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Scritto per noi da
Daniela Greco
Jean-Pierre Bemba Gombo, figlio di un famoso commerciante ed ex uomo del dittatore Mobutu, è un uomo ricco e potente. Era vice presidente della Repubblica Democratica del Congo quando, tra il 2002 e il 2003, i ribelli del Mouvement de Libération du Congo (Mlc), sotto il suo comando effettivo, sono entrati nella vicina Repubblica Centrafricana a sostegno dell'allora presidente Ange-Felix Patasse e contro i ribelli di Francois Bozize uccidendo, violentando e torturando migliaia di civili.
Nel 2007, dopo aver perso la sfida elettorale con l'attuale presidente congolese, Joseph Kabila, temendo per la propria sicurezza, Bemba fuggiva dal proprio paese, cercando rifugio in Europa. E in Europa la polizia belga lo ha arrestato, nel maggio del 2008, consegnandolo alla Corte Penale Internazionale (Cpi). Appena lo scorso 15 giugno Bemba era stato formalmente accusato dal tribunale dell'Aja di omicidio, stupro e saccheggio, come crimini di guerra e contro l'umanità. Venerdì, con una decisione a sorpresa e dopo 3 rifiuti, la camera preliminare ha annunciato che Bemba, attualmente in custodia all'Aja, potrebbe essere liberato in attesa del suo processo, perché "la sua detenzione non appare necessaria ai fini di garantire la sua comparsa a giudizio". In altre parole, ci si può fidare che tornerà al tribunale, dai giudici che lo dovranno giudicare, da solo, o che almeno non farà di tutto per scomparire.
Per rendere la sua decisione definitiva, prevista per la seconda settimana di settembre, è tuttavia necessario, ha spiegato il giudice, consultare i paesi in cui Bemba ha chiesto di poter soggiornare: Belgio (dove risiede la sua famiglia e un buona parte del suo establishment), Portogallo, Francia, Germania, Italia o Sud Africa. Su uno di questi stati, infatti, graverà la responsabilità di assicurare che Bemba si presenti in aula quando il processo inizierà. Inoltre, il giudice ha dichiarato di volere sentire il parere del Procuratore della Cpi, Luis Moreno Ocampo, e dei rappresentanti delle vittime.
La Procura, a tempo di record, ha annunciato un ricorso appena qualche ora dopo la decisione.
Il parere delle vittime, invece, non è ancora stato reso pubblico, ma non è difficile da immaginare. Avevano accolto con sollievo la decisione di accusare formalmente Bemba e oggi non potranno che essere spaventate.
Il signore della guerra ed ex primo ministro congolese, infatti, gode di grandi ricchezze e di una rete di sostenitori accaniti e economicamente ben posizionati. Se i conti di Bemba sono congelati, la Corte ha accertato la presenza di fondi occulti nascosti in paradisi fiscali che finanziano dimostrazioni ed attività di vario tipo. Come molti sembrano credere, potrebbero facilitare un piano di fuga verso uno di quei Paesi che, non avendo ratificato il Trattato di Roma, non sarebbero obbligati a collaborare con la Corte.
E se la fuga rappresenta al momento solo un'ipotesi, fuori e dentro le aule dell'udienza preliminare, numerosi e reali sono stati i casi di testimoni e attivisti per i diritti umani centrafricani aggrediti verbalmente e minacciati dai supporter di Bemba, sempre presenti in galleria. Dalla Repubblica Centrafricana, inoltre, le testimonianze di minacce e intimidazioni ai danni di vittime e i testimoni avvenute per interposta persona non sono mancate. Perché naturalmente, Bemba non ha bisogno di esporsi in prima persona e, come ha sottolineato il giudice lo scorso venerdì, dalla sua cella non ha mai provato a contattare le vittime. Che ci abbia mandato qualcuno al suo posto però è, almeno in alcuni casi, altrettanto provato.
"Vittime e testimoni possono stare tranquilli che il processo verrà celebrato molto presto e la Corte garantirà la loro sicurezza", ha detto la Procura, annunciando il suo ricorso. Garanzie che appaiono labili di fronte alla paura di chi, indifeso, aspetta un giudizio convivendo con i propri materiali aggressori. E che proprio non riesce a capire perché la Corte delle Nazioni Unite, che hanno sperato potesse portare un po' di giustizia nelle loro vite umiliate persino dal processo di riconciliazione, voglia oggi fare un tale favore alla già potente propaganda condotta da quell'uomo ricco e potente, che con i suoi ha varcato il confine per uccidere, stuprare e saccheggiare.