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Le proteste, gli scioperi, i sit-in, nulla è servito: sia il Guatemala che l’Honduras
hanno ratificato il Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti, ignorando le manifestazioni di massa che hanno invaso strade e piazze.
In tutta fretta. “Il Tlc e stato ratificato rapidamente come documento di urgenza nazionale,
indispensabile per il benessere dell'intero Paese - ricordano al Cloc -. Un'assurdità,
visti gli anni che in media occorrono per approvare altre leggi. Continueremo
ad opporci nonostante tutto, nonostante sempre più frequenti siano le minacce
di morte che arrivano ai nostri dirigenti, nonostante le continue violazioni dei
diritti umani, nonostante la comunità internazionale faccia finta di non capire
quanto un simile accordo possa essere dannoso per la gente del Guatemala". “La
chiusura del dialogo democratico e i metodi repressivi non sono cosa nuova nella
storia del Guatemala – commentano da Alianza Por la Vida y la Paz, un insieme di organizzazioni sociali e popolari del Petén, Guatemala, che difendono
i diritti umani – Sono cinquecento anni che il popolo resiste e lotta contro
ingiustizia, sfruttamento, emarginazione e ancora tutto è così lontano. Mai ci
arrendermo. A cominciare dal Trattato di libero commercio. Si stanno svolgendo
manifestazioni in molte zone dell’America Centrale. In Honduras, per esempio,
al quale va tutta la nostra solidarietà”.
Anche in Honduras. “Il governo la settimana scorsa ha ratificato il TLC Centroamerica-USA e le
manifestazioni continuano sempre più forti – ha raccontato il Consiglio civico
delle organizzazioni popolari e indigeni dell’Honduras (Copinh) - In tutto il
paese ci sono state mobilitazioni, occupazioni delle strade, marce. Il copinh, ovvero il popolo indigeno lenca, ha partecipato con 7 bus pieni al blocco di
circa 6 ore della strada principale del paese, la Panamericana. La risposta del
governo è stata quella di militarizzare tutti i punti strategici del paese, quindi
polizia in tenuta antisommossa ed esercito contro un popolo che chiede di essere
rispettato”. Stella Spinelli