16/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Le contadine dell'Ecuador, la tradizione da una parte la modernità dall'altra
Le contadine della regione andina del Cotopaxi, (foto di Terre des Hommes)Nelle zone rurali del Cotopaxi, una regione andina dell’Ecuador che si trova ad un’altitudine di circa 3550 metri sul livello del mare e che prende il nome dal più alto vulcano ancora in attività al mondo, un gruppo di contadine cerca di rinnovare i metodi di coltivazione passando da quella tradizionale a quella biologica. Riunendosi in una associazione per difendere anche i loro diritti, troppo spesso calpestati.
 
Le contadine del Cotopaxi.  Prima erano veramente poche, le contadine dell’ Organizacion de las Mujeres, un gruppo di coltivatrici che fa parte dell’Union Campesina de el Norte del Cotopaxi. Erano poche, ma adesso che la loro forza economica e sociale sta aumentando, sono cresciute anche di numero: dalle 600 del 2001 alle 1028 del 2003, e le previsioni dicono che il numero si amplierà velocemente.
Sono indigene e per questo sono da sempre state discriminate dalle politiche governative ecuadoriane. Politiche che hanno commesso errori madornali soprattutto in tema di agricoltura. Una legge del governo dell’Ecuador del 1964 abolisce di fatto la servitù della gleba, consegnando agli indigeni la proprietà di terreni sulle alture andine, impervie e difficilmente coltivabili, mentre dona ai bianchi le terre pianeggianti.
Con l’aiuto dell’organizzazione non governativa internazionale Terre des Hommes, Manifesto a favore dei campesinosdal  2001 queste contadine hanno una nuova speranza, un nuovo futuro.
 
Il piano di lavoro. Le contadine coltivano orti biologici, quindi senza l’utilizzo di sostanze diserbanti e pesticidi. L'utilizzo di sostanze chimiche nelle colture tradizionali, oltre a minacciare le risorse naturali della zona, sta facendo aumentare in modo considerevole le incerte condizioni di vita della popolazione. Per questo l'Organizacion de las mujeres ha scelto con assoluta convinzione, e grande motivazione, di contrastarne il devastante e generalizzato uso.
Si è appurato infatti che nel periodo successivo all’inizio delle culture bio, le malattie delle vie respiratorie e le varie infezioni provocate dagli agenti chimici utilizzati in precedenza, sono diminuite drasticamente.
Sono diciotto le comunità che stanno mettendo in pratica gli insegnamenti ricevuti dai collaboratori di Terre des Hommes, e sono tutte molto vicine fra loro; nella grande cordigliera andina.
Oggi in questa zona, esistono centinaia di orti che fanno parte del progetto e che producono un totale di quasi quattromila chilogrammi di ortaggi. Una parte considerevole di queste colture copre il fabbisogno della popolazione e una parte viene venduta. Il progetto di Terre des Homme vuole anche fare in modo che la produzione agricola rispetti le tradizioni. Sono molte le specie di ortaggi che vengono coltivati: Cebolla de Rama (purtroppo sostituita dalla classica cipolla bianca), l’Oca (una specie di tubero dall’alto valore nutrizionale, tipico della regione andina), l’Amaranto (chiamata anche l’Oro degli Incas), La Jicama (alimento vegetale che contiene una grande quantità di insulina naturale).
 
Sostegno alla produzione. Per sostenere in tutto e per tutto la produzione agricola, l’Omu (Organizacion de las Mujeres) ha promosso la creazione di un centro de Acopio, una sorta di centro di raccolta e stoccaggio delle merci, dove si accentra la Un'immagine della regione andina lavorazione dei prodotti che arrivano dalle varie colture. Questo centro di raccolta ha lo scopo di aiutare le contadine anche nella vendita dei loro prodotti.
 
Biologico o tradizionale? Esiste una notevole differenza fra la coltura biologica e quella tradizionale. Gli esperti di Terre des Hommes che si occupano di insegnare come si coltiva biologicamente un campo, non hanno dubbi: questa specie di ritorno al passato con la coltura biologica, potrebbe determinare un futuro positivo per gran parte della popolazione della regione andina, che è fra le più povere di tutto l’Ecuador (basti pensare che l’86 per cento della popolazione che abita queste regioni vive sotto il livello di povertà). L’abitudine a coltivare i terreni in maniera tradizionale, ha fatto sì che la terra assorbisse gran parte delle sostanze chimiche, come i diserbanti e pesticidi – somministrate in quantità eccessive – facendo perdere inevitabilmente fertilità al terreno. Ma non solo. Nel corso degli anni, l’uso smodato di queste sostanze ha causato anche una serie di malattie nella popolazione che ne veniva a contatto.

Alessandro Grandi

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