17/08/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Ritrovati numersi corpi con scritte infamanti o lasciati in mostra come monito

In Iraq gruppi paramilitari stanno torturando e uccidendo esponenti della comunità gay in un clima di sistematica impunità: è la denuncia di Human Rights Watch che in un rapporto di 67 pagine testimonia l'ondata di violenze che da Baghdad ha investito anche le altre città.

All'inizio dell'anno, molti corpi di uomini, considerati omosessuali, furono ritrovati a Baghdad, soprattutto nel distretto sciita di Sadr City, con scritte offensive sul petto. Da allora, denuncia Humar Rights Watch, gli abusi si sono diffusi anche a Najaf, Kirkuk e Basra. "Gli omicidi sono commessi nella più totale impunità, con l'intento di ammonire gli omosessuali, con corpi buttati nella spazzatura o lasciati appesi per le strade come avvertimento", si legge nel rapporto. Dati precisi sul fenomeno non ci sono, data la mancanza di indagini da parte delle autorità competenti e la vergogna dei parenti a denunciare gli attacchi, ma un ufficiale delle Nazioni Unite citato dall'organizzazione newyorkese parla di "centinaia" di vittime. Imputati della campagna di violenze sembra siano gli estremisti sciiti, che intenderebbero "correggere" un comportamento considerato "non musulmano". Human Rights Watch ha chiesto al governo iracheno di agire urgentemente contro questa forma di "pulizia sociale" che pone una nuova minaccia alla sicurezza del Paese come è accaduto in passato per altre forme di violenza settaria.

 

Categoria: Diritti, Tortura
Luogo: Iraq
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