In Bolivia si prospetta un lungo faccia a faccia fra i leader dei sindacati e il capo dello Stato
L’instabilità politica e la protesta sociale, tragiche abitudini boliviane, in
questo caso creeranno i presupposti del dialogo fra le parti in lotta: da una
parte Carlos Mesa, il presidente salvato dal parlamento, dall’altra Evo Morales leader incontrastato
dei cocaleros e del Movimento al Socialismo.
Dimissioni respinte, scuse in diretta, il nuovo corso della Bolivia riparte da
dove era rimasto: dal presidente Carlos Mesa. Con una spina nel fianco che si
chiama Movimento al Socialismo. Adesso inizia il braccio di ferro.
Le manifestazioni pro Mesa. ‘No ai blocchi si alla pace’ è stato lo slogan che ha accompagnato la manifestazione, alla quale hanno partecipato
circa cinquemila persone, voluta dal presidente Carlos Mesa subito dopo che il
parlamento ha respinto le sue dimissioni. Una folla festante si è concentrata
in plaza Murillo, dove sono raggruppati i palazzi del potere boliviano, e nella
quale i manifestanti pro Mesa hanno chiesto la fine dei blocchi stradali e degli
scioperi - che bloccano la già debole economia nazionale - attuati dai vari sindacati
per protestare contro lo stato di
abbandono sociale e contro il dominio incontrastato delle società multinazionali
che operano in Bolivia. Mesa si è molto ‘contento’ e soddisfatto della nuova opportunità
fornitagli dal parlamento, che ha rigettato le sue dimissioni. “Non vogliamo costruire altro se non la pace, non vogliamo i blocchi, non vogliamo
che questo paese sia controllato da pochi” ha aggiunto Mesa di fronte alla massa
di dimostranti. Pur di avere una massiccia presenza alle manifestazioni a suo
favore, cosa che ha creato anche delle polemiche, il presidente ha fatto in modo
che i dipendenti statali godessero di un permesso speciale di quattro ore.
Il dialogo. Forse però un dialogo è ancora possibile. Il capo dello Stato ha aperto uno
spiraglio di discussione con Morales chiedendogli pubblicamente scusa per le
accuse a lui rivolte lo scorso week-end (Mesa aveva dato la colpa di tutti i disordini
a Morales). “Non avevo nessuna intenzione di offendere il signo Evo Morales,”
ha aggiunto il presidente, “se lui pensa che io l’abbia insultato gli chiedo pubblicamente
scusa”. La replica del leader cocaleros non si è fatta attendere: “ Certo che
sono disposto ad incontrarmi con il presidente, ma lo farò soltanto se ci saranno
tutti gli altri partecipanti al ‘Patto Sociale’, che abbiamo firmato sotto la
direzione della Centrale Operaia boliviana, Cob.”
Ci sono stati incidenti. Certamente non è stata una settimana facile per il popolo boliviano. Lo stato
di agitazione totale, dovuto alle contestazione delle royalties sugli idrocarburi e all’aumento considerevole del prezzo dell’acqua, ha causato scontri con numerosi
feriti soprattutto nella strada (in parte bloccata) fra Santa Cruz e
Cochabamba.Manifestazioni simili si sono svolte Auto incendiate, cassonetti dati
alle fiamme sono stati i protagonisti della protesta.
La situazione. Sicuramente la situazione è alquanto frastagliata. La nazione resta spaccata
in due. Gli idrocarburi sono sempre l’argomento principale. L’acqua, non è da meno. Per tornare alla
pace sociale ci vorrà ancora del tempo. Mesa non esclude la mano ferma, anche
se lui per primo ha sempre detto che non adotterà mai i metodi dell’ex presidente
Sanchez de Losada.“Insegneremo, a chi vuole la violenza, che li batteremo con
mano giusta, perché la mano della giustizia è implacabile, con chi vuole violare
le leggi.” Ha concluso così il suo intervento, Carlos Mesa. Ma i blocchi stradali,
per il momento, sono ancora al loro posto.