Attivisti per i diritti umani e Nobel per la pace reclutati da Berger
Attivisti per i diritti umani, Nobel per la pace e candidati Nobel: a
loro, Oscar Berger , nuovo presidente del Guatemala, ha chiesto di
far parte del governo che inizierà a lavorare il 14 gennaio.
Ha risposto all'invito solo Frank la Rue, candidato a Nobel per la
pace, oggi direttore del Centro per l'azione legale in diritti umani (
Caldh ). A lui spetterà guidare la Commmissione presidenziale dei
diritti umani.
Hanno invece respinto la proposta, Rigoberta Menchù ed Helen Mack
, presidente della fondazione Myrna Mack , che lotta per il
riconoscimento della giustizia alle vittime delle violenze avvenute
durante e dopo la guerra civile .
A Carmen Ibarra, della fondazione Myrna Mack, abbiamo chiesto il
significato di tanto interesse del governo per figure simbolo
nella lotta per i diritti umani in Guatemala: gesto autentico o di
immagine?
"Per Myrna Mack e Rigoberta Menchù -spiega- si è trattato di
una manovra pubblicitaria. Entrambe godono di grande rispetto e
notorietà. Grazie a loro, il governo voleva mostrare buona volontà di
fronte alla comunità nazionale e internazionale. Ma è probabile che,
una volta dentro, non avrebbero avuto spazio per muoversi. Il governo
avrebbe semplicemente utilizzato il loro nome".
Per questo Rigoberta ha rifiutato? Può darsi, ma non ha dato molte spiegazioni. Rigoberta fa sempre così:
gioca un ruolo importante nella campagna, spinge ad un voto
libero, ma poi si toglie di mezzo. Non escludiamo però, che fra
qualche anno si candidi alla presidenza della Repubblica. L'ha già
manifestato in molte occasioni.
Cosa vi aspettate da questo governo in materia di diritti umani? Che combatta l'impunità e che collabori con le autorità di giustizia
per condannare e processare le persone coinvolte nelle violazioni di
diritti umani. E che Frank La Rue riesca a lavorare. Vedremo che spazio
avrà per muoversi.
Siete ottimisti a riguardo? Vogliamo esserlo. Gli elementi di speranza ci sono: l'esecutivo ha
appena firmato un accordo con le Nazioni Unite, per dar vita ad una
'Commissione di investigazione dei corpi clandestini di
sicurezza', i gruppi creati per provocare violenza politica. Il
Guatemala, cioè, ha ammesso l'esistenza di queste
organizzazioni, che fanno vittime tra operatori di
giustizia, difensori dei diritti umani, leader religiosi e indigeni,
giornalisti, professori di università. Alcune fondazioni di
antropologia forense stanno portando a termine ricerche sui crimini del
passato. Hanno trovato cimiteri clandestini e cadaveri: saranno le
prove per avviare processi contro i militari.
Il secondo elemento di speranza è che questo governo non è
appoggiato, come quello precedente, dai cosiddetti 'poteri
emergenti', cioè dal crimine organizzato e dal
narcotraffico. Dietro Berger ci sono
i grandi industriali del caffè, dello zucchero, della birra.
Con loro non si realizzerà di certo la riforma agraria, ma forse
migliorerà il diritto alla vita e all'integrità fisica.
Quali sono invece i motivi di pessimismo? Gli spazi di decisione del presidente sono abbastanza ridotti. Berger
non ha un partito proprio. La Gran Alianza Nacional (Gana), la
coalizione che l'ha portato al potere, è fragile perchè non è altro che
un insieme di partiti. Tre i maggiori: il Movimento Reformador
eSolidariedad Nacional , che fanno capo a imprenditori, e il Partido
Patriota , che raccoglie molti militari in pensione. Il Gana ha 49
deputati in Parlamento, ma il partito che da solo riunisce il
maggior numero di seggi è l'FRG, il Frente Republicano
Guatemalteco , il partito di Rios Montt.
In secondo luogo, ci preoccupa che il coordinamento della Sicurezza (
Comisionado presidencial por la seguridad ) sia stato affidato al
generale Perez Molina, del Partido Patriota .
Molina è considerato un generale più o meno democratico, ma
probabilmente nominerà militari nella polizia e nel sistema
penitenziario, cariche che invece dovrebbero essere occupate da
civili.
I militari, insomma, vogliono mantenere porzioni importanti
di potere, proprio mentre il paese sta chiedendo il contrario.
Ci auguriamo che lo Stato non diventi, per debolezza, complice di comportamenti criminali.
Il governo uscente, quello del presidente Portillo , ha fatto proprio
questo: non si è direttamente macchiato di delitti, ma ha lasciato
funzionare i corpi clandestini di sicurezza, una minaccia costante per
la vita dei difensori dei diritti umani. In Guatemala, le violenze sono
aumentate a partire dal 2000. Nel 2003, solo da gennaio novembre,
abbiamo registrato 114 casi di minacce ad operatori di giustizia.