12/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Acnur: Oltre cento morti nell’ultima settimana tra Somalia e Yemen
Il Golfo di AdenSono annegati tra le onde del Golfo di Aden mentre tentavano di raggiungere lo Yemen, dopo aver lasciato il porto somalo di Bossasso a bordo di un’imbarcazione sguarnita e forse sovraccarica di persone e cose. In tutto 110 persone, forse 111, tra donne, uomini e bambini, dei quali, a parte la nazionalità (erano somali ed etiopi) forse non si avrà mai un nome, una foto o un ricordo: erano immigrati clandestini, e quel tratto di mare, per quanto lontanissimo dalle nostre coste, era il primo passo di una lunga odissea verso l’Europa.

I numeri dell'ecatombe. La notizia è stata riportata dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur/Unhcr), che cita alcune fonti in Yemen. Qui, nel centro di assistenza della località meridionale di Mayfa’a sono arrivati nell’ultima settimana 450 immigrati clandestini, partiti il 3 marzo scorso su sei imbarcazioni da Bossasso.
Secondo la loro ricostruzione, una delle barche sarebbe affondata, trascinando con sé 93 passeggeri. I soli quattro superstiti sarebbero stati recuperati dalle altre barche e portati in salvo.
Quattro giorni dopo, sempre secondo l’Acnur, a 85 persone stipate su un’altra imbarcazione sarebbe stato ordinato di saltare in acqua ad alcune centinaia di metri dalla costa yemenita. Non tutti ce l’hanno fatta. Diciassette (o diciotto) di loro non sapevano nuotare.
I sopravvissuti, raggiunta la località costiera di Bir Ali, e dopo essere stati intercettati dalle autorità locali e portate al centro dell’organizzazione, hanno raccontato che altre 1500 persone di nazionalità somala ed etiope sono in procinto di arrivare in Yemen attraverso il Golfo di Aden.
 
Un sbarco di clandestini somali in Yemen avvenuto alcuni anni fa. (Fonte: Bbc)Onde assassine. Il piccolo tratto di mare che separa l’Africa dalla penisola arabica è teatro di un continuo andirivieni di barche e pescherecci nelle quali, ammassati in condizioni spesso estreme, un numero incalcolabile di persone tenta l’ultima, disperata partita con la fortuna per sfuggire a guerre, persecuzioni, povertà, carestie. Ma a differenza dello stretto di Gibilterra e del Mediterraneo - gli altri punti di passaggio obbligati per l’immigrazione clandestina verso l’Europa - questa rotta è molto meno sorvegliata e gode di minor copertura mediatica. Chi l’attraversa spesso crede di ottenere un lavoro e di raggiungere l’Europa attraverso una via alternativa al deserto del Sahara. Per molti non è così. “I clandestini non sanno di essere finiti nella rete di un’organizzazione criminale attiva sia in Africa che in Yemen e nei Paesi circostanti”, spiega da Ginevra Teodora Suter, ricercatrice presso l’Organizzazione Internazionale per la Migrazione. “Uno degli esempi più noti è quello del traffico di ragazze etiopi in Libano. Ma ci sono molti altri casi di persone alle quali vengono fatte false offerte di lavoro nei Paesi arabi, o viene promesso un semplice passaggio per l’Europa, allo scopo di estorcere loro denaro per attraversare il golfo di Aden. Per questo, quando ci riferiamo a quest’area geografica parliamo soprattutto di tratta, piuttosto che di traffico”.
 
“E’ un passaggio poco monitorato dalle autorità o da organizzazioni della società civile”, dice la portavoce dell’Acnur Marie-Helene Verney. "Non abbiamo idea di quante persone attraversino quel tratto di mare ogni anno. Ma sappiamo che sono diverse migliaia. Solo la settimana scorsa sei imbarcazioni stracariche di disperati hanno raggiunto le coste dello Yemen meridionale. I trafficanti, di cui si sa poco, se non che sono molto ben organizzati sia in Somalia che in Yemen, si disinteressano di loro e delle effettive condizioni della barca. E’ perciò evidente che tragedie come quelle dei giorni scorsi accadono spesso".

E casi simili non mancano. Nel 1998 una barca diretta in Yemen dalla Somalia colò a picco in mare aperto. I morti furono 180. Tre anni dopo altre 86 vittime, e nel maggio del 2002 ancora un’ecatombe: 90 morti annegati per l’affondamento di un’imbarcazione partita sempre da Bossasso.

Pablo Trincia

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