11/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



I governi sudamericani contro la malnutrizione infantile
Bambini"Quaranta bambini sudamericani su cento muoiono per mancanza di cibo e di assistenza medica. Ne ho visti morire a decine in Brasile , nonostante i nostri sforzi per aiutarli, per curarli, per dar loro sostegno". Trema ancora la voce a suor Gabriella nel ricordare le tante storie di fame e povertà incontrate nei suoi sedici anni di missione nei 56 villaggi di Don Pedro, nel Maragnon, in Brasile. E´ un´infermiera suor Gabriella, mandata in quella zona impervia per creare una casa di accoglienza, dove aiutare ed educare alla salute gli abitanti della zona. La realtà dei bambini e delle bambine del Brasile è molto simile a quella di molti loro coetanei del continente sudamericano, tanto che tutti i governi latinoamericani, nell'incontro di fine ottobre a Santa Cruz, in Bolivia, hanno dichiarato l´aumento degli investimenti destinati all´infanzia.

"In un anno circa 400mila bimbi e bimbe minori di cinque anni muoiono per cause evitabili - ha affermato la segreteria della riunione ministeriale di Santa Cruz - I ministri reclamano che gli organismi finanziari internazionali semplifichino i meccanismi di condono del debito estero per permettere più investimenti nello sviluppo umano".
"In Brasile i medici sono pochissimi - precisa nel suo racconto la suora infermiera, con lucida determinazione - le medicine costano e le famiglie che vivono isolate in villaggi lontani dai centri principali sono come tagliati fuori dal mondo. Ogni neonato rischia di morire prima dei due anni a causa della diarrea. Le madri, che hanno dai dieci ai quindici figli a testa, messi al mondo dai quindici ai trentacinque anni, sono spesso tristemente assuefatte a questa brutale realtà. ` Tanto non cresce ´, si ripetono, e assistono impotenti alla lenta agonia dei piccoli". Situazioni di immobilità ed esclusione sociale, che solo le lunghe visite a domicilio fatte dalle suore della casa Margherita Caiani , a dorso di mulo o a piedi tra il fango (che nei periodi piovosi dell´anno arriva fino alle ginocchia) stanno riuscendo a smuovere.

"E´ ogni volta una gioia incontenibile - aggiunge la religiosa - vedere arrivare nella nostra casa le mamme coi piccoli in braccio. Quelle donne, almeno loro, hanno sconfitto la rassegnazione e finalmente possono sperare. Spesso basta una soluzione fisiologica per salvare la vita ai piccini, una banalissima flebo che per i paesi poveri vale più dell´oro". In tanti anni di appassionato e duro lavoro qualcosa è cambiato e i miglioramenti sono diventati tangibili. "Le lunghe serate passate nelle loro capanne - dice orgogliosa suor Gabriella - ad insegnare loro le più elementari regole igieniche, le più semplici accortezze, stanno iniziando ad aprirli gli occhi. Adesso molte mamme sanno cosa fare per provare a sottrarre i propri bambini alla morte neonatale, sanno che possono bollire un po´ d´acqua per poi metterla in due cucchiaini in cui mischiarci sale e zucchero, sanno farsi da sole una rudimentale soluzione fisiologica che sostiene il bambino in preda alla dissenteria. Hanno la consapevolezza di poter reagire". E hanno fiducia. Dopo qualche tempo, infatti, la casa Margherita Caiani era invasa ogni giorno da una media di 250 bambini bisognosi di vitamine o di altro genere di medicinali. L´alimentazione, infatti, è scarsa e povera: riso e fagioli, il compenso di giornate passate a lavorare i campi.

"Lì le giornate sono sempre uguali e scandite dall´alba e dal tramonto - precisa suor Gabriella - Non ci sono orari. Diventa un problema persino far prendere loro i medicinali all´ora giusta, perché non hanno la concezione del tempo. I bambini di questi villaggi non vanno a scuola, perché troppo lontani. Per farlo dovrebbero camminare per diciotto chilometri, una distanza impensabile per bambini talmente malnutriti da avere pance gonfie e gambe scheletriche".

Stella Spinelli
 
Categoria: Bambini
Luogo: americhe