla luce di questo avvenimento a che punto sono i colloqui con la Turchia? L’intervista proposta dal vostro giornale capita in un momento interessante perché in questo periodo tante cose si stanno muovendo, almeno da quello che si legge nelle agenzie. In questa fase storica si parla di riprendere il negoziato per la riunificazione dell’isola di Cipro. E’ intervenuto personalmente il presidente George Bush che ha scritto agli interessati. Poi ultimamente si è incontrato con il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e sembra che l’abbia convinto a convocare il negoziato che un anno fa (11 marzo 2003) era stato interrotto all’Aia dopo il rifiuto della parte turca di accettare di negoziare sulla base delle proposte del Segretario Generale, quindi abbiamo perso un anno.....

Secondo lei, Ambasciatore, si riuscirà ad arrivare al primo maggio con Cipro nell’Unione Europea? Questo dipenderà da come andranno i negoziati che si prospettano per il 15 e il 22 febbraio, ma l’importante è che queste trattative diplomatiche si muovano. Abbiamo già perso troppo tempo.

Se non si dovesse arrivare ad una soluzione in tempi brevi della disputa territoriale, la parte turca di Cipro verrebbe considerata territorio occupato. Come reagirebbe la Repubblica di Cipro? Questo è stato previsto già con il trattato di adesione all’Unione Europea. Questo presume l’adesione di tutta l’isola sotto il piano giuridico. Tutto il territorio, sia quello sotto il controllo del governo della Repubblica sia quello sotto occupazione militare turca teoricamente entreranno nell'Unione. Se entro il primo maggio non ci sarà una riunificazione è stato previsto con il protocollo dieci annesso al trattato che l’applicazione delle leggi comunitarie saranno sospese nella parte che non è sotto il controllo del governo di Cipro. Dunque nella parte occupata sarà sospeso. Dopo la riunificazione anche nella parte sotto occupazione saranno applicate le leggi previste dalla comunità europea.

Cosa ne pensa l’opinione pubblica della parte occupata dell’isola? Non solo l’opinione pubblica ma anche istanze giuridiche internazionali hanno stabilito che si tratta di una vera e propria occupazione militare.

Come fanno due culture così differenti ad coesistere pacificamente? Ma questo è un problema artificiale. Dai tempi dell’occupazione ottomana del ‘500 fino agli anni settanta abbiamo vissuto insieme, la divisione attuale è forzata. Dovuta alla pulizia etnica che ha avuto luogo nel ’74. Io sinceramente vedo più affinità tra turco-ciprioti e greco-ciprioti che fra turchi isolani e turchi continentali. Effettivamente abbiamo vissuto insieme anche sotto l’amministrazione britannica per quasi un secolo. Abbiamo molte affinità. Io non prevedo assolutamente nessun tipo di problema. Per fare un esempio le posso dire che dopo il 1974 la politica di colonizzazione della parte occupata di Cipro ha costretto gli indigeni veri ciprioti turchi ad andare via. Ma questi non sono andati in Turchia bensì in Gran Bretagna dove possiamo contare su una grande comunità che vive in un quartiere a nord di Londra. Le faccio un altro esempio. Dopo il 23 aprile scorso, quando il regime Denktash ha deciso di lasciare libero il passaggio lungo la linea di demarcazione, dopo trent’anni, non si è registrato nemmeno un incidente nonostante il notevole afflusso di persone. Per quarant’anni la propaganda della politica turca è stata quella di cercare di far credere alla popolazione che le due culture non potessero coesistere. Ma non è affatto così.

Quali sono le Sue speranze e quelle dei suoi colleghi?
Negli ultimi dieci anni, dopo la presentazione della richiesta di adesione alla Comunità Europea, abbiamo sempre sostenuto che la prospettiva dell’adesione, il processo dell’adesione e l’adesione stessa, avrebbero agito da catalizzatori per una soluzione veloce della disputa territoriale. Credo che a questo punto la politica che abbiamo seguito fin dall’inizio cominci a dare i suoi frutti. Perché vediamo che la Turchia in vista dell’ingresso di Cipro nell’Unione si sta muovendo, cosa che non ha fatto per trent’anni. Le conviene avere amica la repubblica di Cipro visto che è candidata ad entrare nell’Unione Europea e che ci saremo anche noi, nel consiglio europeo, a dover decidere il suo ingresso...La nostra speranza è che con l’adesione all’Unione ci sia anche una riunificazione dell’Isola, in modo che anche i nostri compatrioti turco-ciprioti possano beneficiare dei vantaggi che offre l’Unione. Dunque la mia speranza e quella dei miei colleghi è questa anche se tecnicamente la data prestabilita (primo maggio) è un po’ proibitiva.

C’è dunque una volontà politica forte nel voler risolvere la questione? Sicuramente si. Ma la cosa che mi stupisce è che nelle ultime settimane c’è stato un attivismo da parte del primo ministro turco che è andato a Bruxelles a dichiarare che accetta le condizioni dell’Onu, però Denktash non ha detto niente. Questo mi stupisce perché, senza voler essere cattivi, il problema della candidatura della Turchia dipende anche dal suo comportamento nei confronti di Cipro.

Alessandro Grandi
 
Categoria: Popoli
Luogo: Cipro