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Sono annegati tra le onde del Golfo di Aden mentre tentavano di raggiungere lo
Yemen, dopo aver lasciato il porto somalo di Bossasso a bordo di un’imbarcazione
sguarnita e forse sovraccarica di persone e cose. In tutto 110 persone, forse
111, tra donne, uomini e bambini, dei quali, a parte la nazionalità (erano somali
ed etiopi) forse non si avrà mai un nome, una foto o un ricordo: erano immigrati
clandestini, e quel tratto di mare, per quanto lontanissimo dalle nostre coste,
era il primo passo di una lunga odissea verso l’Europa.
Onde assassine. Il piccolo tratto di mare che separa l’Africa dalla penisola arabica è teatro
di un continuo andirivieni di barche e pescherecci nelle quali, ammassati in condizioni
spesso estreme, un numero incalcolabile di persone tenta l’ultima, disperata partita
con la fortuna per sfuggire a guerre, persecuzioni, povertà, carestie. Ma a differenza
dello stretto di Gibilterra e del Mediterraneo - gli altri punti di passaggio
obbligati per l’immigrazione clandestina verso l’Europa - questa rotta è molto
meno sorvegliata e gode di minor copertura mediatica. Chi l’attraversa spesso
crede di ottenere un lavoro e di raggiungere l’Europa attraverso una via alternativa
al deserto del Sahara. Per molti non è così. “I clandestini non sanno di essere
finiti nella rete di un’organizzazione criminale attiva sia in Africa che in Yemen
e nei Paesi circostanti”, spiega da Ginevra Teodora Suter, ricercatrice presso
l’Organizzazione Internazionale per la Migrazione. “Uno degli esempi più noti
è quello del traffico di ragazze etiopi in Libano. Ma ci sono molti altri casi
di persone alle quali vengono fatte false offerte di lavoro nei Paesi arabi, o
viene promesso un semplice passaggio per l’Europa, allo scopo di estorcere loro
denaro per attraversare il golfo di Aden. Per questo, quando ci riferiamo a quest’area
geografica parliamo soprattutto di tratta, piuttosto che di traffico”.Pablo Trincia