Kashmir, verso la pace fra mille ostacoli.
scritto per noi da
Andrea Carbonari

In questi giorni centinaia di persone stanno facendo
la fila davanti agli uffici pubblici nelle due parti del Kashmir.
Sia gli
abitanti della zona sotto il controllo dell'India (compresa nello stato dello
Jammu e Kashmir) sia coloro che risiedono nella porzione in mano al Pakistan
(chiamata Azad Kashmir) sperano di ottenere uno dei permessi speciali che
consentirà loro di prendere un autobus e di andare a trovare i parenti che non
vedono da decenni, qualcuno addirittura dal 1947. I governi di Nuova Dehli e
Islamabad hanno raggiunto infatti il 14 febbraio un accordo per l'avvio di una
linea d'autobus che collegherà Srinagar (capitale estiva dello Jammu e Kashmir
e principale centro della regione) con Muzaffarabad, capoluogo dell'Azad Kashmir.
Tale linea, che dovrebbe partire ufficialmente il 7 aprile prossimo, consentirà
il ricongiungimento di nuclei familiari separati dalla Linea di Controllo, il
confine provvisorio che dal 1947 divide questo territorio che India e Pakistan
rivendicano nella sua interezza.
La linea di trasporto è una delle Confidence Building
Measure ("Misure per la Creazione della Fiducia", CBM,) messe in atto
dai rispettivi governi per cercare di arrivare all'instaurazione di un clima di
pace fra due paesi che dal 1947, anno della loro nascita dalle spoglie del
dominio britannico, hanno combattuto tre guerre. Intanto anche iniziative come
la turné che in questi giorni la nazionale pakistana di cricket sta compiendo
in India permettono di creare relazioni amichevoli fra i due vicini. Il
processo di pace avviato nel 2004 sembra dunque proseguire, pur fra mille
ostacoli.
Contestazioni. Non tutti gli abitanti dello Jammu e Kashmir sono
favorevoli a quest'iniziativa. Sia sul piano politico sia su quello della
sicurezza sono molti coloro che criticano la nuova via attraverso i due Kashmir
e la giudicano come una mossa di facciata di Nuova Dehli. Alcuni dei movimenti
membri della Conferenza di Tutti i Partiti Hurryiat, che riunisce coloro che
lottano sul piano legale per l'indipendenza del Kashmir o per la sua unione al
Pakistan, hanno espresso la loro sfiducia per un'iniziativa che non risolve la
questione del Kashmir. I gruppi terroristici attivi nello stato indiano, fra i
quali si è distinto negli ultimi mesi il Lashkar-e-Taiba, hanno già annunciato
che tenteranno di sabotare la linea di trasporto. Tali soggetti conducono una
campagna di lotta contro le istituzioni che secondo alcune stime dal 1989 a
oggi ha causato 66mila morti. Negli ultimi mesi i guerriglieri hanno cercato anche
di boicottare le elezioni amministrative che sono in corso da gennaio in varie
località dello Jammu e Kashmir, uccidendo due candidati e alcune altre persone
in diversi attentati. Intanto le consultazioni elettorali, che non si tenevano
da 27 anni nello stato, continuano, anche se l’azione della Conferenza Hurryiat
ha ridotto di molto l'affluenza alle urne.

Un processo lento e graduale. La questione del Kashmir, inoltre, è la principale ma
non l'unica fra quelle che vedono le due nazioni confrontarsi sul piano
diplomatico e non più sul campo di battaglia. Stanno poi per essere avviati
progetti che, se realizzati, aumenteranno i legami economici, facendo così
diminuire le probabilità che Islamabad e Nuova Dehli, entrambe dotate dell'arma
atomica, si combattano per la quarta volta. I negoziati procedono lentamente,
dal momento che nessuno dei due governi vuole fornire all'altra parte, ma
soprattutto alla propria opinione pubblica, l'impressione di cedere davanti
all'avversario. Il Pakistan, sulla questione del Kashmir, afferma di voler
difendere gli interessi delle popolazioni di religione islamica che vivono
nello Jammu e Kashmir: qualsiasi decisione insomma dovrà trovare l'approvazione
dei cittadini. L'India invece ha sempre gestito le trattative come un affare
fra i due governi. Senza dubbio Nuova Dehli negozia da una posizione di forza
dal punto di vista politico ed economico, ma ha in ogni caso l'interesse ad
avviare relazioni economiche con l'ex nemico. Il vero pericolo, allo stato
attuale, è costituito da un eventuale cambio improvviso al vertice del
Pakistan, paese retto ancora da una dittatura militare (anche se sono notevoli
i progressi in atto verso il ritorno alla democrazia). Se il presidente
pachistano Musharraf dovesse essere sostituito da qualche altro militare meno
disposto al negoziato con l'India, il processo di pace verrebbe sospeso a tempo
indeterminato.
L'avvio della nuova linea d'autobus e il fatto che le
elezioni amministrative nello Jammu e Kashmir si siano svolte finora senza
incidenti di rilievo fanno pensare che la pace continuerà il suo cammino nel
Kashmir.