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La corte birmana ha giudicato la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi colpevole di aver violato la legge sulla sicurezza con una sentenza che la condanna a tre anni di reclusione, poi commutata dalla giunta militare al potere a 18 mesi di arresti domiciliari.
Il verdetto di colpevolezza emesso oggi per Aung San Suu Kyi (che rischiava fino a cinque anni) dalla corte birmana non ha destato sorprese: il caso è infatti, secondo critici del regime, fabbricato ad arte dalla giunta militare al potere per tenere la dissidente lontana dalla scena polirica anche in vista delle elezioni previste per il prossimo anno. L'accusa e la condanna di oggi per violazione della legge sulla sicurezza, si riferiscono all'episodio dello scorso maggio che vide protagonista un pacifista americano, John Yettaw, che a nuoto riuscì a raggiungere l'abitazione della premio Nobel e vi rimase due giorni. In questo modo Aung San Suu Kyi, secondo la corte, avrebbe violato i termini degli arresti domiciliari. La stessa corte ha inoltre emesso oggi una sentenza nei confronti di Yettaw condannandolo a sette anni di lavori forzati.