07/01/2004
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Intervista a Leonardo Boff, teologo brasiliano
Hanno assaltato i latifondi, armati di archi, frecce e fucili per
reclamare la loro terra. Sono tremila indios del Mato Grosso do Sul,
alla frontiera del Paraguay. Hanno iniziato la loro battaglia il 20
dicembre e almeno otto proprietari terrieri sono già stati espulsi.
“Per loro la terra è la vita. E’ la continuazione del corpo. E’ lo
spazio spirituale senza il quale non esistono”. Leonardo Boff , teologo
brasiliano da sempre impegnato nella difesa dei diritti umani, commenta
così questo atto estremo delle popolazioni guaranì e ciuas. “E’ un
chiaro atto di disperazione contro le indecisioni del governo – spiega
Boff – La loro, come quella di tante altre popolazioni indigene, è una
situazione gravissima. Avere la terra non è soltanto una questione
economica, produttiva. E’ un bisogno antropologico”.
Gli indigeni sostengono che sono disposti anche a morire pur di non
abbandonare le aree conquistate. Affermano che quelle haciendas
occupano la terra indigena Yvy Katu e avvertono che ne invaderanno
altre, sempre nel comune di Japorà, a 464 chilometri a sud di Campo
Grande, la capitale del Mato Grosso do Sul.
“Il presidente Lula a dicembre ha confessato di agire sotto pressione –
spiega Boff – e per gli indios l’unico modo per costringere il governo
a mantenere le promesse e ad applicare la Costituzione è l’uso della
forza. Occorre essere critici. Lula dovrebbe agire secondo i principi
imprescindibili per i quali è stato eletto, mentre in questi casi è
l’economia a dettar legge. La realpolitk”.
Lula aveva incluso nel suo programma il riconoscimento dello stato di
Omologazione di Terre Indigene (TIs), ma ancora è ben lungi dall’averlo
totalmente fatto rispettare. Anche la Costituzione del Paese, poi,
stabilisce nell’articolo 231 il diritto degli indios al possesso
permanente e all’uso esclusivo delle proprie terre.
“Rimane un precetto costituzionale lontano dal divenire legge esecutiva
– riprende Leonardo Boff -. Lula sta facendo ben poco per loro. Gli
indios sono ancora costretti a subire la presenza e le vessazioni dei
grandi proprietari. In questo caso si tratta più che altro di
produttori di soia “. Il teologo brasiliano sostiene che l’interesse
principale del governo sia migliorare l’esportazione, quindi la
produzione: “La cultura indigena viene dopo. Molto dopo. La sua è una
politica che non rispecchia le aspettative degli elettori. Dovrebbe non
dar credito alle pressioni”.
Anche la Chiesa sta fortemente criticando il presidente su questa
questione. “La Commissione indigenista missionaria , Cimi – conclude
Boff – che da decenni lotta per i diritti degli indios ha sferrato duri
proclami contro il governo, esortandolo a prendere una posizione decisa
a favore degli indigeni”.
Stella Spinelli