Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.9 - 2005 dal 4/3 al 10/3
Iraq. Il
3 due autobombe sono esplose davanti all'ingresso principale del ministero

degli Interni a Baghdad, causando almeno
5 morti, tutti agenti iracheni. Un’altra autobomba è esplosa a Baquba contro il quartier
generale della Guardia Nazionale:
un iracheno ha perso la vita e 14 persone sono rimaste ferite. È stata resa nota la morte di un
soldato americano ucciso il giorno prima a Baghdad nell'esplosione di un'ordigno;
il numero dei soldati americani uccisi in Iraq sale a 1.500.
Il 4, nel tardo pomeriggio Giuliana Sgrena è stata liberata a Baghdad. Nicola Calipari, il funzionario del Sismi che ha gestito la trattativa con i rapitori, è rimasto ucciso da colpi d’arma da fuoco sparati contro l’auto con cui era diretto, insieme
alla Sgrena, all’aeroporto di Baghdad. Ghaib Hadab Zarib, alto ufficiale della
polizia irachena, è stato assassinato ad al Boudair, nel Triangolo sunnita.
Il 5 un ordigno nascosto su una moto è esploso vicino a un ristorante di Baghdad:
4 persone sono rimaste ferite. Lo stesso giorno 4 soldati iracheni sono stati uccisi da colpi di mortaio contro la base di Bakr. In un altro attacco contro la base
di Duluiyah, 90 chilometri a nord di Baghdad, sono morte 6 reclute dell'esercito iracheno.
Il 7, a Baquba, uomini armati hanno attaccato un posto di blocco di soldati iracheni
causando la morte di 5 persone e il ferimento di altre 6. Sempre a Baquba, in un attacco suicida, hanno perso la vita 2 poliziotti iracheni e un civile. Lo scoppio di un’autobomba a Balad, nord di Baghdad, contro l’abitazione di un
ufficiale di polizia, ha provocato la morte di 15 persone, per lo più civili. Un soldato bulgaro è stato ucciso per errore da una raffica sparata da una pattuglia
statunitense.
L’8, 15 cadaveri decapitati sono stati scoperti durante una perquisizione dell'esercito in una vecchia base
militare a Latifiyah, sud di Baghdad. L'imprenditore giordano Ibrahim Maharmeh,
rapito venerdì scorso a Baghdad è stato liberato. Sarebbe stato pagato un riscatto
di 100 mila dollari.
Il 9 sono stati trovati i cadaveri di 30 persone uccise con armi da fuoco nella città di Qaim, al confine con la Siria; tutti indossavano
abiti civili. Un kamikaze alla guida di un camion dell'immondizia si è fatto saltare
in aria contro l'ingresso posteriore del ministero dell'Agricoltura a Baghdad:
2 morti e una trenta feriti. A Baghdad, individui armati hanno attaccato un mini-bus che portava al lavoro
i dipendenti di una società del Kuwait: un passeggero ucciso e tre feriti. Contemporaneamente un'auto-bomba è esplosa nel quartiere di Baladiyat, senza
provocare vittime e causando soltanto danni di lieve entità. Una bomba esplosa
a Bassora ha ucciso un poliziotto e 3 persone tra cui un civile.
Libano. Il
7, in un comunicato congiunto diffuso al termine di un vertice a Damasco tra il
presidente siriano Assad e quello libanese Lahoud, Siria e Libano hanno fatto
sapere che il ritiro del contingente militare siriano (14 mila militari),

verrà
ridispiegato entro la fine di marzo nella zona di confine tra i due Paesi. Il contingente siriano è presente in Libano
dagli anni Settanta.
Nigeria. L’8 almeno 15 civili sarebbero rimasti uccisi in un raid compiuto dai soldati dell’esercito regolare che stavano dando la
caccia ad alcuni miliziani nel Delta del Niger, regione ricca di petrolio. Lo
ha reso noto Amnesty International, che ha raccolto alcune testimonianze secondo
le quali i militari avrebbero dato fuoco ad alcune abitazioni. Il numero dei morti,
secondo alcune fonti locali, potrebbe essere tuttavia superiore a quello denunciato
dall’organizzazione. Nei sei stati nigeriani che fanno parte della regione del
Delta è da anni in atto una guerriglia di alcuni gruppi armati contro le multinazionali
petrolifere, accusate di sfruttare le risorse petrolifere inquinando l’ambiente
e soprattutto non coinvolgendo le comunità locali che vivono in condizioni di
povertà estrema.
Nepal. Il
7 l’Esercito nepalese ha annunciato di aver
ucciso almeno 30 maoisti
nella città occidentale di Sandhikharka, in uno degli scontri più sanguinosi
dal colpo di mano del re Gyanendra (1 febbraio scorso).
Il 1 febbraio scorso Gyanendra ha licenziato il governo e preso i pieni poteri.
Subito dopo ha nominato un nuovo Esecutivo di dieci ministri e ordinato la persecuzione
di tutti i dissidenti. In Nepal dal 1996 è in corso un conflitto tra ribelli maoisti,
che vogliono rovesciare la monarchia e instaurare la repubblica, ed Esercito.
Finora sono morte circa 11.000 persone.
Pakistan. Restano alte le tensioni tra radicali sciiti e radicali sunniti nella città di
Gilgit.
L’8 Mohammed Ayub, un funzionario sunnita, è stato ucciso vicino al suo ufficio.
L’ultimo episodio di violenza a Gilgit risale al gennaio scorso quando fu assassinato
un leader religioso sciita. Intanto nella città sono state rafforzate le misure
di sicurezza.
India. Nel Kashmir indiano il 7 almeno 6 ribelli musulmani sono stati uccisi dalle forze di sicurezza indiane, a cento chilometri dalla capitale Srinagar.
L’8 i guerriglieri hanno assassinato un influente uomo politico mentre tornava dalla
moschea dove si era recato per le preghiere del mattino. Militanti musulmani combattono
dal 1989 contro le truppe indiane. Un conflitto che ha causato almeno 40.000 morti.
Sri Lanka. Tra il 5 e il 6 almeno 10 persone sono morte nelle regioni tamil (nord e est del Paese). Il governo accusa i ribelli delle
Tigri delle uccisioni. Il conflitto tra le Tigri e il governo dura dai primi anni
’80 e ha causato 65.000 vittime.
Colombia. Il 4 Le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane) hanno sferrato un attacco a
sorpresa contro un reparto dell'esercito colombiano:
3 militari sono stati uccisi e
4 sono rimasti feriti.
Il 7 è esplosa una bomba nella zona rurale del municipio de Cajibìo, dipartimento
di Cauca, nel sudest del Paese: almeno 7 morti e 20 feriti, alcuni dei quali gravi. Si tratta di una zona abitata da indios. La tragedia
è avvenuta durante un festival organizzato in una scuola del villaggio Dinde,
a 40 chilometri da Popayan, la capitale dello stato. Sempre il 7 al termine di uno scontro armato tra presunti guerriglieri delle Farc e soldati
colombiani nel dipartimento di Arauca, nel nordest della Colombia al confine con
il Venezuela, sono rimasti coinvolti alcuni civili: 3 contadini morti e 6 feriti.
La Colombia è teatro da oltre 40 anni di una sanguinosa guerra civile. A combattersi
sono i guerriglieri rivoluzionari marxisti, riuniti nelle Forze armate rivoluzionarie
(Farc) e nell’Esercito di liberazione nazionale (Eln), e i paramilitari di destra,
filo governativi, riuniti nelle Autodifese Unite (Auc). Il conflitto ha fatto
finora oltre 150mila morti.
Haiti. Il 7 nel malfamato quartiere di Citè Militare sono morti 2 civili haitiani sotto i colpi di pistola di persone non ancora identificate.
In Haiti non si combatte una guerra vera e propria ma un conflitto sociale causato
da anni di dittature cruente che hanno penalizzato la popolazione.