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La compagnia petrolifera Shell aumenta i prezzi e Kirchner invita al boicottaggio nazionale. Il presidente argentino
ha reagito con forza alla decisione dell’impresa petrolifera anglo-olandese di
incrementare i costi dei suoi prodotti tra il 2,6 e il 4,2 per cento, fiaccando
così la già convalescente economia argentina. Ha invitato, infatti, i suoi concittadini
a sabotarla e a unirsi a coloro che già avevano iniziato i picchetti nei vari
distributori sparsi per il paese. Una reazione che ha tracciato il cammino per
controllare in maniera legale, pacifica e istituzionale le cosiddette “forze del
mercato” multinazionale.
La verità. “E’ un riflesso della forte crescita del costo del petrolio”, si è sentito rispondere il governo argentino da una Shell che non ha perso tempo a giustificare la propria manovra. Un’affermazione smentita dai fatti però: la compagnia brasiliana Petrobras e quella spagnola Repsol Ypf hanno deciso di congelare i prezzi dei loro prodotti, andando quindi incontro alla lotta all’inflazione, prioritaria per la società argentina. Come si spiega dunque? “Un profitto smisurato”, ha affermato Kirchner, ecco la sola ragione che ha spinto la Shell a simili manovre.
Un esempio da seguire. Unanime il coro dei consensi intorno alla misura lanciata da Kirchner, che ha
anche raccolto l'appoggio di tutte le associazioni di consumatori del Paese, delle piccole
medie imprese argentine e dei vari gruppi di piqueteros. “Facciamo gruppo: non compramole niente, neanche una lattina di olio per motore.
Devono capire che noi argentini non sopportiamo più questo tipo di azioni. Non
c'è via migliore del boicottaggio nazionale contro chi abusa del nostro popolo".
E da ogni dove si rincorrono articoli ed editoriali che riportano l'iniziativa.
Esplicita la presa di posizione della Jornada del Messico: "Un modo di agire,
quello di Kirchner, importante per tanti governi nazionali impotenti di fronte
al ‘libertinaggio’ dei prezzi. Da troppo tempo le multinazionali stanno dettando
legge, senza che i singoli Paesi possano limitarne le conseguenze negative e destabilizzatrici".
Per quel pugno di imprese che perseguono nient’altro che il loro interesse ispirandosi
ai dettami più integralisti del neoliberismo, “il controllo dell’economia da parte
dello Stato, il controllo dei prezzi, le strategie di redistribuzione del reddito
e la giustizia sociale sono considerate bestemmie inammissibili e populiste”,
continua nella sua denuncia il quotidiano messicano. “Questo ancora impera in
diversi paesi dell’America, fra i quali c'è il Messico – aggiunge l’autorevole
testata - ed è riuscito a rendere impraticabili, politicamente ed economicamente,
le politiche governative tradizionali per fare fronte alla tempesta nella quale
vive, oggi più che mai, la maggior parte della popolazione”. Ed è in questo quadro
che la proposta di Kirchner diventa un precedente da seguire, un’alternativa per
affrontare il capitale speculativo multinazionale sul suo stesso terreno, quello
economico. Proporre il boicottaggio ai suoi cittadini, significa coinvolgerli
in una forma di resistenza sociale che costringa le multinazionali a rivedere
il proprio modus operandi, senza con questo violare leggi nazionali, né contravvenire
a regole imposte dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale o dal
governo di Washington.
Uno strumento di difesa. “Nel Foro Sociale Mondiale di Porto Alegre 2002 – interviene Gennaro Carotenuto, esperto di politica latinoamericana, che precisa di sottoscrivere appieno sia
la scelta di Kirchner che il commento del quotidiano messicano - mi trovai personalmente
al centro della battaglia tra i movimenti sociali del terzo mondo, che vedevano
nel boicottaggio delle multinazionali uno strumento decisivo e chiedevano la solidarietà
dei movimenti sociali del ‘primo mondo’, e questi ultimi (a partire dai francesi
di Attac) che non solo rifiutavano il boicottaggio ma promuovevano la legittimazione
dei capitali speculativi attraverso la Tobin Tax. Tre anni dopo è un governo latinoamericano
a rilanciare il boicottaggio come strumento di legittima difesa dai soprusi della
‘mano invisibile del mercato’. Il ruolo dei movimenti sociali e di tutte le sinistre
del primo mondo sarà subordinato o non sarà, sostiene adesso il Sud, mentre continua
a pagare le nostre bollette. Nell'Argentina menemista, France Telecom faceva pagare
una telefonata urbana 25 volte quanto la faceva pagare in Francia, 500 lire contro
20. Vogliamo cominciare adesso con la Shell?”Stella Spinelli