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Commerciante d'armi, leader del Mend o nessuno dei due, come ama definirsi lui stesso? A parte la sua qualifica, il rilascio di Henry Okah, il presunto capo del Movement for the Emancipation of the Niger Delta, dopo 23 mesi di prigionia, ha improvvisamente fatto calare una calma surreale nel Delta del Niger. In risposta al rilascio, il Mend ha proclamato una tregua di 60 giorni, che durerà fino a metà settembre. Poche settimane prima, il governo nigeriano aveva offerto un'amnistia ai ribelli che volessero consegnare le armi, amnistia che scadrà ad inizio ottobre e di cui ha beneficiato lo stesso Okah. In questo lasso di tempo, le parti riusciranno ad avviare i tanto sospirati colloqui di pace?
La liberazione di Okah, catturato in Angola due anni fa e accusato di essere il principale fornitore di armi ai ribelli nigerani, viene incontro a una delle principali richieste del Mend. I ribelli, che con i loro attacchi alle installazioni petrolifere e ai dipendenti delle compagnie straniere hanno fatto calare la produzione nigeriana di circa il 20 percento, hanno sempre posto come precondizione ai colloqui la liberazione del loro uomo. Liberazione arrivata dopo lo spettacolare attacco al deposito di Atlas Cove, che rifornisce di petrolio l'intera città di Lagos, lo scorso 12 luglio. Un'operazione che ha dimostrato la capacità dei ribelli di colpire obiettivi anche fuori dal Delta, e che ha fatto suonare un campanello d'allarme nelle stanze governative.
Al momento, però, le autorità nigeriane non sono pronte a concedere ai ribelli l'evacuazione dal Delta della Joint Task Force, accusata da civili e ribelli di aver commesso numerosi crimini contro i civili durante le operazioni di sicurezza lanciate tra maggio e giugno nella regione. Certo, la tregua proclamata dal Mend contribuirà ad allentare la tensione nella zona, causata dall'evacuazione forzata di migliaia di civili compiuta da esercito e polizia. Ma le cause che foraggiano il conflitto nel Delta rimangono più forti che mai.
Da una parte i ribelli, che accusano governo e compagnie petrolifere di sfruttare le ricchezze petrolifere del Delta senza concedere nulla alle comunità della zona, e rivendicano per queste ultime una maggiore quota dei proventi petroliferi e più potere politico. Dall'altra parte il governo, che bolla i movimenti armati del Delta come "delinquenti" interessati solamente al contrabbando di petrolio e ai riscatti ottenuti grazie al rapimento del personale straniero impiegato nella regione. Finora, tutti i tentativi di arrivare a una pace duratura nel Delta sono falliti, e non è detto che la liberazione di Okah basti per convincere le parti a sedersi al tavolo delle trattative. Anche perché l'aura di mistero che circonda il personaggio non ha mai permesso di capire appieno quanto sia forte l'influenza del presunto commerciante di armi sui ribelli del Delta.
Matteo Fagotto