13/08/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Un tempo visto come modello per tutta la Somalia, il Puntland deve mantenere l'equilibrio per non essere risucchiato nel vortice della instabilità

Lo scorso Primo agosto la regione semiautonoma del Puntland ha festeggiato nella capitale Garowe il suo undicesimo anniversario. Da sempre vista come la zona più prosperosa e tranquilla della Somalia, il Puntland sta in realtà cercando di uscire da una stagnazione che da almeno tre anni interessa economia e politica.

Le promesse di Farole. Anche la relativa tranquillità e sicurezza che distinguevano il Puntland dal più tormentato sud della Somalia, dove le milizie islamiche al-Shabaab tengono sotto scacco il Governo di transizione Federale (Tfg), ha subito un brusco calo. Le ragioni sono da individuare principalmente nella debolezza del governo di Garowe e nello sfaldamento della coesione inter-tribale dei Darood. Questi due elementi stanno, di fatto, mandando all'aria quel minimo di stabilità di cui ha goduto il Puntland soprattutto nel periodo in cui un autoritario e fermo Yusuf, il primo presidente della regione settentrionale, era riuscito a intrecciare i delicati equilibri del pulviscolo di clan facenti capo alla tribù Darood.
Il presidente del Puntland, Abdirahman Farole, nel giorno dei festeggiamenti ha preferito promettere ai suoi cittadini la riconquista di Sool, Sanaag e Cayn (Ssc) - tre micro regioni del nord strappate al controllo di Garowe due anni fa dai guerriglieri del Somaliland - anziché prendere l'impegno di contrastare la corruzione, provvedere a una riforma costituzionale ed elettorale che permetta di ritornare a una politica basata sul consenso e sull'unità dei vari clan.

Gli episodi degli ultimi giorni, che hanno visto il ministro dell'Informazione Sefta Bananka cadere sotto i colpi di un commando armato davanti a un ristorante di Galkayo, e l'esecuzione di cinque pakistani in preghiera trascinanti fuori dalla moschea, sempre a Galkayo, segnano un'avanzata della violenza di al-Shabaab nella regione semiautonoma. Nel Puntland, gli islamici radicali ispirati al movimento di al-Qaeda non hanno mai goduto di terreno fertile. Negli anni di potere di Yusuf, gli estremisti sono stati oggetto di puntuali persecuzioni. In un momento in cui il governo sembra però non avere la forza di tenere alta la guardia, i movimenti legati ad al-Shabaab provano a mettere piede anche nel nord del paese.

I pirati come eroi. Farole, all'inizio dell'anno, aveva fatto anche un'altra promessa: fermare i pirati che hanno reso il Golfo di Aden lo specchio d'acqua più pericoloso del mondo. La povertà che corre lungo le coste e la concorrenza spietata delle marinerie internazionali meglio attrezzate che pescano davanti alla costa del Puntland, hanno trasformato gruppi di pescatori in abili equipaggi pirata. La disoccupazione giovanile contribuisce notevolmente ad alimentare la manodopera criminale del mare che non si limita alla rapina di merci e sequestri di navi, ma anche a traffici umani e d'armi e contrabbando. Le azioni di polizia che hanno portato all'arresto di qualche elemento e alla scoperta di diversi nascondigli non sono risultati efficaci a tal punto da fermare un'attività che tra la popolazione locale è vista con una certa ammirazione: i pirati sono considerati degli eroi. Eroi che proteggono la pesca locale e che soprattuto hanno fermato il flusso di navi che arrivano davanti alle coste del Puntland per scaricare in mare rifiuti tossici.

Fermare la pirateria significherebbe scoprire il nervo sensibile di interessi tribali e di questo, a quanto pare, il governo di Garowe sembra esserne consapevole. Allargare le fratture tra i clan potrebbe significare la fine di una precaria stabilità della regione e l'apertura delle porte alle milizie islamiche.

 

Nicola Sessa

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