10/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il coordinatore della Pastorale di Roraima racconta i soprusi subiti dagli indios
Indio“Sono entrati nel centro cattolico per gli indigeni di Surummu. Hanno saccheggiato l’ospedale, la scuola e la mensa. Poi hanno preso tre missionari in ostaggio. Li hanno appesi nel centro del villaggio vicino e li hanno umiliati, torturati”. A raccontare l’assalto da parte di un gruppo di coloni nella riserva indigena di Raposa Serra do Sol , nel nord dello stato amazzonico di Roraima, in Brasile, è il coordinatore della Pastorale Indigenista a Roraima, Fratel Carlo Zacquini. “Sono trentanove anni che vivo in Brasile, qui tra gli indios , e da sempre sono testimone di questi soprusi – racconta il missionario della Consolata – Questo episodio è l’ennesima brutalità fatta dai coloni. A scatenarne l’ira, questa volta, è stata la dichiarazione del Ministro della Giustizia del 23 dicembre scorso. A quanto pare Lula finalmente firmerà a breve il documento di riconoscimento della proprietà della terra Raposa do Sol agli indigeni. Questo significa che presto tutti coloro che occupano illegalmente le terre dovranno andarsene”.

Indio I coloni, furiosi, hanno organizzato anche una manifestazione a Boa Vista, la capitale dello stato, e ne hanno bloccato le tre strade d’accesso. “Non vogliono arrendersi – riprende fratel Carlo – Nonostante non ne abbiano nessun diritto, continuano ad occupare l’area con la forza. In questa zona sono presenti perlopiù coltivatori di riso ma anche qualche allevatore. Scorrazzano indisturbati, torturano e uccidono gli indios come fossero bestie. Ho visto uomini marchiati a fuoco. Donne e bambini maltrattati. E tanti, troppi morti”. In queste terre vivono varie popolazioni indios : Makuxi, Wapichana, Ingariko’, Taurepang, Yanomami e Patamona. Nella lotta per il riconoscimento dei propri diritti sono sostenuti dal Consiglio Indigeni del Roraima (CIR).

Indios “La notizia che presto arriverà la firma di ratifica del riconoscimento della proprietà indigena ha riacceso le speranze in questa zona – spiega il missionario – Finalmente potranno essere inserite nel catasto federale e ottenere la piena legalità. E’ tutto pronto. Manca la tanto attesa firma. Questa gente se la merita. Ne ha bisogno. E diritto. Le centinaia di coloni usurpatori devono andarsene. Sono deleteri. Per i propri interessi non si fanno nessun tipo di scrupolo. Ho visto Yanomami armati di fucili uccidere altri Yanomami per semplici screzi. Eppure il fucile non fa parte della loro cultura. Sono i coloni ad armarli, a pagarli, sperando che si eliminino a vicenda. Un mese fa, in uno scontro a fuoco, è stato ucciso persino un infermiere di una Ong che stava curando un gruppo di indios nella foresta. Per non parlare dei danni che i coltivatori provocano all’ecosistema – aggiunge -. Per colpa degli agrotossici stanno morendo migliaia di uccelli. I fiumi sono inquinati. E gli indios vivono di questa acqua”.

Fratel Carlo spera dunque nel pronto intervento del presidente brasiliano. “La terra agli indigeni era una delle sue priorità in campagna elettorale – sottolinea – e gli indios credevano in lui. E’ già passato un anno. Speriamo che questa volta sia fatta giustizia. Eppure in Brasile ci sarebbe terra per tutti. Posto per tutti. Se si rispettassero gli altri”. Il Roraima occupa una superficie di 300.000 chilometri quadrati. Il 43 per cento di questa è indigena. “Il futuro di questa gente è appesa alle decisioni di Lula – conclude il missionario -. Spero che dia presto un segnale concreto del suo impegno. La situazione sta precipitando”.

Stella Spinelli
 
Categoria: Diritti
Luogo: Brasile
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