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A tre mesi dagli scontri post elettorali, l'ex repubblica sovietica torna oggi al voto, voto che potrebbe essere determinante per sancire il definitivo allontanamento del paese dall'area di influenza russa e il suo avvicinamento alla sfera dell'Unione europea. 
Anche se i sondaggi danno per vincente il Partito Comunista, filo-russo, con circa il 31% delle preferenze, secondo gli analisti i quattro partiti filo-europei alleandosi potrebbero raggiungere il 33%, conquistando così i 101 seggi in parlamento necessari per avere la maggioranza.
"Ho votato per la stabilità del paese", ha detto ai giornalisti, all'uscita dal seggio, il leader del Partito comunista, il Presidente Vladimir Voronin.
Alla vigilia del voto, secondo i sondaggi, un elettore su quattro, dei 2,6 milioni di moldovi aventi diritto, si è detto ancora incerto.
La Moldova è in uno stato di agitazione costante dal 5 aprile, quando le precedenti elezioni parlamentari suscitarono violente proteste, dopo che l'opposizione aveva denunciato brogli. Durante gli scontri sarebbero state uccise almeno tre persone e centinaia di manifestanti sarebbero stati arrestati.
Il partito comunista, guidato da Voronin - presidente dal 2001 - nelle elezioni di aprile ha ottenuto la maggioranza relativa, maggioranza che però non gli ha permesso di eleggere il nuovo presidente che dovrà succedere a Voronin, che ha già ricoperto la carica per due mandati, tetto massimo previsto.
Dopo le proteste, i partiti di opposizione hanno boicottato le votazioni per l'elezione del nuovo presidente e dopo che per due volte la votazione è stata nulla, il parlamento è stato sciolto e sono state indette nuove elezioni.
Nel paese la sensazione è che si possano ripetere i violenti scontri del mese di aprile, data la dura repressione di cui sono stati vittime nei giorni scorsi molti sostenitori dell'opposizione.
Nel tentativo di scoraggiare eventuali tentativi di brogli, nel paese sono presenti più di 3.000 osservatori fra stranieri e moldovi.