17/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I pionieri d'Israele sono pronti a tutto per evitare lo smantellamento delle colonie
scritto per noi da
Dan Rabà
 
Coloni in preghieraColoni e colonie sono termini non molto amati in Israele che nel tempo hanno assunto un significato esplicitamente negativo. Alla nascita del paese si usava il termine isciuv riferita a qualunque villaggio, abitato anche da un solo ebreo. Ogni luogo con abitazioni, anche primitive, dove vivevano ebrei era un isciuv .

Semplificando, si può pensare ai pionieri americani che costruivano villaggi nel Far West. In America c’erano i nativi, qui c’erano gli arabi. Alcuni arabi convivevano pacificamente con gli ebrei, altri erano in guerra con loro, ogni giorno. Ma la realtà è molto più complessa.

Bisogna ricordare che mentre nei primi anni ‘40 gli ebrei cominciarono la lotta per ottenere un loro "focolare nazionale" (con la ricomposizione del popolo ebraico disperso, diviso e massacrato), gli arabi lottavano per la liberazione dal colonialismo britannico. Un triangolo conflittuale in cui tutti erano contro tutti e ogni mezzo era buono per sconfiggere e cacciare il "nemico". Il concetto base che ha ispirato il fenomeno delle colonie è che ogni zona abitata e coltivata dagli ebrei era un contributo alla nascita d’Israele. Una zona libera e incolta, qualsiasi zona di confine che potesse essere strappata all’ampliamento di un villaggio arabo, coltivata e abitata, era un atto che rafforzava lo stato ebraico.

ColoniIl governo israeliano, di qualunque colore fosse, era disposto a sostenere la politica degli insediamenti con sgravi fiscali e aiuti economici alle persone disposte a fondare un villaggio, creare una azienda e quant’altro. Così, se all’inizio andavano nei nuovi insediamenti i "duri" dal punto di vista ideologico, i nazionalisti, i sionisti, i religiosi fortemente motivati, dopo un po’ di tempo cominciarono ad essere attratti dagli insediamenti quelli che tenevano di più alle facilitazioni economiche. Ma nello specifico quali sono queste agevolazioni?

Per avere un appartamento in uno stabile di tre piani in una città israeliana per una giovane coppia ci vuole un mutuo di vent'anni. Con la stessa somma in un isciuv si può avere una casa più grande, con giardino e un po' di terra per farci un bell’orto o un frutteto. Naturalmente, anche per aprire un esercizio o un’azienda agricola tecnologicamente all’avanguardia si viene aiutati da sostanziosi finanziamenti. Altri sono attratti dalla natura, dalla vita calma di un villaggio rispetto al logorio moderno delle grandi città. Per capire quelli che si “insediano” per motivi religiosi bisogna tornare alla tradizione ebraica.

Israele significa terra promessa, ricca di quel latte e di quel miele che il buon Dio ha donato agli Ebrei, dal Tigri all’Eufrate. I religiosi vogliono ripopolare la terra dei padri, contribuendo al ritorno del grande Israele. I sionisti invece, che in origine erano per la maggioranza atei, si sono insediati perché volevano semplicemente uno stato difendibile e sembrava che questa politica servisse allo scopo. Come è noto continua ancor oggi, in ogni forma, l’attività per portare ebrei della diaspora in Israele. Negli ultimi anni c’è stata una grande migrazione da Russia e Nord America. Si è così creato un insieme disomogeneo di ebrei molto diversi tra loro, che vivono in questi insediamenti, spesso appena costruiti, non completati.

Le motivazioni che spingono i coloni ad insediarsi sono quindi molteplici: religiose, politiche, economiche e di sicurezza nazionale. Il problema è che nessuno di loro vuole andar via. Le colonie esistono da poco più di vent’anni. C’è una generazione che è nata e cresciuta con questa organizzazione sociale; molti ragazzi conoscono solo questa realtà, e sono loro a svolgere il servizio d’ordine nelle colonie. Quando il governo tenta di sgomberare piccoli ed insignificanti isciuvim , questi giovani accorrono dalle colline pronti a tutto. Per questo la polizia preferisce evitare di scontrarsi con loro.

Il ritiro, anche parziale, dagli insediamenti è uno dei problemi piu’ spinosi per il governo Sharon, perche’ il premier israeliano non ha la maggioranza nella Knesset (parlamento israeliano) e uno sgombero violento degli insediamenti gli alienerebbe voti fondamentali al mantenimento del potere. Bisogna ricordare che il governo precedente, ancora con Sharon primo ministro ma sostenuto da una coalizione di unità nazionale, è caduto proprio perchè il partito Laburista voleva diminuire i finanziamenti alle colonie, perché il paese era (ed è ancora) in una profonda crisi economica.
 
Categoria: Guerra
Luogo: Israele - Palestina
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