29/07/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Barzani eletto presidente del Kurdistan iracheno, ma per la prima volta esiste un'opposizione

In fondo non ci credeva nessuno. Troppo forti Barzani e il suo clan per gli altri candidati, ma per la prima volta si è manifestata un'opposizione al sistema nepotistico e corrotto che governa il Kurdistan iracheno.

L'annuncio è arrivato oggi: quando sono state scrutinate il 95 percento delle schede, la coalizione del Partito Democratico del Kurdistan (Pdk) e dell'Unione Patriottica del Kurdistan (Puk) guidata da Barzani ha ottenuto il 68.8 percento dei consensi. E' fatta, salvo terremoti elettorali. Barzani, presidente uscente della regione autonoma del Kurdistan iracheno, alleato con il Puk di Jalal Talabani, attuale presidente dell'Iraq, ha ottenuto il primo consenso elettorale del post Saddam. Nel 2005, infatti, la presidenza era stata decisa dal Parlamento di Erbil e non dai cittadini. Il risultato, però, vede per la prima volta l'ingresso nell'Assemblea curda delle opposizioni di coloro che denunciano la gestione padronale del binomio Barzani - Talabani. Un buon segno per i dissidenti. Troppo forti gli appoggi internazionali e gli affari interni dei clan al potere per sperare in una vittoria, ma il 30 percento dei voti non è poca cosa per liste come Il Cambiamento e il suo leader Noshirwan Mustafa, un ex Puk, che ha denunciato apertamente la corruzione del potere.

Il ticket Barzani -Talabani è quello uscito dalla lotta di resistenza del popolo curdo contro il regime di Saddam. Dopo il 1991, quando l'attacco Usa portò all'istituzione di una forte autonomia curda in Iraq, il clan Barzani e Talabani hanno provato a contendersi il potere con le armi, salvo rendersi conto che non conveniva e quindi allearsi per gestire un enorme potere economico e politico.
Il voto, quindi, rompe un tabù: il potere nel Kurdistan iracheno non è più affare solo del blocco storico, ma in Parlamento si assisterà anche a un'opposizione e alla denuncia di tutte le promesse che i leader storici non hanno saputo mantenere: dalla lotta alla corruzione alla libertà di stampa, dall'emancipazione femminile allo sviluppo economico per tutti.

In tema di appoggi stranieri, a Washington hanno tirato un sospiro di sollievo. Il Segretario della Difesa Usa, Robert Gates, è giunto a sorpresa in visita in Iraq proprio mentre si contavano le schede di voto. Il generale Ray Odierno, comandante in capo delle truppe Usa in Iraq, ieri aveva denunciato il rischio che il governo centrale iracheno e le milizie curde arrivassero al conflitto armato. Il nodo delle relazioni tra Baghdad ed Erbil è noto: lo status di Kirkuk. La città è mista ed è uno dei più ricchi giacimenti di petrolio in Iraq. Washington teme l'espansionismo curdo, anche perché un Kurdistan che contasse anche sui proventi di Kirkuk sarebbe un rischio pure per Turchia e Iran, a loro volta impegnate nel contenere le ambizioni delle comunità curde all'interno.
Inoltre se la zona centrale dell'Iraq, rispetto al nord curdo e al sud sciita, perdesse il controllo di Kirkuk, gli Stati Uniti hanno il timore che i sunniti potrebbero essere tentati dall'idea di iniziare di nuovo la lotta armata.

Gates ha incontrato Barzani (che ha così ricevuto una sorta d'investitura internazionale, visto che non erano ancora noti i risultati ufficiali) e il premier iracheno al-Maliki. L'obiettivo per l'inviato dell'amministrazione Obama era quello di ottenere rassicurazioni in merito alla soluzione 'politica' della vicenda Kirkuk e di tutti gli altri nodi economici e politici tra l'autonomia curda e il potere centrale. Resta ancora da sciogliere, infatti, anche il problema dei contratti di sfruttamento petrolifero che Barzani ha firmato con compagnie straniere (in particolare cinesi) senza il via libera di Baghdad e quello relativo ai gruppi armati curdi che attaccano Iran e Turchia rifugiandosi in Iraq. Baghdad non ha alcuna intenzione di tollerarli, mentre i curdi hanno un problema di opinione pubblica interna nell'arrestare curdi che si battono per le loro comunità. Come ha fatto Barzani in passato, ma quelli erano altri tempi, nei quali non esisteva neanche un'opposizione al clan.

Christian Elia

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