L'ex dittatore e genocida Efraín Ríos Montt non sarà il nuovo presidente del
Guatemala.
Scampato il pericolo, andranno al ballottaggio, il prossimo 28
dicembre, i due candidati più votati: Oscar Berger eAlvaro Colom .
E' questo l'esito delle elezioni che il 9 novembre hanno chiamato
alle urne 5 milioni di guatemaltechi per scegliere il presidente della
repubblica, 158 deputati del Parlamento, 20 del Parlamento
centroamericano (Parlacen), 331 sindaci e altrettanti consigli
comunali.
A Berger, ex sindaco di Città del Guatemala, a capo di coalizione di
destra moderata (il GANA, Gran Alianza Nacional) sono andati il 47,6%
dei voti. A Colom, della UNE, Unidad Nacional de la Esperanza (centro),
il 26,3%.
Ríos Montt, del Frente Republicano Guatemalteco (FRG), il partito al
governo, ha invece raccolto solo l'11% dei consensi. E dal 14 gennaio,
non più deputato né candidato, a Rios Montt scadrà l'immunità che
oggi lo protegge dai giudizi per genocidio. Esce sconfitta anche la
sinistra, corrosa dalle divisioni interne: Rodrigo Asturias, il
candidato della Urng, la Unidad Revolucionaria Nacional Guatemalteca,
ha avuto solo l'1% dei voti. Proprio a causa dei dissidi della Urng,
non ha potuto candidarsi alla presidenza Nineth Montenegro, di ANN,
l'Alianza Nueva Nación, partito di sinistra, sotto il quale si
sarebbero riunite associazioni indigene, sindacati, Ong per i diritti
umani e la Nobel per la pace Rigoberta Menchù .
Ma se l'FRG esce sconfitto alle presidenziali, non altrettanto è
accaduto in Parlamento, dove resta il partito con il maggior numero di
seggi: su 158 deptati, se ne è aggiudicati 45. Al secondo posto il GANA
con 43 deputati e la UNE, con 33.
Quelle di domenica, seconde elezioni dalla fine della guerra civile
(1960-96), sono state caratterizzate da un' altissima, inaspettata
affluenza alle urne: secondo il Tribunale supremo elettorale (il Tse)
ha votato circa il 70 per cento (75% nella capitale) degli aventi
diritto. Il tutto, nonostante il clima di crescente violenza, le
intimidazioni e i disordini provocati dagli ex paramilitari delle
disciolte Pac (Pattuglie di autodifesa civile) che hanno dato alle
fiamme molte schede elettorali.
Siamo di fronte a un cambio democratico? Sì, dal punto di vista
dell'affluenza alle urne. Come spiega Julian Duarte, responsabile
emergenza Unicef in Guatemala, “I cittadini hanno capito che attaverso
il voto possono incidere sul governo, eliminare e sostituire chi
vogliono. Soprattutto, le urne hanno scongiurato il ritorno al potere
di Rios Montt”.
Scampato il 'pericolo Rios Montt', poco cambia, però, a livello di
governo. In un'intervista a BBC world, Iduvina Hernández, direttrice di
Asociación Seguridad en Democracia ha detto che “qualunque sia il
risultato delle elezioni ci troviamo di fronte al semplice
trasferimento del potere da una destra all'altra. Le uniche possibilità
di partecipazione della sinistra sono state annullate”.
In Parlamento, le tre forze maggiori (FRG, GANA, UNE) restano tutte di
destra e centro. L'FRG, partito di Rios Montt e del presidente uscente
Alfonso Portillo , detiene la maggior parte dei seggi. Non solo: i
centri nevralgici di potere continuano ad essere occupati dai familiari
dell'ex dittatore, che in vent'anni ha costruito una vera e propria
'dinastia'. Qualche esempio: il figlio Enrique Ríos Sosa, fino a pochi
mesi fa era capo di stato maggiore, la figlia Zury Ríos, deputata del
FRG, è una possibile candidata alla presidenza per le prossime elezioni
(2007). Deputato anche il nipote Jorge Ríos Muñoz, mentre un altro
nipote, Juan Pablo Ríos Rittscher, è dirigente del Consejo Nacional de
la Juventud (Conjuve), nonché, pure lui, possibile candidato alla
presidenza nei prossimi anni.
“Dietro ciascuno dei nuovi candidati alla presidenza - spiega Julian
Duarte- ci sono precise forze economiche. Berger è un imprenditore e un
rappresentante della destra modernista. Colom, invece, in passato ha
militato a sinistra, aderendo all' Unrg. Poi si è via via avvicinato a
posizioni di destra. Quanto a Rios Montt e il suo partito (l'FRG),
continuano ad avere molta forza. Ma non solo: dato che in Parlamento
nessuno dei tre partiti più forti ha la maggioranza assoluta, ci
saranno degli accordi. Escludo un accordo tra il GANA e l'FRG, mentre
sarà possibile uno tra UNE e FRG. Ovviamente, in modo discreto,
informale. Un'intesa plateale, pubblica toglierebbe voti ad entrambi”.
Lo scadere dell'immunità per Rios Montt, il 14 gennaio avrà conseguenze
sul suo partito? “Non credo", conclude Duarte. "Diventerà un
semplice cittadino e probabilmente il segretario del suo partito.
Finora, non mi risulta che i due candidati alla presidenza si siano
pubblicamente compromessi per portarlo a giudizio”.
Come dire? Cambiare tutto per non cambiare nulla...