28/07/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



A Luanda montano le proteste della società civile e delle ONG

Con un provvediemento lampo e forzoso il governo angolano ha sfrattato centinaia di cittadini dalle baraccopoli intorno alla capitale Luanda.

Subito dopo l'azione delle autorità locali nei confronti degli abitanti, una folla ha inscenato una marcia di protesta raggiungendo il palazzo del Parlamento dove era in corso una votazione per la revisione del bilancio 2009. Allertati dall'azione dei protestanti i reparti cinofili della polizia ha disperso i manifestanti in marcia e guidati dallo slogan "Ridateci le nostre case".
La decisione del governo di abbattere le baraccopoli illegali, messa in atto nella giornata di ieri, nascerebbe dalla necessità di costruire nuove e più sicure abitazioni da destinare ai poveri della popolazione. Gli insediamenti erano infatti conosciuti nella zona con i nomi di "Baghdad", "Iraq" e "Camama", per la loro pericolosità e la fatiscenza. Luis Araujo, dirigente della non governativa SOS Habitat, ha denunciato che più di quindicimila angolani sono rimasti senza tetto dall'inizio dello sgombero, sostenendo inoltre come questa manovra sia "uno dei più grandi sfratti forzati degli ultimi anni, nonchè una chiara violazione dei diritti umani in Angola".

Categoria: Diritti, Profughi, Politica
Luogo: Angola