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“Sono entrati nel centro cattolico per gli indigeni di Surummu. Hanno
saccheggiato l’ospedale, la scuola e la mensa. Poi hanno preso tre
missionari in ostaggio. Li hanno appesi nel centro del villaggio vicino
e li hanno umiliati, torturati”. A raccontare l’assalto da parte di un
gruppo di coloni nella riserva indigena di Raposa Serra do Sol ,
nel nord dello stato amazzonico di Roraima, in Brasile, è il
coordinatore della Pastorale Indigenista a Roraima, Fratel Carlo
Zacquini. “Sono trentanove anni che vivo in Brasile, qui tra gli indios
, e da sempre sono testimone di questi soprusi – racconta il
missionario della Consolata – Questo episodio è l’ennesima brutalità
fatta dai coloni. A scatenarne l’ira, questa volta, è stata la
dichiarazione del Ministro della Giustizia del 23 dicembre scorso. A
quanto pare Lula finalmente firmerà a breve il documento di
riconoscimento della proprietà della terra Raposa do Sol agli indigeni.
Questo significa che presto tutti coloro che occupano illegalmente le
terre dovranno andarsene”.
I coloni, furiosi, hanno organizzato anche una manifestazione a Boa
Vista, la capitale dello stato, e ne hanno bloccato le tre strade
d’accesso. “Non vogliono arrendersi – riprende fratel Carlo –
Nonostante non ne abbiano nessun diritto, continuano ad occupare l’area
con la forza. In questa zona sono presenti perlopiù coltivatori di riso
ma anche qualche allevatore. Scorrazzano indisturbati, torturano e
uccidono gli indios come fossero bestie. Ho visto uomini marchiati a
fuoco. Donne e bambini maltrattati. E tanti, troppi morti”. In queste
terre vivono varie popolazioni indios : Makuxi, Wapichana, Ingariko’,
Taurepang, Yanomami e Patamona. Nella lotta per il riconoscimento dei
propri diritti sono sostenuti dal Consiglio Indigeni del Roraima (CIR).
“La notizia che presto arriverà la firma di ratifica del riconoscimento
della proprietà indigena ha riacceso le speranze in questa zona –
spiega il missionario – Finalmente potranno essere inserite nel catasto
federale e ottenere la piena legalità. E’ tutto pronto. Manca la tanto
attesa firma. Questa gente se la merita. Ne ha bisogno. E diritto. Le
centinaia di coloni usurpatori devono andarsene. Sono deleteri. Per i
propri interessi non si fanno nessun tipo di scrupolo. Ho visto
Yanomami armati di fucili uccidere altri Yanomami per semplici screzi.
Eppure il fucile non fa parte della loro cultura. Sono i coloni ad
armarli, a pagarli, sperando che si eliminino a vicenda. Un mese fa, in
uno scontro a fuoco, è stato ucciso persino un infermiere di una Ong
che stava curando un gruppo di indios nella foresta. Per non parlare
dei danni che i coltivatori provocano all’ecosistema – aggiunge -. Per
colpa degli agrotossici stanno morendo migliaia di uccelli. I fiumi
sono inquinati. E gli indios vivono di questa acqua”.