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“Sono nato a Montes Claros nel nord del Minas Gerais e lì sono
cresciuto. Sono venuto in città in cerca di migliori condizioni di
vita. Sono cresciuto da bracciante, proprio il tipico lavoratore del
campo. Quando siamo cresciuti non c’erano scuole nella zona. Ho
cominciato la prima elementare, a 16-17 anni, ma non riuscivo a
studiare perché dovevo lavorare per vivere. A 21 anni sono venuto in
città ancora con l’idea di studiare. Nel primo anno mio padre è morto.
Ha lasciato mia madre molto povera con 9 figli. Ho dovuto smettere di
studiare, far venire mia madre dalla campagna e, con gli stessi soldi
con cui pagavo la scuola, ho pagato l’affitto della favela in cui
vivevamo e sostenuto le spese per mia madre e i miei fratelli. Così è
stata la mia vita”.
“Le favelas sono una realtà molto particolare, tipica di un Paese
altrettanto originale”. A raccontarlo è Enrico Novara, un ingegnere
dell’Avsi che da undici anni vive in Brasile per seguirne il recupero:
“La favela è un agglomerato di nuclei abitativi precari nati senza
alcun ordine dalla migrazione interna dei contadini che si dirigevano
verso le megalopoli. Il sogno di dire addio alle misere condizioni
della vita in campagna grazie alle possibilità offerte dalla città ha
attirato, negli ultimi 50 anni, circa il 60 per cento della popolazione
rurale. Le prime favelas nacquero negli anni Sessanta ma con un difetto
principale proprio nella localizzazione: troppo lontane da quei
benefici (lavoro, salute, educazione) che la popolazione rurale si
immaginava di trovare in città e che li aveva spinti a trasferirsi”. I
brasiliani cominciarono ad occupare i terreni lasciati liberi
dall’espansione urbana e dai grandi proprietari terrieri. In alcuni
casi, pur di rimanere nella città, vennero occupati addirittura il mare
o le rive dei fiumi. Il primo tentativo di migliorare le pessime
condizioni di vita arrivò agli inizi degli anni Ottanta.
Spesso è bastato creare una rete fognaria, far arrivare l’elettricità e
l’acqua corrente per “rivoluzionare” quel mondo. “A Contagem, una
favela di Belo Horizonte nata in una conca di deflusso delle fogne dei
quartieri circostanti, – spiega come esempio Novara - la fogna è stata
interrata e sopra di essa è stata disegnata la strada principale della
favela. Prima le case si affacciavano verso l’esterno dell’
avvallamento e le più ‘strutturate’ si trovavano ai suoi bordi. Poi si
è verificato il fenomeno opposto. Gli abitanti stessi hanno costruito i
negozi e le bancarelle sulla strada in fondo alla valle, dando vita ad
una piccola zona commerciale”.