11/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Attentato nella capitale spagnola contro i treni pendolari
Strage a MadridAlmeno 173 morti e 898 feriti. E' l'ultimo bilancio degli attentati che questa mattina hanno sconvolto la Spagna. Le esplosioni sono avvenute a Madrid in tre stazioni della linea utilizzata quotidianamente dai pendolari per recarsi al lavoro. Le fermate prese di mira sono quelle di Atocha ed El Pozo, in centro, e Sant’Eugenia, in periferia.

Le autorità hanno fatto sapere che gli attentati potrebbero essere opera dell'Eta, (Euskadi Ta Askatasuna, Paesi Baschi e Libertà) l’organizzazione terroristica che lotta contro lo Stato spagnolo per l'indipendenza dei Paesi Baschi.

Le esplosioni si sono susseguite nell’arco di mezz’ora, fra le 07.30 e le 08.00. Secondo le prime testimonianze la deflagrazione più violenta ha distrutto diversi vagoni del treno pendolare della linea che porta alla stazione di Atocha. Dopo aver isolato la fermata e fatto evacuare la zona le forze dell’ordine hanno costruito un primo posto di pubblico soccorso.

Non meno violente risultano essere le altre esplosioni avvenute a El Pozo, vicino al parlamento di Madrid, nella parte sud orientale della città, dove i morti sarebbero più di 20 e a Sant’Eugenia, nella periferia della città dove le vittime potrebbero essere più di 15.

Strage a Madrid Nella città si sono vissuti momenti di forte panico. Un rappresentante del movimento basco Batasuna però, ha detto di rifiutare l’idea che gli attentati di Madrid siano opera di Eta, ma secondo la sua opinione la responsabilità deve essere attribuita alla "resistenza araba". La percezione è che il bilancio finale di questi ignobili attentati sarà pesantissimo.

Le testimonianze. Carlos scrive via computer dal suo ufficio della Indira, nel centro di Madrid. "Dopo le esplosioni è andata via la luce due volte. Le linee telefoniche non funzionano. La gente è ammutolita. Continuano ad arrivare voci su nuove esplosioni. Siamo tutti convinti che sia stata l'Eta, che ha deciso di 'votare' due giorni in anticipo..per il Pp di Aznar. Devo andare: stanno chiudendo, ci mandano a casa..."

Stamattina Marta è andata al lavoro in macchina. Si è messa il grembiule e ha cominciato a servire caffè nel bar Kapital ai madrileni ancora assonnati. Ha sentito un’esplosione, poco lontano. Poi, alla radio, le notizie di un’altra deflagrazione e poi un’altra e un’altra ancora. “E’ davvero desolante”, racconta con tono rassegnato. “Tutta la zona è bloccata. Ci sono la polizia, le ambulanze. Ci siamo rassegnati a vivere così, nel terrore. E appena sentiamo parlare di un’esplosione ci vengono in mente subito loro: quelli dell’Eta”.

Ramos è seduto nel suo ufficio dell’hotel Chan Marìn, non lontano dal luogo di una delle esplosioni. Ha un forte accento madrileno, la voce roca. Parla con tono deciso. “Prendo il treno tutte le mattine, faccio anch’io quella tratta. Provo rabbia, tanta rabbia. Solo una bestia può aver concepito un attacco del genere. Quattro bombe su treni pieni di pendolari proprio in quella fascia oraria (le 7.45, ndr)… Ciò nonostante sono sereno, come tanti altri madrileni. Risponderemo a questi macellai e lo faremo andando a votare e dimostrando che vogliamo la democrazia. La società spagnola crede in questo, non nei terroristi che la dilaniano”.

Julia è la direttrice di un centro artistico di fronte alla stazione di Atocha, uno dei quattro luoghi dove è avvenuto l’attentato. “E’ terribile. In questi momenti si prova un senso di indignazione e di impotenza. Non c’è cosa più facile che colpire un treno pieno di gente. Io prendo la metropolitana tutti i giorni e so cosa vuol dire non sentirsi mai sicuri. Qui di fronte continuano a passare ambulanze, anche se alcuni feriti sono in condizioni talmente gravi che non fanno nemmeno in tempo ad arrivare all’ospedale. Ma è anche vero che di fronte a queste situazioni nessuno si perde d’animo. Ci sono centinaia di persone che da stamattina fanno la fila per donare il sangue. I madrileni e la Spagna sanno come rispondere a questi sanguinari. Domenica andremo a votare e dimostreremo a tutti cosa vogliamo veramente: un Paese civile e democratico”.
 
Categoria: Storia
Luogo: Spagna