Gli Usa stanno sviluppando un'arma al plasma che provochi il massimo dolore possibile

L’esercito statunitense sta finanziando gli esperimenti per sviluppare un’arma
capace di provocare, nel raggio di due chilometri, il massimo grado di dolore
possibile senza causare danni permanenti. La nuova arma sarebbe per esempio utilizzabile
per immobilizzare i partecipanti a una protesta di piazza. Ma secondo molti neurologi
uno strumento del genere, oltre che deprecabile dal punto di vista etico, rischierebbe
comunque di ledere il sistema nervoso centrale e persino di provocare la morte
delle persone con salute fragile.
Proiettili al plasma. La ricerca, portata avanti dalla
University of Florida, è venuta alla luce quando il
Sunshine Project, un’organizzazione statunitense che si occupa di monitorare gli studi sulle
armi biologiche, ha portato alla luce il contratto con cui lo
US Naval Studies Board ha commissionato gli esperimenti ai neurologi dell’ateneo. Nel
documento, ottenuto grazie alla legge sulla libertà dell’informazione, si mette nero su
bianco lo studio delle “conseguenze sensoriali di impulsi elettromagnetici emessi
con plasma indotto dal laser”. Tutto riguarda i cosiddetti PEP (
Pulsed Energy Projectiles), dei proiettili che azionano un impulso laser capace di generare un plasma
che si espande quando colpisce qualcosa di solido, come una persona.
Gli effetti. Secondo un rapporto dello
US Naval Studies Board del 2003 sulle armi non letali, redatto per la marina statunitense, i PEP hanno
prodotto “dolore e una temporanea paralisi” sugli animali sottoposti ai test.
Dato che il plasma agisce sui neuroni che attivano la sensazione del dolore, il
nuovo studio – finanziato con 514mila dollari – vuole trovare il modo di potenziare
l’effetto per renderlo efficace anche sull’uomo. Il contratto chiede ai ricercatori
di scoprire “i parametri di impulso ottimali per provocare un picco nell’attivazione
sensoriale”, in altre parole di capire quanto dolore è possibile provocare senza
rischiare danni permanenti o la morte della persona.
I pareri dei neurologi. “Tecnicamente, un’arma che immobilizzi una persona esiste già – dice Fabrizio
Di Stani, medico del Centro di Terapia del dolore all’ospedale Umberto I di Roma
– ma stiamo parlando delle pistole in dotazione alla polizia, che provocano una
scarica elettrica. Un’arma al plasma che agisca sui neuroni di tutti quelli che
si trovano nel raggio di due chilometri mi sembra rischiosissima. Non si possono
escludere danni sul sistema nervoso centrale”. Secondo Di Stani, gli effetti dipenderebbero
anche dalla distanza a cui si trova chi è colpito dal plasma. “E’ chiaro che a
20 metri l’intensità dello stimolo sarebbe enorme. Utilizzare uno strumento del
genere contro un gruppo di persone potrebbe essere estremamente pericoloso”.
Per Franco Del Conno, primario del Reparto di Terapia del dolore e Cure palliative
all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ci sarebbe anche il rischio di morte.
“In caso di persone fragili di salute, uno stimolo così intenso potrebbe benissimo
uccidere. I neuroni attivati vanno a gonfiare i vasi sanguigni, la circolazione
sanguigna è sotto fortissima pressione. Non si tratta solo di danni al sistema
nervoso centrale: se uno è debole di cuore, per esempio, provocargli un dolore
fortissimo può farlo rimanere secco. Dal punto di vista etico, di un’arma del
genere penso tutto il male possibile”.