14/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Una bomba nella notte di Pristina
Una granata è stata lanciata, la sera dell'11 marzo scorso, contro la sede delle Nazioni Unite a Pristina, in Kosovo. L'esplosione ha causato il ferimento di una persona. Mancano al momento rivendicazioni ufficiali, ma molti hanno pensato a un segnale, una sorta di avvertimento. Un messaggio per Ramush. 
 
ramush haradinajUna nomina controversa. Ramush Haradinaj, il 10 marzo scorso, ha sorpreso in positivo la comunità internazionale decidendo di consegnarsi spontaneamente al tribunale dell'Aja dove adesso è detenuto in attesa di giudizio. Lo hanno accompagnato sul volo messo a disposizione dalla NATO la moglie e Lai Ibrahimi, cugino di Haradinaj e militare del TMK, la cosidetta protezione civile kosovara che ha rappresentato il modo indolore di inquadrare le milizie dell'Uck dopo la guerra. Anche Ibrahimi sarà giudicato dal Tribunale Penale Internazionale, in quanto sempre al fianco del più celebre cugino quando si combatteva. L'auto che trasportava Haradinaj è stata accompagnata da due ali di folla che inneggiavano all'ex premier ritenuto un eroe della lotta di liberazione, ma non ci sono stati incidenti
Tutto è cominciato a novembre del 2004, quando le elezioni (boicottate dai serbi) per il Parlamento che amministra l'autonomia del Kosovo dopo il conflitto del 1999 hanno espresso una vittoria della Lega Democratica di Ibrahim Rugova, ma senza i numeri per governare da sola. A quel punto, per isolare l'ex capo dell'Uck Hashim Thaci, da sempre ostile al pacifista Rugova, la Lega Democratica ha formato un governo di coalizione con l'Alleanza per il futuro del Kosovo. E con il leader di quest'ultimo schieramento: Ramush Haradinaj. Qui si è posto il problema, visto e considerato che la comunità internazionale era a conoscenza che Haradinaj, nel giro di pochi mesi, sarebbe stato incriminato per crimini di guerra e contro l'umanità, per le atrocità che avrebbe commesso durante la guerra ai danni di albanesi che non collaboravano, di serbi e di rom. Proprio mentre a grandi passi ci si avvicina alla scadenza del 2005 fissata da tempo per la risoluzione definitiva dello status del Kosovo, la comunità internazionale correva il rischio di avere come interlocutore un criminale di guerra. Peraltro estremamente popolare tra gli albanesi del Kosovo che lo considerano un eroe. Haradinaj è stato nominato dal Parlamento come premier e Rugova è stato eletto presidente e, in attesa della richiesta di arresto, ha cominciato a lavorare, tra le proteste del governo di Belgrado. Ma fino a quando non arrivava l'incriminazione, nessuno poteva impedire la nomina.
 
haradinaj ai tempi della guerraDimesso e consegnato. “Dopo il 24 marzo 1998 le forze dell'Esercito di Liberazione del Kosovo (Uck) su ordine di Haradinaj hanno condotto una sistematica campagna finalizzata a prendere il controllo di molte località del Kosovo e a cacciare i serbi”. Questa la chiave dell'accusa che il  Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia, dalla sua sede dell'Aja in Olanda, ha rivolto a Ramush Haradinaj. Sono 37 capi d'imputazione che il procuratore Carla Del Ponte muove ad Haradinaj e tutte le accuse rientrano nell'ordine dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità.
Come previsto quindi, ma l'incognita era il comportamento dell'imputato che però ha dato prova di grande astuzia politica, evitando di cavalcare il malcontento popolare per opporsi all'arresto e si è anzi presentato spontaneamente alla corte dell'Aja dimettendosi dalla sua carica di premier del Kosovo autonomo. La tensione in Kosovo resta alta tra la comunità albanese e la minoranza serba e,  a marzo del 2004, sono morte 19 persone negli scontri seguiti alla diffusione di una falsa notizia. Facile immaginare il brivido che ha attraversato la schiena di tutti quando è diventata ufficiale la notizia dell'arresto di Haradinaj. Per ora non è accaduto nulla, ma bisogna vedere come andrà il processo e come la popolazione kosovara reagirebbe di fronte all'eventuale condanna del suo eroe.
 
haradinaj e rugovaVoci dal Kosovo. Tutto sembrava procedere per il meglio dunque, poi la bomba. Pristina è una città dove la tensione non è mai completamente passata. La comunità albanese ostenta quella che tutta la popolazione ha percepito come una vittoria, cioè la larga autonomia di cui la regione ha goduto fino ad oggi. Allo stesso tempo i serbi hanno sempre mantenuto un atteggiamento di fiero rifiuto verso quella che ritengono un'indebita ingerenza negli affari interni della Serbia-Montenegro. L'arresto di Haradinaj era stato salutato con entusiasmo dalla comunità e dalla stampa serba. La valutazione dell'incriminazione di un leader così importante dell'Uck sembrava porre fine a quella sorta d'impunità (almeno nelle opinioni dei serbi) di cui hanno goduto i guerriglieri albanesi dopo la guerra in Kosovo. Lo stesso governo di Belgrado aveva un argomento politico pesante da utilizzare verso l'opinione pubblica interna. L'Aja non più una sorta di braccio armato anti-serbo, ma un organo imparziale di giustizia. Anche l'atteggiamento di Haradinaj faceva ben sperare. Poi, all'improvviso, una bomba. Il Kosovo non ne ha bisogno.

Christian Elia

Articoli correlati: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità