16/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Scarcerato Ayman Nur, leader dell'opposizione egiziana
Sabato 12 marzo, fuori dal carcere egiziano di Torah, si erano radunate migliaia di persone in attesa. Anziani e giovani, donne e uomini, studenti e lavoratori. Un unico elemento li accomunava tutti. Un fazzoletto arancione. Come a Kiev, come a Beirut e come in tante piazze in giro per il mondo negli ultimi tempi. Tutte quelle persone aspettavano il rilascio di Ayman Nur, forse l'unico rivale credibile di Hosni Mubarak per le elezioni presidenziali che si terranno in Egitto nel settembre del 2005.
 
manifestanti solidali con nurIl candidato. “Lo hanno accusato di aver falsificato alcuni documenti per la presentazione del suo partito”, spiega a tutti i giornalisti stranieri Gamila Ismail, la moglie di Nur, “ma è un'accusa assurda, senza alcun fondamento. Mio marito poteva contare su milioni di firme, molte più del necessario...perchè mai avrebbe dovuto falsificarne alcune? Quando hanno perquisito la nostra casa e la nostra sede, i poliziotti rovistavano tra la spazzatura e nelle scatole di tabacco. Il nostro avvocato è convinto che cercassero della droga o qualunque elemento utile per eliminare dalla lotta politica mio marito”. Ayman Nur, avvocato e giornalista di 40 anni del Cairo, ha fondato a ottobre del 2004 il suo partito chiamandolo Gahd (traducibile come 'il partito del domani'). Da subito ha fatto presente che l'obiettivo finale è la poltrona di Presidente della Repubblica egiziana. Non è l'unico visto che, per le elezioni previste per il settembre del 2005 in Egitto, si è formato un movimento che chiede la possibilità, che si tengano elezioni con più candidati. Sarebbe la prima volta dall'assassinio di Sadat nel 1981, quando il suo vice dell'epoca, Hosni Mubarak, salì al potere. La legge infatti prevede che l'Assemblea egiziana indichi al popolo un solo candidato sul quale si svolge un referendum: volete o non volete quest'uomo come Presidente dell'Egitto? Il candidato dal 1981 a oggi, sempre e solo Mubarak, ha ottenuto ogni volta percentuali di gradimento vicine al 90 per cento. La candidatura di Mubarak era scontata, visto che il suo partito controlla circa l’80 per cento dei seggi parlamentari.
 
aymar nurIl sospetto. Quello che tutti gli osservatori hanno sottolineato quando Nur è sceso in campo è il fatto che, di tutti quelli che hanno avanzato l'ìpotesi di una candidatura, l’avvocato è l’unico ad avere la possibilità di contrastare lo strapotere di Mubarak. Gli altri, intellettuali o attivisti nella lotta per il rispetto dei diritti umani, sono poco conosciuti o mancano di quei collegamenti con la popolazione egiziana necessari per vincere. Nur è diverso, ha le conoscenze giuste ed è pratico dei meccanismi della politica che in Egitto, come nella stragrande maggioranza dei Paesi del mondo, passa anche per il peso econnomico del candidato. Il 29 gennaio del 2005, annunciata da una fuga di notizie su i principali quotidiani egiziani, arriva la notizia che la polizia del Cairo ha arrestato Nur. L'accusa è quella che la moglie e i collaboratori di Ayman Nur hanno respinto dall'inizio: falsificazione delle firme necessarie alla presentazione del partito Gahd. La notizia fa scalpore in Egitto, ma soprattutto all'estero. In modo particolare negli Stati Uniti. L'indignazione di Washington è profonda, al punto che Condoleeza Rice, il Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America, minaccia di boicottare un vertice al Cairo tra i ministri degli Esteri dei paesi della Lega Araba e quelli del G8. Non era mai successo prima per un prigioniero politico in Medio Oriente, e tanto meno era mai successo nei confronti di un Paese arabo tradizionalmente alleato come l'Egitto. La sensazione della stampa egiziana è che a Washington, sapendo che la democrazia nell'area non può essere desiderata o imposta solo per alcuni paesi, si siano resi conto che elezioni libere e con più candidati siano necessarie anche in Egitto. Questo però avrebbe potuto aprire la strada ai tanto temuti Fratelli Musulmani che, pur essendo ritenuti fuorilegge dai tempi dell'omicidio di Sadat, hanno ancora una vera e profonda influenza sulla popolazione civile egiziana. Niente Mubarak (troppo scomodo come alleato in tempi di democrazia da esportazione), ma mai i Fratelli Musulmani.
Ecco allora l'idea Nur che si presenta come leader di un movimento nato in pochi mesi, ma campione di liberismo economico e laicismo dello Stato.
 
hosni mubarakLa certezza. Fino a questo punto siamo al dibattito politico e alla politica del sospetto. La certezza è che, dietro il pagamento di una cauzione di 10 mila pound egiziani (più o meno 1200 euro), Nur è libero e con lui i suoi 5 collaboratori arrestati il 29 gennaio. “La revoca della sua immunità parlamentare riguarda solo le indagini giudiziarie”, ha fatto sapere il procuratore giudiziario Maher Abdel Waheb, “la sua attività di deputato non è in alcun modo limitata”. Mubarak intanto, a fine febbraio, ha comunicato ufficialmente all'Assemblea nazionale di lavorare a un emendamento costituzionale perchè le prossime elezioni siano aperte a più candidati. Esattamente come il ‘movimento per la riforma’ gli chiedeva in piazza da tempo. E come richiesto anche da Washington che, essendo un partner economico chiave per il Cairo, rappresenta un punto di vista non marginale.
Adesso tutti potranno candidarsi e, come in molti pensavano, si allontana l'ipotesi di un Mubarak ormai anziano che si candida per poi lasciare il potere al figlio Gamal, vero leader del partito del padre da tempo. L'attesa durerà fino a maggio, quando si conosceranno i candidati per la presidenza. Una certezza c'è già. “Adesso che sono tornato in libertà”, ha dichiarato Nur appena uscito dal carcere, “potrò dedicarmi alle elezioni presidenziali”.

Christian Elia

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