12/12/2003
stampa
invia
Diffondiamo parte di un’intervista di Jon Elmer a Jeff Halper*
Questo lo spunto iniziale: “Chomsky ha detto che Israele è una base
americana off-shore, soprattutto per le vendite di armi. Che ruolo
svolge Israele nell’Impero americano?”
Non sono completamente d’accordo con Noam Chomsky. Penso che
sottovaluti l’attivismo di Israele, e il modo in cui Israele manipola
gli Stati Uniti. Per gli Stati Uniti, l’appoggio ad Israele è di fatto
controproducente. Sta sconvolgendo l’intero mondo musulmano, del
petrolio, e ora c’è l’occupazione dell’Iraq e l’ovvio paragone con
l’occupazione israeliana della Palestina. L’alleanza fra l’America e
Israele aveva senso durante la Guerra Fredda – all’epoca c’era una
barzelletta in voga in Israele che diceva che eravamo la più grande
portaerei degli Stati Uniti. Forse allora aveva un significato. Ma
adesso?
Israele è situata proprio al centro dell’industria armiera del mondo.
La sofisticata industria militare israeliana ha dato un forte
contributo allo sviluppo di quella americana. Ma c’è di più: Israele è
diventata il maggior piazzista delle armi americane. Nel 2002, Israele
ha firmato un contratto, nel quale si impegnava ad addestrare ed
equipaggiare l’Esercito cinese. Ha sottoscritto poi un analogo accordo
multimiliardario per armare ed equipaggiare l’Esercito indiano. Con che
cosa li sta equipaggiando? Con armi americane.
Israele è molto importante perché dispone di tecnologie raffinate,
perché ha sviluppato armamenti e li vende. Ma anche perché non ha
restrizioni etiche o morali: non ha un Congresso, non deve rispondere
di violazioni di diritti umani, non ha leggi anti-corruzione; il
governo israeliano può fare quello che vuole. Abbiamo quindi uno Stato
canaglia – non uno come la Libia, ma uno dotato di esperienza
tecnologica e militare – che si sta rivelando terribilmente utile sia
per l’Europa che per gli Stati Uniti.
Ad esempio, ci sono restrizioni del Congresso americano sulle vendite
di armi alla Cina a causa delle violazioni dei diritti umani. Israele
le trattiene sul proprio territorio abbastanza a lungo, da far sì che
queste alla fine vengano considerate israeliane; così si aggira il
Congresso.
Tel Aviv piazza le armi americane in molti paesi del Terzo Mondo. Non
c’è regime sanguinario – dalla Colombia al Guatemala, dall’Uruguay
all’Argentina, al Cile di Pinochet, da Taiwan allo Zaire, alla Liberia,
al Congo, alla Sierra Leone – che non abbia avuto un’importante legame
militare con Israele. I produttori di armi israeliani si muovono come
mercenari: l’uomo dietro Noriega, ad esempio, era Michael Harari, un
israeliano, che poi lasciò precipitosamente Panama. I mercenari
israeliani in Sierra Leone aggirano il boicottaggio imposto dalle
Nazioni Unite sui cosiddetti “diamanti di sangue”; lo stesso avviene in
Angola. Ora Israele sta sviluppando un sistema missilistico assieme
alla Gran Bretagna, un nuovo aereo per l’Olanda, e ha appena comprato
tre sofisticati sottomarini dall’Olanda. Quindi, Israele sta giocando
pesante.
I produttori di armi israeliani si sentono a casa propria in paesi che
sono nemici giurati degli Stati Uniti: cioè l’Uzbekistan, il
Kazakistan, la Russia, la Cina, l’Indonesia; paesi dove gli americani
non possono operare, in parte per questioni di mercato e in parte per
le restrizioni del Congresso e della legge.
ISRAELE: LA GALLINA DALLE UOVA D’ORO
Ed ecco il pezzo mancante. Se si dà un’occhiata al sito dell’American
Israel Public Affairs Committee ( Aipac ), la maggior lobby pro Israele
negli Stati Uniti, un testo salta subito agli occhi; s’intitola la
“Cooperazione strategica”. Gli Stati Uniti e Israele hanno sottoscritto
un Trattato, un’alleanza formale, che consente ad Israele di accedere
liberamente a quasi tutta la tecnologia militare americana.
Quando l’Aipac “vende” Israele al Congresso, non va dai singoli membri
e chiede loro di appoggiare questo Stato in nome della religione
giudaica cristiana, o perché “è l’unica democrazia in Medio Oriente”.
L’argomentazione è piuttosto questa: “Sei un membro del Congresso ed è
tua responsabilità sostenere Israele perché molte industrie del tuo
Stato fanno affari con Israele; molti posti di lavoro nel tuo distretto
dipendono dall’industria militare e della Difesa (e dunque da Israele).
Quindi se voti contro Israele, voti contro la gallina dalle uova d’oro.
Nella maggior parte dei distretti americani, i membri del Congresso
dipendono fortemente dal militare. Più della metà dell’occupazione
industriale in California è in un modo o nell’altro legata alla Difesa.
E in quest’ambito Israele esercita un potere molto forte.
Quando noi del Comitato israeliano contro le demolizioni delle case (
Icahd ) abbiamo incontrato un membro del Congresso e gli abbiamo
parlato di diritti umani, di occupazione, di palestinesi, ci siamo
sentiti rispondere: “Lo so, leggo i giornali, non sono uno stupido, ma
non è questa la base sulla quale do il mio voto. La base è il bene dei
miei elettori”.
Così in termini di attivismo, quando pensiamo ad una campagna
internazionale, una parte importante di questa deve essere incentrata
sui legami di Israele con l’industria della Difesa, delle armi, sul
sostegno israeliano a regimi terribili e alle loro violazioni di
diritti umani, su ciò che sta facendo nel mondo.
Se si vuole parlare d’Impero, malgrado questo sia un paese piccolo, ha
un ruolo fondamentale. Dal sito dell’Aipac, si capisce che il suo
compito è di proteggere gli interessi americani in Medio Oriente.
Quanto all’Impero americano, Israele è fiera di farne parte.
A cura di JON ELMER