18/08/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Ha fatto conoscere all'Italia l'altro lato degli Stati Uniti

Cosa c' è di più dolce/ più groovy più carino/ della pace, lovely sogno/ amante à toujours/ più di qualsiasi kiss/ qualsiasi filì, qualsiasi kuss/ qualsiasi öpmek, qualsiasi chieh wen/ qualsiasi beso, for ever/ Oh pace, perché segui gli infidi/ domo never betray me/ aligato resta avec moi/ personne ti ama comme moi/ ti sognavo in prigione/ ti aspettavo alla radio/ ti coprivo di lacrime/ mentre the bastards/ while the unehelich/ mientras i bastardi/ volevano stuprarti/ e tu non volevi/ tu amavi me/ perché io amavo te/ con mille milioni miliardi/ di gente pulita/ offesa e fedele/ fino a morire per te.

Fernanda Pivano ha poco più di vent'anni quando viene incarcerata dai nazisti per aver tradotto Addio alle armi. Appena finita la guerra Ernest Hemingway la invita a Cortina e poi in America.
Comincia così una lunga vita di passione e tensione letteraria: dopo Hemingway Fernanda Pivano, scopre e traduce Kerouac, Corso, Ferlinghetti, Burroughs, Allen Ginsberg. Una vita trascorsa in viaggi, incontri, furiose giornate di lavoro accanto ai "miti" della letteratura americana e notti infuocate, tra Parigi, New York, San Francisco, Calcutta. Per i "suoi" scrittori Fernanda diventa amica, confidente e nei momenti più difficili sostegno economico.

Della traduzione della "sua" Antologia di Spoon River Nanda disse: "Era superproibito quel libro in italia. Parlava della pace, contro la guerra, contro il capitalismo, contro in generale tutta la carica del convenzionalismo. Era tutto quello che il governo non ci permetteva di pensare [...], e mi hanno messo in prigione e sono molto contenta di averlo fatto".

 

A proposito della guerra in Afghanistan, Fernanda Pivano disse: "Non credo nella guerra. Non rappresenta il pensiero di nessuno, sicché chiedo scusa a chiumque non sia d'accordo con me. Non credo nella guerra perché non credo nella violenza, e dalla guerra non può nascere altro, inevitabilmente, che altra violenza. La guerra serve soltanto ai mercanti di armi per guadagnare denaro, agli ideologi, per sostituire un dittatore sanguinario a un altro dittatore sanguinario, ai politici per sfogare invidia e vendette magari anche personali. Non credo nelle guerre giuste perché si servono di ragazzi mandati a morire a volte senza che sappiano perché. Non credo nelle guerre sante perché non può essere il sangue a benedire le crociate.
Un amico diceva che la violenza è come un boomerang, ritorna sempre da dove è partita.
Io credo nella comunicazione e penso che non ci sia disaccordo che non possa vnire risolto con la discussione, l'umiltà, il tentativo di reciproco aiuto.
I diplomatici sono stati inventati per raggiungere questi scopi e se non li raggiungono vuol dire che sono cattivi diplomatici. Forse io parto dal punto di vista di gente buona come vuole l'anarchia pacifista o almeno di gente che ama la vita e cerca di permettere a tutti di viverla quando a impedirlo non sono le alluvioni e i terremoti, le bufere e i disastri naturali".

 

Questo è invece il testo di una sua poesia, messa in musica poi da Riky Gianco, sulle mine e sul lavoro di Emergency

Quanti sono i bambini che urlano
dilaniati dalle mine nascoste nell'erba
da misteriosi strumenti del male
ignoti strumenti di forze del male

Quanti sono i mercanti che intascano
il denaro assassino macchiato di sangue
mercanti di finti giocattoli
per bambini che corrono incontro alla vita.

Si tace o si parla
di danni collaterali, danni collaterali
le mille edizioni speciali
no non parlano degli innocenti
li chiamano solo perdenti
non fanno vedere la strage

Coraggiose corsie d'emergenza
per ritrovare un sorriso fra tanta violenza
perché il male si deve curare
perché l'odio non deve vincere più

Si tace o si parla
di danni collaterali, danni collaterali
i telegiornali
no non parlano degli innocenti
li chiamano solo perdenti
non fanno vedere la strage

Luogo: Italia