31/08/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Da Torre Pellice critiche al "pacchetto sicurezza" e tanta solidarietà agli immigrati. Il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste fra politica e religione.

Scritto per noi da
Antonio Marafioti

 

A sedici chilometri in linea d’aria dalla frontiera francese c’è Torre Pellice, una piccola cittadina del Pinerolese diventata famosa nei secoli per essere la roccaforte della chiesa Valdese, espressione più antica del protestantesimo italiano. Nel borgo, che conta poco meno di cinquemila abitanti, tutto sembra parlare valdese. Valdesi sono le Valli delle quali Torre Pellice è capoluogo, valdesi sono gli avvenimenti e i personaggi storici da cui prendono il nome le vie cittadine; valdese, infine, è la denominazione della sede principale della chiesa che conta 45mila fedeli in tre continenti nel mondo.

 

Contro il "pacchetto sicurezza". La casa valdese ospita ogni anno il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste il massimo organo delle due comunità evangeliche –unite dal Patto di Integrazione nel 1975 - in materia dottrinaria, legislativa e giurisdizionale. Oltrepassando il cancello al numero 2 di via Beckwith poco dopo le 9.30 del 27 agosto, quarto giorno dei lavori, la prima sensazione che si ha è quella di essere finiti nel bel mezzo del congresso nazionale di un partito politico di opposizione. Sparuti gruppetti di persone con in mano “La Repubblica” del giorno discutono più o meno animatamente dell’ultimo presunto scivolone politico dell’attuale governo. Qualcuno con gli occhi ancora fissi sulle pagine degli interni richiama l’attenzione del vicino invitandolo a guardare “che scandalo”. Una volta dentro l’edificio imbocchiamo per l’ufficio stampa dell’evento e, anche qui, la musica non cambia. «La prima decisione del Sinodo di oggi – ci dice uno degli addetti – è stata l’approvazione di un documento di protesta contro il “pacchetto sicurezza” del governo». L’atto di sole due pagine è giunto dopo che una relazione, presentata due giorni prima dalla Commissione d’esame che istruisce il dibattito sinodale, aveva denunciato che «il cosiddetto pacchetto sicurezza finisce per moltiplicare le occasioni in cui lo straniero potrà diventare clandestino e quindi perdere tutte le fondamentali tutele». Un resoconto giudicato abbastanza incisivo dall’assemblea sinodale che già pochi minuti dopo le 9.00 sottoscriveva una dichiarazione con la quale si ribadiva la critica al provvedimento del governo, si chiedeva la revisione dell’intera normativa e si annunciava «l’impegno delle chiese locali a contrastare la cultura xenofoba con i valori della cittadinanza repubblicana, con la tutela dei diritti umani e con la testimonianza resa dall’impegno biblico sull’accoglienza allo straniero e contro il trattamento iniquo dei più deboli». In una sorta di mini salone parlamentare 180 deputati, divisi equamente fra pastori e laici nominati dalle comunità locali, avevano finito di approvare all’unanimità un atto di protesta ad una legge votata dalla sola maggioranza di un altro Parlamento, quello italiano. Prima di mezzogiorno c’è ancora spazio per una nuova invettiva politica questa volta mossa della Commissione sinodale della diaconia, l’ente ecclesiastico al quale è affidata la gestione delle attività sociali. Marco Armand Hugon, presidente del Csd, denuncia il 30 percento dei tagli al servizio civile nazionale, manovra che nell’ultimo anno ha portato al finanziamento di 25mila posti di fronte alle oltre 100mila domande pervenute nel 2008. «I tagli – sostiene a radio valdese Hugon – penalizzano servizi importanti come quelli culturali o di sostegno ai disabili ma, al di là di questo, priva molti giovani di un’esperienza di grande valore morale e formativo». Davide Rosso, vice presidente del Cds, precisa la richiesta dell’appello rivolto direttamente al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: «vogliamo che si dia un futuro al servizio civile nazionale – dice Rosso – chiediamo quindi al Governo di indire un nuovo bando per altri 10mila posti».

Il Digiuno. Nella seconda tranche della mattinata è il digiuno giornaliero indetto per protestare contro la legge 94/2009 a farla da padrone. L’aula sinodale si prepara mentre la sala stampa dirama i comunicati sulle adesioni bipartisan giunte dal mondo della politica. I Radicali, prevedibilmente in testa, hanno comunicano l’adesione dei due leader storici Marco Pannella ed Emma Bonino e dei parlamentari Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni, Marco Perduca e Maurizio Turco. Da sinistra sono confermati i sostegni del segretario di Rifondazione Paolo Ferrero, del vice presidente della Commissione di vigilanza Rai Giorgio Merlo (PD), dell’onorevole Sonia Alfano (IdV) e del consigliere regionale Marco Bellion (PD). Non manca neanche il controverso appoggio del valdese Lucio Malan senatore del Pdl che pochi giorni prima aveva votato insieme ai suoi il pacchetto sicurezza.
Deputati, membri con voce consultiva e semplici invitati si riuniscono nella sala assembleare e consumano la “pausa digiuno” alternando ai canti religiosi del coro locale i racconti più tragici dell’attualità italiana riguardanti gli immigrati. Uno dopo l’altro i presenti si avvicendano sul palco per leggere articoli di cronaca riguardanti le violenze subite da chi era in Italia o ha tentato in vano di raggiungere le nostre coste per sfuggire alla miseria e agli stenti. Nomi, storie intrise di particolari lugubri, ricordi di morte e di abusi sofferti dai vari e anonimi Mohammed, Aahia o Hussein diventano lo scalpello che incide il quarzo della memoria. Fuori dal miniparlamento la rassegna dei quotidiani nazionali dei giorni precedenti da una parte sottolinea l’impegno dei valdesi sul fronte della solidarietà agli immigrati dall’altra rimarca la commistione storica del Sinodo con l’azione delle sinistre italiane. A tre ore di distanza il dato sorprendente, sorprendente per chiunque pensi che religione e politica siano due compartimenti stagni dell’agire umano, è che la chiesa valdese non ci prova neanche a dissimulare questa sua vocazione per i problemi legati alla pratica di governo. Anzi, man mano che i lavori del Sinodo proseguono si fa chiaro che l’attività politica è qualcosa che la comunità rivendica senza paure né ipocrisie ma addirittura con una punta d’orgoglio civico.

 

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Categoria: Politica, Religione
Luogo: Italia