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Il candidato. “Lo hanno accusato di aver falsificato
alcuni documenti per la presentazione del suo partito”, spiega a tutti i
giornalisti stranieri Gamila Ismail, la moglie di Nur, “ma è un'accusa assurda,
senza alcun fondamento. Mio marito poteva contare su milioni di firme, molte
più del necessario...perchè mai avrebbe dovuto falsificarne alcune? Quando
hanno perquisito la nostra casa e la nostra sede, i poliziotti rovistavano tra
la spazzatura e nelle scatole di tabacco. Il nostro avvocato è convinto che
cercassero della droga o qualunque elemento utile per eliminare dalla lotta
politica mio marito”. Ayman Nur, avvocato e giornalista di 40 anni del Cairo,
ha fondato a ottobre del 2004 il suo partito chiamandolo Gahd
(traducibile come 'il partito del domani'). Da subito ha fatto presente
che
l'obiettivo finale è la poltrona di Presidente della Repubblica
egiziana. Non
è
l'unico visto che, per le elezioni previste per il settembre del 2005
in Egitto, si è formato un movimento che chiede la possibilità, che si
tengano elezioni con più candidati. Sarebbe la prima volta
dall'assassinio di Sadat nel 1981, quando il suo vice dell'epoca, Hosni
Mubarak, salì al potere. La legge infatti
prevede che l'Assemblea egiziana indichi al popolo un solo candidato
sul quale
si svolge un referendum: volete o non volete quest'uomo come Presidente
dell'Egitto? Il candidato dal 1981 a oggi, sempre e solo Mubarak, ha
ottenuto
ogni volta percentuali di gradimento vicine al 90 per cento. La
candidatura di
Mubarak era scontata, visto che il suo partito controlla circa l’80 per
cento
dei seggi parlamentari.
Il sospetto. Quello che tutti gli osservatori hanno sottolineato
quando Nur è sceso in campo è il fatto che, di tutti quelli che hanno avanzato
l'ìpotesi di una candidatura, l’avvocato è l’unico ad avere la possibilità di
contrastare lo strapotere di Mubarak. Gli altri, intellettuali o attivisti
nella lotta per il rispetto dei diritti umani, sono poco conosciuti o mancano
di quei collegamenti con la popolazione egiziana necessari per vincere. Nur è
diverso, ha le conoscenze giuste ed è pratico dei meccanismi della politica che
in Egitto, come nella stragrande maggioranza dei Paesi del mondo, passa anche
per il peso econnomico del candidato. Il 29 gennaio del 2005, annunciata da una
fuga di notizie su i principali quotidiani egiziani, arriva la notizia che la
polizia del Cairo ha arrestato Nur. L'accusa è quella che la moglie e i
collaboratori di Ayman Nur hanno respinto dall'inizio: falsificazione delle
firme necessarie alla presentazione del partito Gahd. La notizia fa
scalpore in Egitto, ma soprattutto all'estero. In modo particolare negli Stati
Uniti. L'indignazione di Washington è profonda, al punto che Condoleeza Rice,
il Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America, minaccia di boicottare un
vertice al Cairo tra i ministri degli Esteri dei paesi della Lega Araba e
quelli del G8. Non era mai successo prima per un prigioniero politico in Medio
Oriente, e tanto meno era mai successo nei confronti di un Paese arabo
tradizionalmente alleato come l'Egitto. La sensazione della stampa egiziana è
che a Washington, sapendo che la democrazia nell'area non può essere desiderata
o imposta solo per alcuni paesi, si siano resi conto che elezioni libere e con
più candidati siano necessarie anche in Egitto. Questo però avrebbe potuto
aprire la strada ai tanto temuti Fratelli Musulmani che, pur essendo ritenuti
fuorilegge dai tempi dell'omicidio di Sadat, hanno ancora una vera e profonda
influenza sulla popolazione civile egiziana. Niente Mubarak (troppo scomodo
come alleato in tempi di democrazia da esportazione), ma mai i Fratelli
Musulmani.
La certezza. Fino a questo punto siamo al dibattito
politico e alla politica del sospetto. La certezza è che, dietro il pagamento
di una cauzione di 10 mila pound egiziani (più o meno 1200 euro), Nur è libero
e con lui i suoi 5 collaboratori arrestati il 29 gennaio. “La revoca della sua
immunità parlamentare riguarda solo le indagini giudiziarie”, ha fatto sapere
il procuratore giudiziario Maher Abdel Waheb, “la sua attività di deputato non
è in alcun modo limitata”. Mubarak intanto, a fine febbraio, ha comunicato
ufficialmente all'Assemblea nazionale di lavorare a un emendamento
costituzionale perchè le prossime elezioni siano aperte a più candidati.
Esattamente come il ‘movimento per la riforma’ gli chiedeva in piazza da tempo.
E come richiesto anche da Washington che, essendo un partner economico chiave
per il Cairo, rappresenta un punto di vista non marginale.Christian Elia