15/11/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



In Bolivia Carlos Mesa succede a Gonzalo Sanchez de Losada
BoliviaAd un anno dalla sua elezione, il presidente Gonzalo Sanchez de Losada si è trovato di fronte ad una difficile decisione: scegliere se assecondare le richieste avanzate dagli ampi strati della popolazione boliviana o al contrario adottare le riforme consigliate dal Fondo Monetario Internazionale. Ha scelto la terza. E’ scappato nottetempo, con sei suoi famigliari, destinazione Miami. Gli succede il vice presidente Carlos Mesa Gisbert, noto giornalista e storico. Il leader del Movimento Nazionalista Rivoluzionario (Mnr) Sanchez de Losada è stato eletto presidente della Repubblica boliviana nell'agosto del 2002. Meno di un anno dopo si è ritrovato a dover affrontare alcuni nodi fondamentali per lo sviluppo del Paese. In primo luogo si pone la questione legata ai "cocaleros", i coltivatori di coca. Sotto le pressioni degli Stati Uniti, il presidente boliviano si è adoperato per la distruzione delle piantagioni di coca per sostituirle con colture alternative.

I "cocaleros" hanno però reso pubblico il loro dissenso con manifestazioni e proteste. Essi sostengono che le coltivazioni di coca potranno essere eliminate solo nel momento in cui vi sia una reale alternativa a cui destinare la coltivazione dei propri campi. Attualmente a loro avviso non se ne vede alcuna. Protagonisti di proteste, manifestazioni e scontri non sono stati soltanto i cocaleros, ma anche poliziotti, insegnanti e minatori. Nel quadro di tensione sociale e difficoltà di gestione economica si è aperta, e dopo sanguinosi scontri richiusa, la prospettiva di rilancio economico per il paese. La questione del gas naturale (il presidente uscente voleva vendere a Messico e Stati Uniti questa risorsa ad un prezzo bassissimo) ha visto impegnati in scioperi ad oltranza diversi strati della popolazione. Capeggiati dai leaders sindacali, come Evo Morales (foto sotto), i manifestanti hanno fatto in modo che il presidente de Losada firmasse una lettera di dimissioni, per altro accettata quasi all’unanimità dal parlamento. Adesso si aprono diverse prospettive. Nel suo discorso alla nazione il nuovo presidente Mesa ha promesso un referendum sulla questione gas naturale.

Bolivia “La popolazione sta vivendo momenti di gioia - dice Mirko, italiano che vive a Cochabamba - questa è una grande vittoria del PUEBLO. Speriamo che Mesa mantenga le promesse e non sia un altro dittatore”. Le reazioni internazionali non hanno tardato ad arrivare. Il presidente peruviano, Alejandro Toledo, si dice soddisfatto della risoluzione della crisi boliviana e spera di riallacciare i legami commerciali attraverso la comune frontiera. Approfittando dei cattivi rapporti fra Bolivia e Cile, Toledo potrebbe chiedere a Mesa di ridisegnare il tragitto del gasdotto verso nord. Dal Venezuela, Hugo Chavez, ritenuto dal presidente uscente come uno dei presunti finanziatori del “golpe” insieme alla Libia di Gheddafi, ha fatto sapere di essere felice per la risoluzione dei problemi boliviani. Dal canto suo il vice cancelliere cileno, Carlos Portales, ha espresso la sua speranza affinchè in Bolivia si ritorni ad un clima di dialogo. E’ nota la distanza, non geografica, fra la Bolivia e il Cile, a partire dalla guerra del Pacifico , che da anni hanno abbandonato i rapporti diplomatici. Nonostante tutto, si spera che entro la fine del 2003 si possa dare il via ad un piano economico e commerciale fra i due paesi, non proprio amici, sottoscrivendo un trattato di libero commercio bilaterale.

Alessandro Grandi

 
Categoria: Elezioni, Politica
Luogo: Bolivia