09/02/2004
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L’Afghanistan non sembra più essere al centro dell’attenzione dei media internazionali
L’impressione generale è che la situazione si stia deteriorando, che il
paese stia vivendo una fase di tumulto politico e militare ma le
informazioni sono molto scarse. Peace Reporter ha cercato di capirne di
più andando a intervistare i protagonisti. Incominciamo con Mohayuddin
Mehdy, ex consigliere politico di Ahmad Shah Massoud ed ex ambasciatore
afgano in Tajikistan, ora coordinatore della nuova formazione politica
chiamata Afghanistan National Movement (Nawzat-i-Milli Afghanistan). Il
tutto alla viglia della Loya Jirga, la tradizionale riunione dei leader
tribali locali che il 10 dicembre (55° anniversario della Dichiarazione
Universale dei Diritti dell'Uomo) saranno chiamati a discutere e
approvare la nuova Costituzione afgana che farà da quadro legale alle
prime elezioni libere nella storia di questo Paese, previste per il
giugno del 2004.
Dottor Mehdy, quali sono i suoi commenti sulla crisi politica
che l'Afghanistan sta attraversando in questo cruciale momento
della sua storia? Sì, stiamo vivendo una crisi politica e un duro scontro in Afghanistan.
Un mese fa, un rapporto dell’Osservatorio sui diritti umani (Human
Rights Watch) ha accusato i principali leader dei mujaheddin , Marshall
Fahim, Ministro della Difesa, e Younus Qanouni, Ministro
dell’Istruzione tra gli altri, di violazione dei diritti umani. Poco
tempo dopo, Sima Samar, leader del Comitato Nazionale per i Diritti
delle Donne in Afghanistan, se ne uscita con l’accusa infondata che
Marshall Fahim aveva distribuito illegalmente la terra ai propri amici
e ai membri del suo partito. Ciò è completamente falso. (si veda
replica di Human Rights Watch ) L’obiettivo di questa campagna era
politico e la crisi è ulteriormente peggiorata quando anche il
Presidente Karzaj ha limitato l’autorità e il potere del Vice
Presidente Fahim.
Qual è la strategia di Karzaj in Afghanistan? Vuole il potere, un potere illimitato e lo sta usando contro i
mujaheddin. Un esempio? Stiamo discutendo la nuova Costituizione,
Karzaj non vuole che il Parlamento vi abbia alcun ruolo, vuole
semplicemente governare l’Afghanistan, come un monarca. Noi siamo in
totale disaccordo con tutto questo!
Dr. Mehdy, cosa intende esattamente con "noi"? Stiamo organizzando un nuovo partito, per presentarci alle prossime
elezioni. Si chiama Afghanistan National Movement (Movimento Nazionale
Afgano) e sarà un partito multietnico, in cui tutte le componenti della
società afgana verranno rappresentate. Molti leader come lo stesso
Marshall Fahim , Younus Qanouni, e il Ministro per i Rifugiati
Inaiatullah Nazari sono già attivamente impegnati nelle fasi
preparatorie di questo nuovo partito.
Dopo quasi 25 anni, in Afghanistan sono ancora presenti degli stranieri
armati. Ritiene possibile che l’Afghanistan raggiunga una vera
indipendenza? E attraverso quali passaggi? La battaglia per il potere è in corso in Afghanistan. Karzaj e i suoi
seguaci stanno cercando di espandere il loro potere tramite la
negoziazione con i Talebani. Una delegazione di 30 rappresentanti
talebani ha recentemente visitato Karzaj qui a Kabul ed egli ha
promesso loro due ministeri nel prossimo gabinetto. Si tratta
ovviamente di una "nuova generazione" di talebani, rasati, ben vestiti,
educati, in modo da essere esternamente "presentabili", ma rimangono
dei talbani. La nostra priorità ora è quella di sconfiggere Karzaj e
dar vita a un vero governo afghano. Nello stesso tempo, siamo
consapevoli del fatto che per il momento la presenza straniera è ancora
necessaria in Afghanistan, per prevenire lo scoppio di una guerra
civile provocata dalle fazioni più estremiste dei Talebani e di Al
Qaeda.
Non crede, invece, che la presenza di truppe straniere in Afghanistan
possa essere essa stessa causa di una continua guerriglia nel paese? Sì, anche questo è vero, ed è una delle ragioni per cui la situazione politica
è così tesa e difficile.
Di fatto, se guardiamo la situazione dal punto di vista del normale
cittadino afgano che vive a Kabul, la sicurezza non è migliorata
rispetto al regime talebano. Sono d’accordo, la sicurezza a Kabul oggi è peggiore rispetto a tre
anni fa. La città è più pericolosa, non solo più inquinata e più cara.
Vi spiego il perché. Innanzitutto, non c’è alcuna cooperazione da parte
di Karzaj. Invece di collaborare con i mujaheddin per migliorare la
sicurezza della capitale, egli cerca di creare degli ostacoli, ponendo
i suoi uomini nelle posizioni chiave. Karzaj sta utilizzando il proprio
potere contro i mujaheddin negando loro ogni collaborazione
presentandoli come nemici dei diritti umani. Vi è però anche una
seconda ragione per la scarsa sicurezza a Kabul e in Afghanistan.
Ancora una volta, è legata alla politica del Pakistan. Come in
precedenza, il Pakistan sta cercando di assumere il controllo
dell’Afghanistan. Da un lato, il Governo pakistano è un alleato degli
USA nella "guerra al terrorismo", dall’altro, tramite ai loro servizi
segreti, l’ISI, stanno aiutando la riorganizzazione dei Talebani,
fornendo loro mano d’opera, armi e logistica, cercando così di
destabilizzare la situazione.
Prima lei ha affermato che vi sono dei negoziati in corso tra il
Governo di Karzaj e Talebani. Questo significa che anche tra i leader
talebani vi sono delle posizioni contrastanti? Le trattative non sono tra il Governo e i Talebani ma tra Karzaj e una
parte dei Talebani. In altre parole, Karzaj sta cercando di consolidare
la propria leadership tra i gruppi dell’etnia pastun. Egli sa di avere
bisogno del loro supporto per le prossime elezioni e cerca di
instaurare dei legami politici in questa direzione.
Quindi Karzaj, portato al potere dagli Stati Uniti, sta ora trattando
con i rappresentanti di quel regime che gli americani volevano
abbattere? Esatto, Karzaj e molti altri della sua squadra sono ancora al servizio
delle società petrolifere americane. Nello stesso tempo, egli ha anche
una"agenda pastun", i suoi obblighi, derivanti dal fatto di essere un
afgano, uniti alla necessità di creare un proprio partito lo portano a
cercare di guadagnarsi un forte appoggio dalle potenti e influenti
famiglie pastun.
La situazione sembra molto complessa. Intravede una via d’uscita? Come ho detto in precedenza, credo che abbiamo bisogno dell’aiuto
straniero. Di fatto, noi viviamo e lottiamo fra di noi, senza la
possibilità di dar voce a bisogni, problemi e opinioni. Per
l’Afghanistan, sarebbe veramente utile restare a stretto contatto con
il resto del mondo. Abbiamo bisogno di trovare interlocutori che
vogliano aiutarci nel processo democratico, a partire dall’Unione
Europea.
Enrico Piovesana