27/08/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista al Prof. Nicola Pedde, analista politico, che commenta l'annuncio dell'ingresso di Hezbollah nell'esecutivo di Beirut

scritto per noi da
Marcello Brecciaroli

La coalizione guidata da Hezbollah ha perso le elezioni del mese scorso, oggi però il presidente Hariri vuole farli entrare nel governo. Israele storce il naso e tutti sembrano minacciare tutti. Cerchiamo di fare il punto della situazione con il professor Nicola Pedde, direttore del think tank di studi strategici Global Research, dell'Institute for Global Studies e editor della rivista Journal for Middle Easthern Geopolitics.

Professor Pedde, il presidente libanese Hariri ha dichiarato che Hezbollah entrerà a far parte del suo governo: siamo alla riedizione di un governo di unità nazionale cme quello precedente le elezioni?
L'ingresso di Hezbollah nel governo è anche parte di un processo di trasformazione interna al movimento. L' Hezbollah di oggi è molto diverso da quello che era due anni fa, così come è diversa la sua capacità di poter giocare un ruolo positivo all'interno di un governo. Oggi ha delle priorità e delle prospettive che sono senza dubbio differenti da quelle del passato.

Durane la campagna elettorale il blocco cristiano guidato da Michel Aoun ha sostenuto che includere Hezbollah in un governo è anche l'unico modo per disarmarlo.
Indubbiamente l'inclusione e quindi la trasformazione di Hezbollah in un elemento del processo di dialogo è una strategia vincente. Questo è stato premiante in molti casi nella regione, l'Organizzione per la Liberazione della Palestina (Olp) è forse l'esempio più calzante in questo senso. Che poi l'Olp non abbia avuto la capacità di rigenerarsi e quindi si sia suicidato da un punto di vista politico è un altro discorso, ma il fatto di averlo incluso nel processo politico ha contribuito enormemente a demilitarizzarlo.

Perché, stando a quanto sostiene Hariri, è assolutamente indispensabile inserire Hezbollah nel governo?
Perché Hezbollah è la forza politica probabilmente più importante del Libano a livello organizzativo e di controllo capillare del territorio. Averli contro la vedo come una mossa se non suicida quantomeno controversa. Sono senza dubbio una realtà imprescindibile della politica e soprattutto della società libanese.

Però Hariri ha vinto le elezioni anche ponendo l'accento sul fatto che una vittoria di Hezbollah avrebbe riproposto il rischio della guerra con Israele. Adesso questo pericolo non c'è più?
Io non credo che Hezbollah abbia alcun interesse oggi a scatenare un conflitto con Israele.

Quindi lei non vede la mossa di aver ammassato 40mila razzi al confine con Israele come un'esibizione di forza e una minaccia?
Queste minacce vanno innanzitutto verificate: credo che ci sia, purtroppo, ancora un'area grigia approposito di armamenti, non abbiamo esattamente il metro di quello che stà accadendo. Difficile dire se siamo in presenza di un riarmo cosi massiccio da parte di Hezbollah o se invece queste informazioni sono frutto di una retorica politica locale. Vorrei ricordare che il controllo degli armamenti da part del contingente internzionale è estremamente rigido, mi sembra perciò improbabile che Hezbollah sia riuscito davvero ad ammassare un tale arsenale. E poi ripeto, da un punto di vista politico e tenendo presente il futuro del movimento, penso che Hezbollah non possa trarre nessun vantaggio dal perseguire qualsiasi disegno bellico contro Israele.

Il premier israeliano Netanyahu ha dichiarato che se Hezbollah verrà inserito nel governo riterrà l'intero esecutivo responsabile per ogni tipo di attaco al suo territorio. Cosa significa?
E' il tentativo di mettere comunque Hezbollah dall'altra parte della barricata come un nemico. Bisogna ricordare che di recente sono stati lanciati dei razzi dal Libano meridionale e Hezbollah è stata la forza che più si è prodigata per individuarne i responsabili.

Lei crede che queste tensioni, seppur solo politiche, possano avere dei risvolti pratici per le popolazioni che vivono al confine e per la forza internazionale lì dislocata?
Fino a quando la tensione rimarrà elevata sarà difficile attrarre investimenti nella zona. Senza uno sviluppo economico adeguato saremo costretti ad avere una militarizzazione dell'area, anche se positiva come quella delle forze Onu. Prima ci sarà una normalizzazione e prima avremo investimenti e sviluppo sul territorio, consentendo alle forze Onu di ritirarsi.

Parole chiave: hezbollah, saad hariri, nasrallah
Categoria: Politica, Popoli, Storia
Luogo: Libano