17/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Guatemala e Honduras varano il Tlc, ignorando marce e scioperi generali
Manifestante ammanettatoLe proteste, gli scioperi, i sit-in, nulla è servito: sia il Guatemala che l’Honduras hanno ratificato il Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti, ignorando le manifestazioni di massa che hanno invaso strade e piazze.
“L’ 8 marzo, giorno in cui si prevedeva la ratifica degli accordi di libero commercio tra Usa, stati centroamericani e Repubblica Dominicana, le organizzazioni di base indigene, popolari e sindacali si sono riunite sotto la sede del Congresso e hanno dato il via a una grande protesta – a raccontarlo, da Città del Guatemala è Flavio Tannozzini, casco bianco nel Paese centroamericano. “Infiniti gli slogan contro il ‘Cafta’ (Central american free trade agreement), che andrà ad aggravare ulteriormente le condizioni di povertá dei contadini e dei piccoli produttori. La previsione è che il Paese sarà presto sommerso dalla competizione diretta e priva di dazi doganali dei prodotti statunitensi sussidiati e a basso costo, e per i lavoratori agricoli si avvicinano momenti difficili.
I manifestanti schierati sotto la sede del congresso sono riusciti a impedire l'ingresso dei deputati, che quindi non hanno raggiunto in aula il quorum necessario per l'approvazione degli accordi. Ci sono stati anche violenti scontri tra manifestanti e polizia”.
 
La delusione. I leader del movimento avevano chiesto che la votazione venisse sospesa per procedere a una consultazione popolare sul Cafta. Ma il Congresso nazionale non li ha ascoltati. E il 13 marzo ha varato il Trattato.
"Nel tentativo di occupare la sede del Congresso, lo scontro con la polizia ha prodotto ancora feriti e 16 dispersi durante la fuga. Le manifestazioni sono continuate per giorni e lunedì sono sfociate in uno sciopero generale”. La Coordinadora Latinoamericana de Organizaciones del Campo (Cloc), il movimento Indigena Campesino sindacal e popular (Micps), in accordo con molti altri movimenti sociali del Guatemala hanno organizzato lunedì una giornata di sciopero nazionale, chiedendo alla popolazione di scendere nelle piazze e nelle strade, lasciando chiusi uffici e scuole, non recandosi nei campi e nelle fabbriche. L’intento è manifestare ancora una volta e ancora con più decisione il rifiuto della politica economica che il governo sta perseguendo.
 
Manifestanti contro l'Alca a Cartagena, Colombia, pestati dalla poliziaIn tutta fretta. “Il Tlc e stato ratificato rapidamente come documento di urgenza nazionale, indispensabile per il benessere dell'intero Paese - ricordano al Cloc -.  Un'assurdità, visti gli anni che in media occorrono per approvare altre leggi. Continueremo ad opporci nonostante tutto, nonostante sempre più frequenti siano le minacce di morte che arrivano ai nostri dirigenti, nonostante le continue violazioni dei diritti umani, nonostante la comunità internazionale faccia finta di non capire quanto un simile accordo possa essere dannoso per la gente del Guatemala". “La chiusura del dialogo democratico e i metodi repressivi non sono cosa nuova nella storia del Guatemala – commentano da Alianza Por la Vida y la Paz, un insieme di organizzazioni sociali e popolari del Petén, Guatemala, che difendono i diritti umani  – Sono cinquecento anni che il popolo resiste e lotta contro ingiustizia, sfruttamento, emarginazione e ancora tutto è così lontano. Mai ci arrendermo. A cominciare dal Trattato di libero commercio. Si stanno svolgendo manifestazioni in molte zone dell’America Centrale. In Honduras, per esempio, al quale va tutta la nostra solidarietà”.
 
Manifestanti contro l'AlcaAnche in Honduras. “Il governo la settimana scorsa ha ratificato il TLC Centroamerica-USA e le manifestazioni continuano sempre più forti – ha raccontato il Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigeni dell’Honduras (Copinh) - In tutto il paese ci sono state mobilitazioni, occupazioni delle strade, marce. Il copinh, ovvero il popolo indigeno lenca, ha partecipato con 7 bus pieni al blocco di circa 6 ore della strada principale del paese, la Panamericana. La risposta del governo è stata quella di militarizzare tutti i punti strategici del paese, quindi polizia in tenuta antisommossa ed esercito contro un popolo che chiede di essere rispettato”.

Stella Spinelli

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