23/07/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo 30 anni prima proiezione a Riad, ma viene annullato il festival del cinema di Gedda

Magari non sarà stato un film indimenticabile, ma c'è da scommettere che in Arabia Saudita per molto tempo si parlerà della storia di Menahi, un beduino che va a vivere in città. Metafora di una società intera, una migrazione che rappresenta l'inurbamento di un popolo all'inseguimento del mito del petrolio.

Trenta anni dopo. La storia di Menahi, è stata raccontata da un film che porta il nome del protagonista e che si merita un posto di riguardo nella storia. Non per meriti particolari degli attori, o per la travolgente sceneggiatura, la maestosa scenografia oppure la regia sperimentale. Il film passerà alla storia per essere la prima pellicola proiettata a Riad, la capitale dell'Arabia Saudita, negli ultimi trenta anni.
E' accaduto il 23 luglio scorso e in molti hanno celebrato l'evento come l'inizio di una nuova era nel Paese, nonostante nessuna donna fosse stata ammessa alla proiezione e nonostante il tentativo di alcuni integralisti di bloccare la serata. I produttori hanno atteso cinque mesi per ottenere lo spazio culturale King Fahad Cultural Centre dove si è tenuta la proiezione (gli ultimi cinema sono stati chiusi negli anni Settanta) e hanno potuto fare davvero poca pubblicità all'evento, ma alla fine ce l'hanno fatta. Trecento posti, per due spettacoli al giorno. Tutte esaurite, con file di uomini armati di Coca-Cola e popcorn che sfilavano sotto il naso di alcuni religiosi assembrati all'ingresso che minacciavano le fiamme dell'inferno per coloro che avessero guardato il film. La Rotana, colossale network del principe Alwaleed Bin Talal, che gestisce produzioni in tutto il mondo arabo ma non può farlo in patria, ha celebrato l'evento come una ''pacifica rivoluzione'', anche perché in altre città del regno, come Gedda e Taif, meno conservatrici di Riad, l'iniziativa ha avuto un successo enorme, grazie al fatto che alle proiezioni hanno assistito anche le donne, rigorosamente separate dagli uomini.

Delusione festival. Sembrava troppo bello, per le migliaia di sauditi che ogni anno passano in massa il confine con il Bahrein per andare al cinema, o che si scambiano milioni di file via cellulare e via pc. Molta attesa aveva suscitato il Saudi Arabia Film Festival, in programma a Gedda e organizzato dagli stessi boss della Rotana. Il festival, però, è stato cancellato. Ufficialmente per per la mancanza di tempo sufficiente a organizzarlo, ma conoscendo la macchina organizzativa della Rotana la versione lascia molti dubbi. Sarebbe stata la terza edizione della rassegna, ma questa volta hanno vinto i conservatori, che dal 2006 si battono per l'annullamento della kermesse.
Il principe Bin Talal ha dovuto fermare tutto, dopo che addirittura uno dei suoi fratelli l'aveva attaccato in pubblico per il suo ruolo nella Rotana, venendo meno a una delle regole d'oro del codice interno alla famiglia che ha in mano il Paese: mai attaccarsi in pubblico.
L'episodio rende l'idea di come l'argomento renda particolarmente suscettibili i sauditi.
Nel Paese, come detto, oltre al cinema sono banditi il teatro e tutte le manifestazioni culturali che non abbiano a che fare con i cammelli e i cavalli o con la cultura tradizionale beduina.
Solo che internet e i mezzi di comunicazione moderna hanno cambiato i costumi dei sauditi, in particolare i più giovani. Per quest'anno attori, attrici e registi sauditi (che lavorano tutti all'estero) sono rimasti a bocca asciutta, ma alla fine il fascino della celluloide potrebbe avere la meglio su tanti divieti.

Christian Elia

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