stampa
invia
La Forza pubblica colombiana ha impiegato membri delle collettività indigene per lavori di intelligence. La notizia giunge direttamente dalle Nazioni Unite che ieri hanno rivelato di avere prove certe che testimonierebbero l'accaduto.
Christian Salazar, rappresentante in Colombia dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani, ha dichiarato in una conferenza stampa tenutasi a Bogotà che gli aborigeni sono il gruppo più dimenticato, discriminato e vulnerabile nei propri diritti. Il funzionario ha inoltre aggiunto che gli omicidi degli indigeni per mano dei gruppi armati sono duplicati se si compara il primo semestre del 2008 con lo stesso periodo di quest'anno.
Una situazione critica, dunque, che potrebbe essere complicata da queste nuove rivelazioni dell'ONU che ha inoltre denunciato il fatto che i ribelli continuano a seminare sul territorio diverse mine antiuomo e a reclutare in modo sistematico bambini e bambine delle comunità indigene. Il conflitto armato in Colombia dura ormai da più di cinquant'anni e solo fra il 1998 e il 2008 sono stati uccisi millenovecentottanta nativi e circa settantamila sono stati sfollati con la violenza. Nei primi sei mesi di quest'anno la quota degli omicidi ha toccato quota sessanta mentre sono state diecimila le persone sfollate con la forza. Inoltre, segnalano dall'Onu, sono anche aumentati i casi di violenza sessuale, tortura che i ribelli hanno iniziato ad usare come strumento di battaglia. "E' una situazione drammatica - ha concluso Salazar - che rischia di portare alla scomparsa definitiva circa un terzo delle popolazioni indigene colombiane".