Dall’inizio del 2004 nella zona di Tamaulipas sono stati uccisi tre giornalisti.
I giornalisti uccisi - Dall’inizio del 2004 nella zona di Tamaulipas sono stati uccisi tre giornalisti.
Tutti avevano contribuito con il loro lavoro a far conoscere la situazione critica
della zona in prossimità con il confine Usa. L’ultimo la scorsa settimana. Le
associazioni dei giornalisti messicani chiedono alle autorità messicane di indagare
La storia - Un giornalista messicano, Francisco Arratia Saldierna, è stato barbaramente
assassinato nello stato di Tamaulipas la settimana scorsa.
Il suo corpo è stato ritrovato abbandonato lungo una strada di Nuevo Laredo,
una piccola località al confine con gli Stati Uniti. “Presentava fratture alle
mani e segni di violenza in diverse parti del corpo. In particolare una lesione
alla testa e diverse ferite sulle spalle ” fanno sapere le autorità locali.
Autore di diversi editoriali politici, Saldierna, cinquantacinque anni, collaborava
con diversi quotidiani della zona nello stato di Tamaulipas fra i quali, el Cinco,
el Imparcial, el Regional e Mercurio. Per i suoi loschi traffici, che vanno dal
riciclaggio di denaro al traffico di bambini, passando per il contrabbando di
stupefacenti, l’area in prossimità della frontiera fra Usa e Messico è pericolosissima
e tristemente famosa.
Soprattutto per i professionisti dell’informazione che si occupano di questi
casi. E infatti Francisco Arratia Saldierna è il terzo giornalista ucciso in questa
regione dall’inizio dell’anno. Prima di lui ad essere assassinati furono il responsabile
del famosissimo settimanale Zeta, Francisco Ortiz (ucciso a colpi di pistola a
Tijuana)
e, nel mese di marzo, Roberto Mora Garzia.
Il noto giornalista era anche insegnante e con il fratello gestiva un’officina
meccanica. Saldierna era conosciuto per i suoi articoli sul traffico di bambini,
sulla corruzione locale e sul crimine organizzato.
Reporter sans Frontiere - Del caso si è anche occupata Reporters sans frontières. “Chiediamo all’autorità
messicana che sia accertata al più presto la responsabilità di questo omicidio
e il suo movente ” fa sapere Domenico Affinito, vice presidente della sezione
italiana dell’associazione.
“Sarebbe opportuno anche determinare quanto la sua attività di commentatore politico
abbia influito sull’ omicidio” commenta Affinito e continua: “Aveva scritto molteplici
articoli sulla difficile situazione della frontiera”. “Sono zone molto critiche
queste. Nella grande maggioranza dei casi è difficile arrivare alla verità dei
fatti. In molte zone del Messico, ad esempio, quando cala la sera la polizia non
ha più il controllo della situazione, e di conseguenza le bande di delinquenti
fanno quello che vogliono ”.
"Questo freddo e calcolato assassinio di un collega coraggioso mette ancora di
più in evidenza i pericoli affrontati dai giornalisti che si occupano di condurre
indagini sul mondo criminale - sostiene Aidan White, segretario generale dell'IFJ
-, dobbiamo fare di più per trovare i responsabili e assicurarli alla giustizia".
A tal proposito, alcuni giornalisti messicani hanno scritto una lettera a Tomas
Yarrington, governatore costituzionale della Regione di Tamaulipas, nella quale
chiedono allarmati chi sarà il prossimo giornalista ad essere ucciso.
I commenti -
“Esigiamo che i crimini contro i giornalisti non restino impuniti ” chiedono
nella lettera, “che vi siano serie indagini intorno all’omicidio del collega Saldierna
e che i responsabili siano consegnati alla giustizia quanto prima”. Le associazioni
di giornalisti messicane fanno sapere che assassinare cronisti è il modo più brutale
che esista per mettere a tacere la libertà di espressione. La Commissione Interamericana
dei Diritti Umani sulla Libertà di Espressione ha citato il nono articolo della
dichiarazione dei principi sulla libertà di espressione: “Gli omicidi e le minacce
rivolte ai giornalisti violano i diritti fondamentali della persona”.
La commissione ha ricordato al capo dello Stato e al capo del Governo che durante
la terza assemblea dei paesi dell’America Latina, era stato stabilito che: “Lo
Stato deve assicurare che i giornalisti abbiano la possibilità di indagare e pubblicare
il risultato del loro lavoro senza paura di rappresaglie”.