10/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Attivisti per i diritti umani e Nobel per la pace reclutati da Berger
Rigoberta MenchùAttivisti per i diritti umani, Nobel per la pace e candidati Nobel: a loro, Oscar Berger , nuovo presidente del Guatemala, ha chiesto di far parte del governo che inizierà a lavorare il 14 gennaio.
Ha risposto all'invito solo Frank la Rue, candidato a Nobel per la pace, oggi direttore del Centro per l'azione legale in diritti umani ( Caldh ). A lui spetterà guidare la Commmissione presidenziale dei diritti umani.
Hanno invece respinto la proposta, Rigoberta Menchù ed Helen Mack , presidente della fondazione Myrna Mack , che lotta per il riconoscimento della giustizia alle vittime delle violenze avvenute durante e dopo la guerra civile .

A Carmen Ibarra, della fondazione Myrna Mack, abbiamo chiesto il significato di tanto interesse del governo per figure simbolo nella lotta per i diritti umani in Guatemala: gesto autentico o di immagine?

"Per Myrna Mack e Rigoberta Menchù -spiega- si è trattato di una manovra pubblicitaria. Entrambe godono di grande rispetto e notorietà. Grazie a loro, il governo voleva mostrare buona volontà di fronte alla comunità nazionale e internazionale. Ma è probabile che, una volta dentro, non avrebbero avuto spazio per muoversi. Il governo avrebbe semplicemente utilizzato il loro nome".

Per questo Rigoberta ha rifiutato?
Può darsi, ma non ha dato molte spiegazioni. Rigoberta fa sempre così: gioca un ruolo importante nella campagna, spinge ad un voto libero, ma poi si toglie di mezzo. Non escludiamo però, che fra qualche anno si candidi alla presidenza della Repubblica. L'ha già manifestato in molte occasioni.

Cosa vi aspettate da questo governo in materia di diritti umani? Che combatta l'impunità e che collabori con le autorità di giustizia per condannare e processare le persone coinvolte nelle violazioni di diritti umani. E che Frank La Rue riesca a lavorare. Vedremo che spazio avrà per muoversi.

Siete ottimisti a riguardo? Vogliamo esserlo. Gli elementi di speranza ci sono: l'esecutivo ha appena firmato un accordo con le Nazioni Unite, per dar vita ad una 'Commissione di investigazione dei corpi clandestini di sicurezza', i gruppi creati per provocare violenza politica. Il Guatemala, cioè, ha ammesso l'esistenza di queste organizzazioni, che fanno  vittime tra operatori di giustizia, difensori dei diritti umani, leader religiosi e indigeni, giornalisti, professori di università. Alcune fondazioni di antropologia forense stanno portando a termine ricerche sui crimini del passato. Hanno trovato cimiteri clandestini e cadaveri: saranno le prove per avviare processi contro i militari.

Il secondo elemento di speranza è che questo governo non è appoggiato, come quello precedente, dai cosiddetti 'poteri emergenti', cioè dal crimine organizzato e dal narcotraffico. Dietro Berger ci sono i grandi industriali del caffè, dello zucchero, della birra. Con loro non si realizzerà di certo la riforma agraria, ma forse migliorerà il diritto alla vita e all'integrità fisica.

Quali sono invece i motivi di pessimismo? Gli spazi di decisione del presidente sono abbastanza ridotti. Berger non ha un partito proprio. La Gran Alianza Nacional (Gana), la coalizione che l'ha portato al potere, è fragile perchè non è altro che un insieme di partiti. Tre i maggiori: il Movimento Reformador eSolidariedad Nacional , che fanno capo a imprenditori, e il Partido Patriota , che raccoglie molti militari in pensione. Il Gana ha 49 deputati in Parlamento, ma il partito che da solo riunisce il maggior numero di seggi è l'FRG, il Frente Republicano Guatemalteco , il partito di Rios Montt.

In secondo luogo, ci preoccupa che il coordinamento della Sicurezza ( Comisionado presidencial por la seguridad ) sia stato affidato al generale Perez Molina, del Partido Patriota .
Molina è considerato un generale più o meno democratico, ma probabilmente nominerà militari nella polizia e nel sistema penitenziario, cariche che invece dovrebbero essere occupate da civili.
I militari, insomma, vogliono mantenere porzioni importanti di potere, proprio mentre il paese sta chiedendo il contrario.
Ci auguriamo che lo Stato non diventi, per debolezza, complice di comportamenti criminali.

Il governo uscente, quello del presidente Portillo , ha fatto proprio questo: non si è direttamente macchiato di delitti, ma ha lasciato funzionare i corpi clandestini di sicurezza, una minaccia costante per la vita dei difensori dei diritti umani. In Guatemala, le violenze sono aumentate a partire dal 2000. Nel 2003, solo da gennaio novembre, abbiamo registrato 114 casi di minacce ad operatori di giustizia.

Paola Erba
 
Categoria: Diritti, Pace, Politica
Luogo: Guatemala
Pubblicità