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Un gruppo di manifestanti ultraortodossi si è scontrato duramente con la polizia a Gerusalemme, dopo tre giorni di protesta contro l'arresto di una donna accusata di far soffrire la fame al figlio.
Secondo un bilancio provvisorio almeno tre persone sono rimaste ferite negli scontri. La trentenne arrestata appartiene ad una delle sette più estreme degli ultraortodossi a Gerusalemme e pare che il figlio, di tre anni, pesasse solo sette chili. Ora è ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Gli incidenti sono avvenuti nel quartiere di Mea Shearim, popolato da ultraortodossi e dopo le dimostrazioni dei giorni scorsi alcune vie sono state chiuse al traffico perchè riempite di spazzatura incendiata dai manifestanti. Le violente dimostrazioni con lanci di pietre si sono svolte presso il ministero dell'Educazione. Un portavoce della polizia, Micky Rosenfeld, ha detto che 28 manifestanti sono stati arrestati per aver lanciato sassi contro automobili e autobus. Mercoledì il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, ha ordinato di sospendere tutti i servizi pubblici nei quartieri ultraortodossi di Geula e di Mea Shearim, anche per paura di ritorsioni contro i dipendenti comunali. ''Il comune si scusa, con i residenti non coinvolti nelle proteste, per gli inconvenienti nei quartieri interessati dagli incidenti'', ha detto il sindaco, ''speriamo di poter garantire al più presto i servizi''.