PARTI IN CONFLITTO
1996-OGGI: guerriglieri del Partito Comunista nepalese di orientamento maoista
(Ncp), sostenuto dai gruppi guerriglieri maoisti dell'India nord-orientale, contro
governo appoggiato dall'India e dagli Stati Uniti.
VITTIME
Circa 13 mila morti.
FORNITURE ARMAMENTI
Il governo riceve armi da India, Stati Uniti e Gran Bretagna. Dopo l’11 settembre
2001, la coalizione anglo-americana ha aumentato gli aiuti militari in milioni
di euro in nome della “guerra mondiale al terrorismo”. I guerriglieri fabbricano
le proprie armi e le sottraggono alle caserme attaccate. Alcuni ribelli sarebbero
stati addestrati da altri movimenti armati che si definiscono maoisti, come i
naxaliti in India e i seguaci di Sendero Luminoso in Perù. Si dice che ricevano
armi anche dai separatisti kashmiri e dalla Cina.
SITUAZIONE ATTUALE
Dopo la sospensione della tregua
unilaterale dichiarata dai maoisti, sono aumentate le violenze. La
situazione è particolarmente tesa dal primo febbraio 2005, quando il
re Gyanendraha licenziato il parlamento e preso il potere assoluto.
Dopo il colpo di mano del sovrano le libertà d'espressione e di stampa
sono state represse, ma le manifestazioni pacifiche dei dissidenti
hanno continuato a occupare le strade delle principali città.
Al
re, salito al trono dopo una misteriosa strage della famiglia reale nel
2001, i ribelli chiedono colloqui di pace e un’assemblea costituente
per decidere un nuovo assetto costituzionale. Gli Stati Uniti hanno
messo al bando i ribelli maoisti, congelato i beni del partito
comunista in America e hanno fornito aiuti militari per 20 milioni di
dollari all’esercito nepalese. Resta ambigua la posizione dell'India
che secondo alcuni esperti dell'area appoggerebbe i ribelli. Le
prospettive di pace sono limitate, perchè i partiti d’opposizione sono
imbavagliati da entrambe le fazioni in lotta: numerosi attivisti per la
democrazia sono caduti sotto il fuoco maoista, altrettanti languono
nelle prigioni del Regno Nepalese. Un altro pericolo per i civili viene dai metodi
brutali della propaganda comunista:
numerosi studenti vengono costretti allo studio del Libretto Rosso e
forzatamente reclutati tre le file della guerriglia che oggi conta
circa 5mila uomini e controlla la maggior parte delle aree rurali del
paese. Ma neppure l’esercito reale del Nepal, ben armato dalle grandi
potenze, ha la mano leggera, rendendosi responsabile di molti omicidi e
sparizioni di dissidenti. Il Nepal è stato nel 2004 il paese con il
maggior numero di desaparecidos e nel 2003 quello con più arresti di
giornalisti nel mondo. La più recente arma politica dei ribelli nel
braccio di ferro con la monarchia è stato l'assedio di
Kathmandu alla fine di agosto 2004 che, in una settimana, ha quasi
messo alle corde l'economia del paese, anche se a pagare il prezzo dei
rincari sono state soprattutto le persone meno abbienti. Secondo stime
della Banca Mondiale se il Nepal non uscirà dalla crisi si troverà
presto in bancarotta. Pochi giorni dopo la revoca del blocco sulla
capitale, l'assassino in Iraq di 12 lavoratori nepalesi ha contribuito
ad alzare la tensione anche sul fronte etnico-religioso. La folla
inferocita ha preso d'assalto la principale moschea di Kathmandu, sedi
di compagnie aeree arabe e agenzie di lavoro interinale, costringendo
le autorità a dichiarare il coprifuoco per alcuni giorni.