30/10/2003
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In un solo fine settimana, il presidente conservatore Uribe ha perso due volte
Doppia sconfitta per il presidente colombiano Alvaro Uribe : il 25
e 26 ottobre ha assistito prima al fallimento del referendum su cui si
era giocato l'immagine (non è stato raggiunto il quorum del 25%) e poi
alla vittoria dei sindaci di centro sinistra nella capitale e nelle
principali città colombiane.
Così, oggi il sindaco di Bogotá -seconda carica dopo il presidente
per importanza politica- è Luis Eduardo Garzón , detto
'Lucho', ex sindacalista e leader del Polo Democratico
Independiente (PDI).
Il centro sinistra si è affermato anche a Medellín, Cali e
Barranquilla, rispettivamente con Sergio Fajardo (indipendente),
Apolinar Salcedo eGuillermo Hoenisberg , mentre Argelino Garzón, (PDI,
centro sinistra), è ora governatore della Valle del Cauca, una delle
province più importanti del paese.
'Una vittoria della speranza', l'hanno definita in molti. Che apre lo
spazio ad una sinistra non armata, ma anche ad un futuro incerto. Si
temono le reazioni della destra, perchè finora tutti i
tentativi di affermazione di forze democratiche in Colombia sono finiti
nel sangue. Intanto, la campagna per i sindaci ha lasciato sul terreno
29 candidati assassinati e una cinquantina di rinunce.
Il referendum voleva imporre una severa manovra fiscale (a partire dal
congelamento dei salari pubblici) e introdurre misure per una riforma
costituzionale in senso antidemocratico:riduzione del numero di
parlamentari, privatizzazione degli organi di controllo dello Stato,
possibilità di anticipare le elezioni presidenziali. La sua riuscita
avrebbe dato a Uribe un potere e un prestigio eccezionali.
Uribe, forte di essere stato eletto al primo turno nel maggio del 2002
(ma quel giorno solo il 46% degli aventi diritto andò a
votare), ha creduto di poter vincere ancora, rischiando tutto in
un referendum inteso come un voto sulla sua persona: una sorta di
plebiscito, un sì o un no per avere carta bianca nei prossimi anni.
Rodrigo Barreda, giornalista del settimanale Cambio , comincia con una
battuta: “Non sappiamo che conseguenze avrà questo voto. Però, da tre
giorni, Uribe è scomparso dagli schermi. E' già un gran risultato”. “Le
domande del referendum - ci spiega - erano 15 e ciascuna introduceva
cambi pericolosi alla democrazia. Non a caso, gli scorsi mesi la Corte
Costituzionale aveva bocciato parecchi punti o ne aveva preteso la
riformulazione. Ma, come diceva Uribe, i quesiti non dovevano essere
votati uno per uno, bensì complessivamente, come atto di fiducia al suo
operato, presente e futuro”.
Il fallimento del referendum ha lasciato attoniti gli stessi
colombiani, che per mesi sono stati bombardati da una campagna
martellante, costata - come ha scritto Desde Abajo - 3500
milioni di pesos, finanziata da banche e imprese (Coca Cola
Suramericana, Avantel, Porvenir, Nacional de Chocolate, Copatria... ).
“All'indomani del voto, è stato come risvegliarsi da un sogno: quello
che Uribe ci ha fatto credere per mesi, grazie a sondaggi che gli
attribuivano un consenso del 75% ”. A parlare è Giacomo Gattorna,
italiano, programmatore informatico, che da anni vive in Colombia, a
Cali. “Era tutto un mondo virtuale, pubblicitario. Il presidente
sbandierava gli ottimi risultati della sua politica e molti dati
difficili da controllare. E' addirittura arrivato a partecipare allo
show televisivo del 'Grande Fratello'. Questo referendum ha
invece aperto uno squarcio sul paese reale . Un paese fatto di povertà,
di violenze, di sfiducia nei confronti del governo. E la borghesia
si è improvvisamente accorta di essere la sola (insieme all'elite di
sempre) a votare Uribe”.
“Ma la vera novità - prosegue Gattorna- è l'affermazione della
sinistra, un fatto che in Colombia ha pochi precedenti, finiti
tragicamente.
Un esempio di quale sia la mentalità in questi paese: i mesi scorsi ho
partecipato alla campagna di astensione al referendum. Alcuni
cittadini, quando ci vedevano con le magliette del candidato di Cali,
ci insultavano: qui la sinistra viene identificata con la
guerriglia. E la gente non le crede più, è stanca di violenza e
sospetta che anche Farc ed Eln usino l'ideologia per continuare i loro
affari miliardari nel narcotraffico e nei sequestri. Che quindi oggi il
centro-sinistra salga al potere e lo faccia senza armi, è un concetto
nuovo per molti colombiani. Ma è anche un grande segno di speranza.
Significa dare fiducia a forze nuove, chiedere delle riforme in un
ambito politico e democratico”.
Quali saranno le conseguenze di questo duplice voto?
“A livello nazionale e internazionale Uribe perde credibilità”, spiega
Ivan Forero, storico e sociologo colombiano, da 5 anni in esilio in
Spagna a causa dei suoi studi sulle violazioni dei diritti umani in
Colombia.
“Il presidente - prosegue - non potrà più dire di avere il 75% dei
consensi, quando non è riuscito neanche a raggiungere il quorum del
25%. Soprattutto, dovrà essere rivista la sua credibilità presso gli
Stati Uniti, per i quali la Colombia è il tassello più importante e più
fedele in Sudamerica. Poi crolla la possibilità di una sua rielezione.
Dovrà ridimensionare il progetto economico di finanziamento al Plan
Colombia , per il quale il Tribunal de Cuentas ha già detto che non ci
sono più soldi. E infine, il governo sarà costretto a confrontarsi con
il Parlamento, anzichè procedere a colpi di decreti legge, come ha
fatto finora. Quanto ai sindaci, non sappiamo se ci sarà una
risposta violenta da parte della destra al governo: da lì vengono gli
ordini, perchè i paramilitari agiscono autonomamente solo contro i
contadini. Speriamo di no, ma il rischio è reale.
Ma al di là di qualsiasi pronostico, questa vittoria è una
risposta di dignità da parte della popolazione, che chiede un canale di
opposizione diverso dalla guerriglia. Non è escluso che
l'incoraggiamento sia venuto anche dalle recenti esperienze di Brasile,
Argentina, Venezuela, Ecuador, Bolivia”.
Paola Erba