18/12/2003
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Intervista a Enrico Calamai, ex console italiano nell'Argentina di Videla
"Durante la dittatura - racconta Calamai - avevo trovato con altre
persone una maniera poco vistosa per dare una mano a chi era
perseguitato per ragioni politiche. In Argentina il governo
italiano si oppose alla concessione dell'asilo politico in
ambasciata, ma la struttura consolare si dimostrò ugualmente
valida allo scopo. Nel '77, la caccia all'uomo a Buenos Aires, in
Argentina e nei paesi circostanti, stava diventando sempre
più serrata. Con cautela, noi ci muovevamo con strategie sempre
diverse, seguendo i continui cambiamenti della situazione" .
Alla luce della sua esperienza, che valore hanno le riforme della giustizia introdotte
da Kirchner?
Sono indispensabili per ristabilire le fondamenta della democrazia. Non
c'è democrazia senza giustizia. Il governo di Kirchner sta ricostruendo
il tessuto socio-politico a
partire dai diritti, dalla legalità, dalla giustizia. Questo è un
atteggiamento innovativo e interessante. Si riallaccia a quello
che hanno sempre portato avanti le uniche cellule di resistenza ai
militari: le madri di Plaza de Mayo .
Crisi economica , impunità e corruzione sono le diverse facce della
stessa moneta. Le scelte economiche che hanno trascinato il Paese
nella crisi, infatti, non sarebbero state possibili senza la dittatura.
Dopo la caduta dei militari, l'Argentina si è aperta al liberismo più
sfrenato, ha venduto i beni dello Stato, la corruzione ha fatto sì
che il prodotto delle vendite venisse saccheggiato. Come è
stato possibile che queste misure siano passate senza alcuna
opposizione? Fu il trauma della dittatura: la ferocia e il livello
di barbarie a cui i militari erano arrivati, era penetrato a tal punto
nel DNA e nell'immaginario collettivo degli argentini, che chiunque
avrebbe preferito il saccheggio alla sola ipotesi di un ritorno
dei militari. La dittatura ha distrutto ogni capacità di reazione
e di organizzazione sociale.
Le madri di Plaza de Mayo: oggi non si limitano a chiedere giustizia
per i desaparecidos. Le troviamo a fianco dei piqueteros , degli
operai delle fabbriche recuperate, di tutti i movimenti che chiedono
giustizia economica... Sì, è vero, stanno promuovendo la ricostruzione del tessuto sociale. Ma
c'è di più: esiste una convergenza molto forte tra l'attuale governo e
i discorsi programmatici portati avanti dalle associazioni di madri, di
nonne, di persone scomparse. Nel suo intervento all' Assemblea Generale
delle Nazioni Unite, Kirchner ha detto ' noi siamo i figli delle madri
di plaza de Mayo '. Nel suo governo, poi, ha istituito una segreteria
che valuta i problemi sociali dell'Argentina di oggi sotto il profilo
dei diritti umani. Quando le madri dicono 'non ci può essere pace senza
giustizia' , intendono 'pace sociale'. E non ci può essere pace sociale
se non viene resa giustizia al popolo argentino.
Quindi oggi c'è una coscienza diversa nella popolazione... Sì, è rinata una nuova capacità di organizzazione politica, con una
forte connotazione di solidarietà. I militari avevano sgretolato
il tessuto sociale. Ogni famiglia si era chiusa in sè stessa, ciascuno
cercava di non vedere quello che succedeva intorno. Ci sono voluti
tutti questi anni perchè 'paraocchi' e barriere venissero meno. Del
resto, i militari hanno decimato, negli anni 70, quella fascia
di popolazione che oggi è al governo. Probabilmente, anche questo
rientrava in un piano più o meno studiato.
Lei si aspettava, in Argentina, una svolta come quella che ha dato Kirchner? Assolutamente no, ma credo che questo rientri nella 'genialità'
dell'uomo politico, che quando arriva a posizioni di potere,
è capace di intraprendere strade che nessuno avrebbe
immaginato. Mi viene in mente l'attuale re di Spagna, educato da Franco
e ritenuto da tutti il suo erede. Ebbene, quando è arrivato il momento,
ha buttato via tutto quello che il franchismo ancora
comportava. Anche lì c'è stata una sopresa.
E dopo la riforma della giustizia? Ci sarà il negoziato sul debito. Non è un' impresa facile. Per questo,
la battaglia di Kirchner è in gran parte ancora da giocare. E' una
lotta contro il tempo, perchè è necessario che il popolo argentino veda
dei risultati a breve termine. Se la gente continuerà a morire di
fame, sarà molto diffficile continuare a mantenere questo
equilibrio politico.
Pace e giustizia: sembra che non ce ne sia molta in questo momento... Ciò che succede tra Israele e Palestina o in Iraq, quello che è
successo in Afghanistan non è altro che la prevaricazione di
popolazioni armate che non rispettano nè la sovranità di altri stati,
nè il diritto dei popoli a vivere indipendenti. Non sono queste le basi
per la pace.
La cattura di Saddam cambierà qualcosa? Non sono informato sugli equilibri interni in Iraq. Però sarebbe
importante cogliere questa occasione, perchè Saddam venga considerato
un prigioniero di guerra e venga quindi trattato nel rispetto del
diritto umanitario e delle convenzioni di Ginevra. Deve
essere processato da un tribunale penale internazionale, non dalla
giustizia dei vincitori. Non so quale potrebbe essere la formula in
questo caso, ma si può facilmente trovare. Come è accaduto per la
Cambogia o la ex Yugoslavia.
Ci sono somiglianze tra quello che sta succedendo in Italia
(concentrazioni, privatizzazioni...) e gli anni del menemismo in
Argentina? Non bisogna cadere in paragoni sommari. Però direi di sì. C'è una
situazione di restrizione economica alla quale si risponde in maniera
populista, spesso irresponsabile, sacrificando i servizi e innescando
dei processi che sembrano diretti a creare una polarizzazione tra
ricchi e poveri. Spero di sbagliarmi.
Paola Erba