Un report accusa Sharon di complicità nella costruzione di colonie in Cisgiordania
Mercoledì è stato reso pubblico un report sul supporto, del governo israeliano,
alla costruzione di avamposti illegali in Cisgiordania. Il rapporto è stato realizzato
da Talia Sasson, pubblico ministero di Stato di Israele. Era stato commissionato,
lo scorso giugno, dal Primo Ministro Sharon, per controbattere chi l’accusava
di non avere realmente congelato l’attività di insediamento dei coloni in Cisgiordania.
In passato Sharon ha ripetutamente promesso di smantellare gli oltre cento avamposti
ebraici costruiti in Cisgiordania dopo il marzo 2001, come previsto nella Road
Map, il piano di accordi di pace supervisionato dagli Stati Uniti nel 2003. Ma
la promessa non è mai stata mantenuta a causa di “problemi legali”. Le analisi
dell’avvocato Sasson mostrano come i ministeri israeliani dell’Edilizia, dell’Educazione
e della Difesa, lavorarono assieme all’organizzazione non governativa World Zionist
Organization, per “stabilire sistematicamente avamposti illegali”. La Sasson ha
parlato anche di “evidenti violazioni della legge, istituzionali e istituzionalizzate”,
spingendosi a parlare del sistema di appoggio alla colonizzazione come di “uno
stato entro lo stato”.
Un avamposto non è un insediamento. In un editoriale pubblicato su
Bitterlemons.org, Dror Etkes, direttore del dipartimento Settlements Watch della NGO israeliana
Peace Now, sottolineava come la distinzione “tra la discussione sugli avamposti
e la questione generale degli insediamenti non è altro che un successo della destra
vicina ai coloni, per convincere la gente che la presenza di migliaia di israeliani,
al di fuori della sovranità nazionale, sia una cosa normale”. Gli avamposti in
concreto sono piccole enclave ebraiche sorte in punti chiave per rompere la contiguità
dei Territori Occupati. Uno di questi è Migron, dove risiedono solo 40 famiglie;
gli avamposti sono un centinaio e contano in tutto circa 2000 abitanti, ma secondo
Etkes, tenere viva l'attenzione su di loro sarebbe funzionale a mantenere il riserbo
sui veri insediamenti che nel frattempo hanno continuato a crescere. Negli ultimi
dieci anni infatti, colonie come Kochav Yaakov (4000 residenti) o Kedumim (3000),
sarebbero triplicate in estensione e popolazione. Un’altra critica al rapporto
viene da Yariv Oppenheimer, segretario generale di Peace Now, che ha lo giudicato
fuorviante perché “mentre il report veniva redatto, gli avamposti hanno continuato
a crescere e svilupparsi”, al punto che oggi, “sono colonie a tutti gli effetti”.

La zappa sui piedi di Sharon. L’avvocato Sasson, nelle sue conclusioni, raccomandava che Sharon prendesse in
considerazione di intraprendere azioni legali contro impiegati del governo che
avessero partecipato alla costruzione degli avamposti. Ma il Consiglio delle Colonie
ebraiche in Giudea e Samaria, organizzazione non governativa a supporto dei coloni, ha
respinto ogni possibile accusa minacciando di rendere pubblici documenti che incriminerebbero
direttamente Sharon. I coloni e l’opposizione, anche quella interna al partito
del Premier, hanno visto in questo report una ghiotta occasione per attaccare
Sharon e il piano di disimpegno da Gaza da lui sostenuto, sostenendo che il Primo
ministro avesse approvato direttamente la costruzione e l’ampliamento degli avamposti.
I capifila dei movimenti di coloni hanno confermato l’esistenza di una fitta complicità
con le autorità. Zvi Hendel, uno dei loro leader, ha descritto alla radio militare
israeliana il modo in cui, mentre l’Amministrazione Militare della West Bank forniva
i terreni, il Ministero dell’Edilizia israeliano provvedeva alla consegna di abitazioni
mobili, il ministero della Difesa forniva i permessi di trasporto e l’esercito
di occupava della sicurezza dei coloni. L’ex ministro dell’edilizia, Yitzhak Levy,
anche lui un colono, ha rincarato l’attacco: “La persona cui veniva affidata una
abitazione mobile, riceveva anche permessi, infrastrutture, elettricità e acqua
corrente. Pensate che queste cose –ha affermato alla radio militare- possano accadere
dietro le quinte?” Nel 1998, quando era ministro degli Esteri, Sharon invitava
i coloni a barricarsi in cima alle colline della Cisgiordania e a stabilire degli
avamposti; e uno dei picchi nella affluenza verso le colonie iniziò proprio nel
2001, quando divenne Primo Ministro. Aviad Visoli, attivista del Likud e capo
del Land of Israel Task Force ha commentato: “Sharon ha tentato di incriminare
la gente che aveva spedito in cima alle colline, e i coloni risponderanno alla
sua ironia cercando di incriminarlo per la costruzione delle colonie”