Il Vescovo di Caserta è tra i primi firmatari dell'appello "Cessate il fuoco!"
Come definirebbe il terrorismo? Il terrorismo non è mai una germinazione spontanea dell’uomo. Il
terrorismo è di seconda caduta. E’ provocato dalla guerra e dalla
violenza. E’, attualmente, l’ideologia più alta: sacrificarsi per una
causa. E’ disperazione. Non comprendo, dunque, come si possa frenarlo
con la guerra. Il terrorismo minaccia perché a monte c’è l’offesa.
E la pace? La pace è il nome laico del Vangelo. E’ il bene supremo. E’ l’unico
habitat dove l’uomo completa l’iter delle proprie virtù. In assenza di
pace l’umanità è fisicamente e spiritualmente soffocata. Come Cristo è
sceso in terra non tanto per creare una Chiesa bensì per salvare
l’uomo, così l’arte, la scienza e la politica dovrebbero aiutare,
salvare gli uomini.
Per questo ha aderito all’appello “Cessate il fuoco!”? L'ho fatto per esprimere la mia indignazione. Tutti gli uomini, senza
distinzione, devono essere indignati oggi. Il mondo intero è minacciato
dal mal governo di certi popoli e dalle loro armi sofisticate. Non
comprendo come si possa sostenere la guerra per frenare il terrorismo .
Cosa pensa della cosiddetta guerra di prevenzione? Offendere per difendere è irrazionale e assurdo. E’ antievangelico.
L’organizzazione dell’offesa, della lesione è, come ha detto il Papa,
alienum ab rationem , fuori da ogni ragione. Ritrovare la cultura della
pace è l’essenza della pace. Solo allora saremo capaci di iniziare un
discorso nuovo, concreto, giusto. Non solo. Fino a quando continueranno
a esserci miliardi di vittime dell’ingiustizia sociale non potremo mai
arrivare a una pace vera.
Quale deve essere la posizione della chiesa, in questo momento? La Chiesa ha tante colpe e adesso deve continuare a porsi come buona
testimone di pace. Deve condannare la guerra giusta, la guerra
difensiva. Il concetto di difesa non può valorizzare la guerra. La
Chiesa deve gridare il proprio sgomento per i miserabili. A cominciare
dai civili che subiscono le guerre, dagli immigrati e in particolare
dai clandestini, i poveri dei poveri.
Cosa si potrebbe fare concretamente per avviarsi alla pace? Concretamente si dovrebbe iniziare dal far chiudere o quantomeno
controllare le industrie belliche. Fino a che ci saranno armi ci
saranno guerre. E poi condannare il debito estero, col fine di
eliminarlo. La politica è fare il bene non minacciare. Ogni governo
potrebbe convogliare le coscienze avviatesi in un cammino di pace e
confluirle in un ruscello, un ruscello particolare di acqua salvifica.
E il singolo, nel suo piccolo? L’uomo, senza distinzione tra credenti e laici, deve gridare la propria
indignazione. E questo grido deve diventare organizzazione di potere.
E’ alla coscienza di ognuno che mi appello. Ognuno dovrebbe far
qualcosa per dire no, per dire basta, cessate il fuoco. Mostriamo il
nostro sgomento. Facciamo ognuno la nostra piccola parte. A partire da
me, che sono solo un povero vescovo. Con la messa cerco di portare una
testimonianza di pace alle masse e con la mia adesione all’appello
"Cessate il fuoco!" cerco di urlare quanto io sia indignato. La pace
non ha se, non ha ma. E’ bene. E il bene non ha interessi particolari.
E’ un valore assoluto. Urliamo il nostro no alla corsa alle armi, alla
guerra. E un no al fatalismo. Creiamo la pace con l’indignazione.