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Le Forze armate honduregne hanno annunciato ieri di voler abbracciare "un'uscita negoziata nel rispetto dell'Accordo di San Josè", auspicato dal presidente costaricense Oscar Arias, che prevede la restaurazione di Mel a determinate condizioni. Con un comunicato stampa pubblicato sul suo sito internet, l'Esercito ha manifestato la propria "subordinazione all'autorità civile" e il rispetto della Costituzione. E mentre il governo di fatto honduregno, capeggiato da Micheletti, sta sottomettendo la proposta di Arias alle differenti istituzioni del paese, è parola del capo di Stato maggiore, Romeo Vasquez, che mai sparerà contro i seguaci di Zelaya che hanno raggiunto la frontiera con il Nicaragua per unirsi al capo di stato legittimo. Parole, parole, parole, dato che il cadavere di un manifestante pro Mel con evidenti segni di tortura le sta già smentendo. Ma Manuel Zelaya, da Las Manos, la località nicaraguense al confine con l'Honduras dove permane da venerdì, sta già guardando oltre.
E' alle file intermedie dell'Esercito che si rivolge, invitandole a ribellarsi al capo e a unirsi a lui, comandante en jefe delle Forze Armate in quanto presidente legittimo d'Honduras. "Come comandante in capo chiedo ai soldati patrioti che pensino a loro figli, alle loro famiglie e si ribellino a Romeo Vazquez, traditore del popolo". Suo, infatti, oltre al blitz che ha preso di forza Zelaya portandolo in Costa Rica e concretizzando il golpe, l'ordine di fermare armi in pugno la sua avanzata di venerdì 24 in territoio honduregno.
Zelya non si rispiarmia nemmeno verso gli Usa di Barack Obama. Con parole di fuoco si è rivolto al governo degli Stati Uniti: "Che affrontino con forza e risolutezza la dittatura", ha tuonato, invitando la Casa bianca a mostrare una volta per tutte la "reale posizione in relazione al golpe". Una critica diretta, dunque, all'atteggiamento tentennante della Casa Bianca, che addirittura attraverso le parole del Segretario di Stato, Hillary Clinton, aveva giudicato "temerario" il gesto di Zelaya di entrare in Honduras scortato da centinaia di manifestanti.
E mentre Mel non si arrende e pressa al confine il governo golpista, questo risponde prolungando il coprifuoco nelle aree di frontiera dalle 2 di lunedì mattina alle 14 di oggi, ore 20 in Italia. Una situazione che va avanti da venerdì 24.
La Commissione interamericana dei Diritti Umani, infine, è intervenuta per condannare ufficialmente l'omicidio di Pedro Mandiel, il giovane preso, torturato e ucciso dalle forze dell'ordine. L'istituzione ha intimato al governo di fatto di tenere in conto dei cittadini di questo paese, dopo l'omicidio di Pedro Mandiel, durante la repressione poliziesca dello scorso venerdì contro migliaia di rappresentanti che si stavano recando alla frontiera con il Nicaragua, per accogliere Zelaya. L'istituzione internazionale ha condannato la morte del giovane e ha preteso "che si investighi questo crimine e si puniscano i responsabili".
Stella Spinelli