17/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



La cattura di Saddam e la stampa
Cattura di Saddam HusseinMestiere difficile quello di giornalista: dovrebbe osservare, guardare, raccontare. Di certo evitare d’immaginare o peggio diffondere le strane storie del grande ‘Barnum della disinformazia’, che ha rubato ancora una volta la scena alla realtà.

La cattura di Saddam Hussein
. All’improvviso l'agenzia iraniana ‘Irna’ citando il capo dell'Unione patriottica del Kurdistan, Jalal Talabani, informa il mondo della cattura dell’ex presidente iracheno. Sono le 11.40, ora italiana, del 14 dicembre scorso. La notizia si diffonde in men che non si dica. Dopo meno di due ore le immagini del prigioniero invadono gli schermi televisivi. E’ un uomo malconcio, la lunga barba grigia, gli occhi spaventati. Il suo rifugio è una buca nel terreno, accessibile per uno stretto foro, con un sistema artigianale di ventilazione. Lo avrebbero trovato, secondo le informazioni diffuse dal comando americano in Iraq i 'peshmerga' curdi e la ‘Task force 121 - Death Squad’, con il supporto di molti altri soldati Usa, circa 600, e l’ appoggio di elicotteri e aerei da caccia. Dopo poco è già disponibile l’esame del Dna, che permette di non avere più dubbi sull’identità dell’uomo della buca. Sappiamo che l’Unità 121 potrebbe dipendere dalla Cia, dal Quartier Generale dello spionaggio americano a Langley e non dal Pentagono, a Washington DC. Che significa? Che i responsabili della cattura di Saddam Hussein non sono i militari. Perché l’Irna lancia la news per prima? Perché il leader curdo Talabani informa gli iraniani e non, per esempio, la Cnn? L’esame del Dna si può fare in così breve tempo? Sappiamo, ancora, che le condizioni in cui il rais viveva erano molto difficili. Un ambiente sporco, nella cucina della piccola casa di campagna vicina alla ’tana’ e che fungeva da supporto logistico del fuggiasco, gli specialisti della 121 trovano piatti non lavati e scarso cibo. Unica ricchezza qualche lattina di Coca Cola e bastoncini di cioccolata Mars. Le televisioni ci mostrano subito un medico intento a controllare la bocca del lacero barbuto e, per l’occasione, nessun ‘garantista’ trova immorale la ripresa, anche se il protagonista è stato un feroce dittatore.
Da quelle 11.40 di domenica i commenti si sprecano, mentre le notizie certe si contano sulle dita di una mano. “Collabora e rivela i nomi di molti fedelissimi”, ma anche: “Si rifiuta di collaborare e rivendica il suo ruolo”, scrivono i giornali.
Le domande, semplici semplici, però, sono nascoste tra le righe: è davvero sabato notte il momento della cattura? Un capo clandestino, maniacalmente legato all’igiene personale, imperatore di un mondo nel quale si era abituato ad avere potere di vita e di morte, perché si è rifugiato in un buco lercio e ha lasciato che la trascuratezza lo rendesse simile a un barbone? Perchè non aveva guardie del corpo in grado di opporre resistenza? Il piccolo esercito che doveva catturarlo ha trovato un uomo solo, è logico? I peshmerga curdi che ci facevano lì? La valigia coi soldi a che serviva? Che sistema usava per comunicare? C’erano radio, telefoni satellitari? Se c’erano staffette come mai non sono state catturate?

Le conseguenze politiche. Qui le illazioni si sono moltiplicate in modo esponenziale, ma senza gran coerenza. Alcuni hanno sostenuto che la ‘resistenza’ irachena, dopo l’arresto avrebbe dato colpi di coda, ma che la sua fine è annunciata. La rielezione di Bush, il presidente statunitense, con la cattura è descritta come certa, mentre la ricostruzione dell’Iraq, con l’uscita di scena di Saddam, non troverà più ostacoli.
Come sempre alcune domande. Qual è il peso nella ‘resistenza’ degli integralisti islamici, in parte entrati dall’esterno, molti dall’Iran (ricordare l’Irna)? Ansar al Islam, la forza terroristica islamica irachena, come si è organizzata? Qualcuno ne ricorda il radicamento (combinazione) in zone curde? Tra il Tigri e l’Eufrate il Mossad , il servizio segreto israeliano, è il consulente per eccellenza delle forze della Coalizione. Che ruolo ha avuto il ‘servizio‘ nell‘episodio dell’arresto? Il comando politico-militare delle forze di opposizione agli Usa in Iraq, secondo alcuni osservatori, non ha un comando centrale, ma esistono collaborazioni ‘tattiche’ tra uomini del partito Baath, al governo prima della guerra, e integralisti sciiti. Cosa succede dopo la cattura del raìs? Puntuali le autobomba hanno continuato ad esplodere? Chi organizza le azioni?

Ultima nota. “Gli iracheni hanno sempre detto che le armi di distruzione di massa sono state distrutte nell'estate 1991 e, a mio avviso, non ci sono piu' armi di distruzione di massa nel Paese”. Chi lo ha dichiarato? Hans Bilx, in una conferenza stampa Stoccolma. Era il capo degli ispettori Onu che per mesi le ha cercate. Il motivo della guerra, a suo parere, è caduto. Con Saddam Hussein.

La stampa. Torniamo al mestiere dei giornalisti. Da tempo, forse da sempre, si possono nutrire fondati dubbi sull’indipendenza della stampa. In fondo una macchina editoriale ha dei costi, una struttura tecnica e operativa, una politica editoriale da costruire o rappresentare. Tuttavia esiste un limite invalicabile che separa la propaganda dall’informazione. Quel limite è dato dal senso di responsabilità verso i lettori. Le omissioni, l‘omologazione, lo spettacolo dei cronisti ‘enbedded’, arruolati con le truppe, devasta sempre più le coscienze. Non è possibile negare che una mistificazione al giorno sia come una piccola dose di veleno quotidiano. Le sostanze tossiche uccidono, inesorabilmente. Senza falsi moralismi, ma con la consapevolezza che quasi trenta conflitti devastano in questo istante il pianeta Terra. Almeno per il rispetto che si deve ai milioni di vittime civili, si spera che qualche domanda trovi una risposta. Non ispirata dalla ‘velina’ del giorno, ma dal sincero lavoro di qualche giornalista, per una volta, sincero.

Roberto Bàrbera
 
Categoria: Guerra, Media
Luogo: Iraq