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"Dietro a tutti i conflitti in Africa c'è Israele". È questa l'ultima dichiarazione del leader libico Muammar Gheddafi al vertice dell'Unione Africana a Tripoli, che si è aperto oggi in una tensostruttura allestita sul lungomare della capitale libica.
Tutte le ambasciate israeliane del continente andrebbero pertanto chiuse, secondo il Colonnello, che ha spiegato come lo Stato ebraico alimenterebbe le crisi in Darfur, Sud Sudan e Ciad, solo per citarne qualcuna, per sfruttare le materie prime - uranio, oro, gas e petrolio - presenti in quelle aree.
Di fronte a venti capi di Stato africani - tra cui anche il presidente sudanese Omar Al-Bashir, ricercato dal Tribunale penale internazionale dell'Aja per crimini di guerra e contro l'umanità - Gheddafi ha lanciato poi un monito al mondo: " nessuno deve intervenire negli affari interni africani", se non l'Unione Africana, che deve aiutare la popolazione a trovare soluzioni pacifiche ai conflitti in corso.
Non tarda ad arrivare la dura risposta israeliana, che giunge dal portavoce del ministro degli Esteri, Yigal Palmor, il quale ha definito il Colonnello "un bulletto" e le sue dichiarazioni delle "azioni teppistiche". "Quel circo equestre itinerante che è Gheddafi è divenuto da tempo uno show tragicomico che imbarazza chi lo ospita e la nazione libica che ne paga il conto".
Israele ha dieci ambasciate in Africa e nei prossimi giorni il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, ha in programma di cominciare un viaggio in diversi stati africani - il primo di un capo della diplomazia israeliana dopo molti anni - con l'intento di rafforzare le relazioni con questo continente.