10/08/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



La Russia è il terzo Paese al mondo per omicidi di giornalisti

Un nuovo processo senza nuove indagini. Si è aperto lo scorso mercoledì il processo per l'omicidio della giornalista russa Anna Politkovskaya. Il procedimento riparte dopo la sentenza della Corte Suprema russa che ha annullato la pronuncia di di assoluzione degli unici tre imputati per l'omicidio della giornalista: Serghei Khadzhikurbanov, ex funzionario di polizia, accusato di aver contribuito all'organizzazione dell'omicidio su commissione, e i fratelli Dzhabrail e Ibragim Makhmudov che avrebbero seguito la vittima studiando i suoi movimenti nei giorni precedenti l'omicidio.

Prosciolto, in un processo a parte, anche il quarto imputato, Pavel Ryaguzov, agente dell'Fsb (il servizio segreto russo erede del Kgb) accusato di aver fornito al killer l'indirizzo della Politkovskaya. Khadzhikurbanov, il funzionario di polizia, sarebbe implicato anche in questo caso. Secondo il quotidiano russo "Moskovskiy Komsomolets", l'unica speranza che emergano nuovi elementi dal processo è incentrata sui rapporti tra un testimone del primo processo, detto Pavlyuchenko, che lavorerebbe per i servizi segreti, e Khadzhikurbanov. Pavlyuchenko aveva dichiarato che, poco prima dell'omicidio della Politkovskaya, Khadzhikurbanov gli avrebbe detto di "essere alle prese col mondo della stampa". Khadzhikurbanov smentisce che ci fosse qualsiasi riferimento ad Anna Politkovskaya, ma potrebbe essere importante chiarire il legame tra queste dichiarazioni ed i fatti del separato processo dell'agente dell'Fsb, Pavel Ryaguzov.

Un nuovo processo che scontenta tutti. Non ci sarà una effettiva riapertura del caso, non ci saranno nuove indagini, non verranno raccolte nuove prove. Gli unici imputati saranno nuovamente gli stessi già assolti nel primo processo, cioè i presunti complici dell'assassinio. A quasi tre anni dal brutale omicidio di Anna Politkovskaya, uccisa a Mosca il 7 ottobre 2006 a colpi di pistola nell'ascensore di casa sua, ancora non sono stati scoperti ne' il mandante, ne' il movente dell'omicidio, né l'esecutore materiale, che potrebbe essere il terzo fratello Makhkudov. Ecco perché, già durante il primo processo, alcuni giornali scrivevano chiaramente che dal momento in cui è stato evidente che fosse implicati l'Fsb le reali indagini sull'omicidio di Anna si sono interrotte ed è sceso un velo di omertà.
La Cpj , Commitee to Protect Jounalists, alla notizia della richiesta di nuove indagini sull'omicidio della Politkovskaya ha dichiarato: "Sosteniamo l'appello della famiglia della Politkovskaya perché ci sia una rinnovata ed approfondita fase di indagine. E' necessario che la procura fortifichi l'impianto probatorio prima che vengano nuovamente processati gli imputati. Le autorità devono concentrare le proprie risorse nell'identificare, arrestare e condannare tutti gli assassini di Anna - compreso l'esecutore materiale, l'intermediario ed i mandanti del suo omicidio".

Anna Politkovskaya era corrispondente della Novaya Gazeta, quotidiano dell'opposizione.
I suoi articoli sulla seconda guerra in Cecenia, le torture, esecuzioni di massa, rapimenti ed abusi dei militari russi sui civili ceceni l'avevano resa una delle figure di maggior rilievo nella denuncia delle violazione dei diritti umani nel Paese, tanto che nel 2002 fu la stessa Politkovskaya a trattare la liberazione di alcuni ostaggi con i terroristi ceceni che avevano preso d'assalto il teatro della Dubrovka, a Mosca. La giornalista era stata più volte minacciata di morte ed aveva subito un tentativo di avvelenamento nel 2004. Nel novembre 2006 moriva a Londra Alexander Litvinenko, ex colonnello del Kgb ed oppositore di Putin, rifugiatosi in Gran Bretagna e avvelenato mentre indagava sull'omicidio di Anna Politkovskaya.

In Russia gli omicidi dei giornalisti restano impuniti. I dati della Cpj mostrano che la Russia è al terzo posto per le morti di giornalisti legate al loro lavoro, preceduta solo dall'Iraq e dall'Algeria. L'ultimo omicidio risale a meno di un mese fa, il 15 luglio, con l'assassinio di Natalya Estemirova che, come la Politskovskaya, aveva denunciato i crimini russi compiuti contro i civili in Cecenia. Solo qualche mese prima, il 19 gennaio, veniva uccisa a colpi di pistola Anastasiya Baburova, 25 anni, corrispondente freelance della Novaya Gazeta, mentre camminava per le strade di Mosca con l'avvocato per i diritti umani Stanislav Markelov, assassinato anch'egli in quel momento. La Baburova è la quarta giornalista della Novaya Gazeta uccisa dal 2000.

Segnali in controtendenza?. Nonostante i recenti omicidi rendano evidente la condizione della libertà di stampa in Russia, dal mondo politico arrivano segnali che appaiono in controtendenza. In aprile Dmitry Medvedev è stato il primo Capo di Stato russo a rilasciare un'intervista alla Novaya Gazeta, ne ha visitato gli uffici ed ha promesso una riforma del sistema giuridico che tuteli i giornalisti. All'interno di un più ampio piano legislativo contro la corruzione, le nuove norme dovrebbero garantire ai giornalisti che indagano su fatti di corruzione di ottenere la protezione speciale che viene accordata ai testimoni in pericolo durante i processi.

Interessi politici e libertà. In occasione della morte di Anna Politkovskaya, Joan Smith, giornalista dell'Independent, scriveva che "l'impegno di Putin nella cosiddetta guerra al terrorismo e la dipendenza dei paesi occidentali dalle risorse energetiche russe frenano i governi occidentali da una netta condanna del governo russo". Erano gli anni dell'amministrazione Bush. Il mese scorso in un'intervista alla Novaya Gazeta, il nuovo Presidente statunitense Barack Obama aveva risposto con estrema cautela alla domanda di un giornalista su quale sarà l'attenzione della nuova amministrazione degli Stati Uniti sul rispetto dei diritti umani in Russia, sottolineando gli interessi comuni dei due Paesi nella lotta agli estremisti in Afghanistan e Pakistan e il comune interesse nel rispetto dello stato di diritto. La linea politica sulla libertà d'espressione in Russia non pare mutata.

Chiara Avesani