05/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Robert McNamara punta il dito contro l'amministrazione Bush
Robert McNamaraNove anni fa, ripensando alla guerra del Vietnam, scrisse: “Sì, ci eravamo terribilmente sbagliati. Il nostro impegno è di far capire alle generazioni future i perché di quegli errori”. Lui lo ha fatto ampiamente, con tre libri che spiegano nei dettagli il suo pentimento. E ora Robert McNamara, che negli anni delle presidenze Kennedy e Johnson era il segretario alla Difesa degli Stati Uniti (carica oggi ricoperta da Donald Rumsfeld), critica senza mezzi termini la politica dell’amministrazione Bush riguardo l’Iraq, rimproverandole gli stessi sbagli commessi da lui quarant’anni fa.

L’ex numero uno del Pentagono ha parlato per la prima volta di questo argomento in un’intervista rilasciata al quotidiano canadese “Globe and Mail”. Non gli va giù innanzitutto l’unilateralismo dei “neoconservatori” ora al potere: “Quello che stiamo facendo è sbagliato moralmente, politicamente ed economicamente. Ci sono stati momenti, l’anno scorso, nei quali ero assolutamente disgustato dalla posizione che avevamo assunto, quella degli Usa contro il resto del mondo”, dice riferendosi alla decisione di attaccare l’Iraq, incrinando in un colpo solo le relazioni con l’Onu e gli alleati europei.

“Molte persone, me compreso, credono che le Nazioni Unite avrebbero dovuto avere un ruolo ben più grande nella crisi irachena, e personalmente mi fa molto piacere vedere che l’amministrazione ora sta pensando di accrescere il ruolo dell’Onu nella ricostruzione”, aggiunge McNamara. Ma il problema di fondo per lui è più ampio: “Se non riusciamo a convincere della validità della nostra linea le nazioni con valori e interessi simili, dovremmo riconsiderare la linea, e molto probabilmente cambiarla. Se avessimo seguito questa regola non saremmo rimasti impantanati in Vietnam, quando nessuno dei nostri alleati era d’accordo con noi. E oggi non saremmo in Iraq”.

Robert McNamara McNamara, che oggi ha 87 anni, è stato spesso paragonato a Rumsfeld. Già il confronto tra Vietnam e Iraq era inevitabile. Ma ad accomunare i due uomini, oltre alla carica ricoperta, è anche lo stile autoritario e l’approccio alla guerra basato sulla fiducia cieca che deriva dalla superiorità tecnologica statunitense in campo militare, senza preoccuparsi delle motivazioni profonde di chi viene attaccato da una potenza dotata di una forza soverchiante.

E’ questo l’atteggiamento che fece scivolare gli Stati Uniti nella palude indocinese: McNamara lo sa perché l’ha vissuto sulla sua pelle. “Non siamo onniscienti, e l’abbiamo dimostrato in Iraq, credo - dice indicando il fallimento di Washington nel capire la complessità della cultura irachena, e quindi nel prevedere l’estesa guerriglia che ora si trova di fronte sul campo -. Le nuove circostanze e le nuove tecnologie non ci hanno aiutato neanche stavolta”. Perché la guerra non è fatta solo di bombardieri invisibili e bombe intelligenti : la situazione a terra conta ancora, eccome. “E la Casa Bianca ha ignorato o almeno tenuto in scarsa considerazione le indicazioni provenienti dai soldati che vivono la guerra ogni giorno”.

McNamara critica l’amministrazione Bush anche per l’ostilità dimostrata nei confronti del Tribunale Penale Internazionale (Washington non vuole ratificarne lo statuto, il che sottrae al giudizio della Corte i cittadini statunitensi): “Dovremmo ridurre il rischio di omicidi e catastrofi nel mondo, ma non ci stiamo dedicando la minima attenzione. Per esempio, non sosteniamo le cose che hanno questo obiettivo, come il Tribunale Penale Internazionale. Gli Usa gli sono completamente contrari, ma credo si sbaglino in pieno. Non solo si rifiutano di sostenerlo, ma tentano anche di corrompere gli Stati che lo sostengono”.

Anche per questo, spiega, bisogna fare marcia indietro il prima possibile. “Dobbiamo riparare le crepe che si sono create con tante, troppe potenze nel mondo e con molte istituzioni importanti”. E’ un po’ quello che auspica la gran parte degli analisti internazionali: vedere il numero uno del Pentagono cambiare idea ora, subito. E non quaranta anni dopo, quando sarà troppo tardi.

Alessandro Ursic

 
Categoria: Guerra
Luogo: Stati Uniti