15/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente argentino contro la compagnia

Nestor KirchnerLa compagnia petrolifera Shell aumenta i prezzi e Kirchner invita al boicottaggio nazionale. Il presidente argentino ha reagito con forza alla decisione dell’impresa petrolifera anglo-olandese di incrementare i costi dei suoi prodotti tra il 2,6 e il 4,2 per cento, fiaccando così la già convalescente economia argentina. Ha invitato, infatti, i suoi concittadini a sabotarla e a unirsi a coloro che già avevano iniziato i picchetti nei vari distributori sparsi per il paese. Una reazione che ha tracciato il cammino per controllare in maniera legale, pacifica e istituzionale le cosiddette “forze del mercato” multinazionale.

La verità. “E’ un riflesso della forte crescita del costo del petrolio”, si è sentito rispondere il governo argentino da una Shell che non ha perso tempo a giustificare la propria manovra. Un’affermazione smentita dai fatti però: la compagnia brasiliana Petrobras e quella spagnola Repsol Ypf hanno deciso di congelare i prezzi dei loro prodotti, andando quindi incontro alla lotta all’inflazione, prioritaria per la società argentina. Come si spiega dunque? “Un profitto smisurato”, ha affermato Kirchner, ecco la sola ragione che ha spinto la Shell a simili manovre.

Distributore della Shell, ArgentinaUn esempio da seguire. Unanime il coro dei consensi intorno alla misura lanciata da Kirchner, che ha anche raccolto l'appoggio di tutte le associazioni di consumatori del Paese, delle piccole medie imprese argentine e dei vari gruppi di piqueteros. “Facciamo gruppo: non compramole niente, neanche una lattina di olio per motore. Devono capire che noi argentini non sopportiamo più questo tipo di azioni. Non c'è via migliore del boicottaggio nazionale contro chi abusa del nostro popolo". E da ogni dove si rincorrono articoli ed editoriali che riportano l'iniziativa. Esplicita la presa di posizione della Jornada del Messico: "Un modo di agire, quello di Kirchner, importante per tanti governi nazionali impotenti di fronte al ‘libertinaggio’ dei prezzi. Da troppo tempo le multinazionali stanno dettando legge, senza che i singoli Paesi possano limitarne le conseguenze negative e destabilizzatrici". Per quel pugno di imprese che perseguono nient’altro che il loro interesse ispirandosi ai dettami più integralisti del neoliberismo, “il controllo dell’economia da parte dello Stato, il controllo dei prezzi, le strategie di redistribuzione del reddito e la giustizia sociale sono considerate bestemmie inammissibili e populiste”, continua nella sua denuncia il quotidiano messicano. “Questo ancora impera in diversi paesi dell’America, fra i quali c'è il Messico – aggiunge l’autorevole testata -  ed è riuscito a rendere impraticabili, politicamente ed economicamente, le politiche governative tradizionali per fare fronte alla tempesta nella quale vive, oggi più che mai, la maggior parte della popolazione”. Ed è in questo quadro che la proposta di Kirchner diventa un precedente da seguire, un’alternativa per affrontare il capitale speculativo multinazionale sul suo stesso terreno, quello economico. Proporre il boicottaggio ai suoi cittadini, significa coinvolgerli in una forma di resistenza sociale che costringa le multinazionali a rivedere il proprio modus operandi, senza con questo violare leggi nazionali, né contravvenire a regole imposte dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale o dal governo di Washington.
“Bisogna perciò salutare – conclude la Jornada – l’invito della Casa Rosada e sperare che l’esempio dia frutti e sia ripreso da altri governi di orientamento popolare della regione come quelli del Venezuela, Brasile e Uruguay”.
 
Piqueteros argentiniUno strumento di difesa. “Nel Foro Sociale Mondiale di Porto Alegre 2002 – interviene Gennaro Carotenuto, esperto di politica latinoamericana, che precisa di sottoscrivere appieno sia la scelta di Kirchner che il commento del quotidiano messicano - mi trovai personalmente al centro della battaglia tra i movimenti sociali del terzo mondo, che vedevano nel boicottaggio delle multinazionali uno strumento decisivo e chiedevano la solidarietà dei movimenti sociali del ‘primo mondo’, e questi ultimi (a partire dai francesi di Attac) che non solo rifiutavano il boicottaggio ma promuovevano la legittimazione dei capitali speculativi attraverso la Tobin Tax. Tre anni dopo è un governo latinoamericano a rilanciare il boicottaggio come strumento di legittima difesa dai soprusi della ‘mano invisibile del mercato’. Il ruolo dei movimenti sociali e di tutte le sinistre del primo mondo sarà subordinato o non sarà, sostiene adesso il Sud, mentre continua a pagare le nostre bollette. Nell'Argentina menemista, France Telecom faceva pagare una telefonata urbana 25 volte quanto la faceva pagare in Francia, 500 lire contro 20. Vogliamo cominciare adesso con la Shell?”
 
Oppure con la Esso e la Sol Petroleo, che non hanno certo perso tempo, adeguando immediatamente i loro prezzi al rialzo della concorrente.

Stella Spinelli

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