La storia piena di insidie di una fabbrica autogestita.
E’ tornata prepotentemente a far parlare di sé la fabbrica occupata Ceramica
Zanon, di Neuquen, località meridionale della Patagonia argentina.
‘Bajo control de los trabajadores’ è la scritta posta come un timbro, sopra il
marchio dell’azienda e campeggia orgogliosa nei calendari stampati sulle piastrelle
che producono autonomamente.
Durante la crisi nera del 2001 il giudice aveva dichiarato chiusa per serrata
la fabbrica dell’industriale di chiare origini italiane Luigi Zanon, il quale
aveva minacciato di chiudere i cancelli se non fosse stata accettata la decisione
di licenziare 200 operai.
Gli accadimenti preoccupanti degli ultimi giorni. In questi giorni hanno lanciato l’allarme dalla fabbrica. Hanno denunciato l’ennesima
intimidazione, l’ennesimo sopruso, l’ennesimo attentato. Le minacce verbali giunte
nell’ultimo periodo si sono trasformate in violenza fisica. La moglie di uno
dei lavoratori è stata sequestrata e picchiata selvaggiamente da quattro uomini.
“Il sindacato si riempirà di sangue, ti tagliamo la faccia perché devi averla
piena di sangue quando ti vedrai con quelli del sindacato”, le hanno detto.
Con la minaccia di colpire anche il figlio, che la donna consegna alla madre
durante le ore lavorative i rapitori hanno fatto in modo di farle sapere che
conoscevano bene le
sue abitudini, l’hanno umiliata. Le cause? La fabbrica e il sindacato.
Il sindacato segnala che all’interno della fabbrica prima della crisi
del 2001 non si respirava sicuramente un’aria di democrazia. La
situazione era pesante e gli avversari del sindacato ufficiale venivano perfino mandati via
dalla fabbrica.
Alla fine i dissidenti avevano costituito un sindacato parallelo, utilizzando
come copertura l’organizzazione di un torneo di calcio.
Grazie a questa organizzazione di base, alla fine del 1999 la lista sindacale
che raccoglieva i lavoratori più combattivi vinse le elezioni interne utilizzando
il semplice argomento: “Difendiamo i lavoratori”.
Nella nota emanata dai rappresentanti sindacali della fabbrica si legge che:
“Oggi più che mai riaffermiamo il nostro impegno, la nostra lotta e, indipendentemente
dalla provenienza delle minacce e delle aggressioni, la responsabilità politica
di quello che accade a noi, alle nostre famiglie e all’insieme dei lavoratori
di questa regione è del
governatore Jorge Sobisch”.
Un esempio industriale. E’ stata la prima fabbrica argentina, la Ceramica Zanon, ad autogestirsi. Ha superato
brillantemente il periodo nero della crisi iniziata nel 2001 -che ha
spazzato via una quantità considerevole di piccole e medie imprese - e si è proposta
brillantemente nel nuovo mercato. La Ceramica Zanon rappresenta l’esempio più rilevante di
produzione sotto il controllo degli operai. Attraverso la loro direzione hanno
risollevato le sorti della fabbrica.
Ufficialmente è una fabbrica occupata, i lavoratori si sono riuniti in un’assemblea
e in questi anni hanno anche creato ben centottanta nuovi posti di lavoro, non
senza difficoltà. Vere difficoltà.
Uno sguardo sulla crisi. Quella argentina è stata una crisi finanziaria di proporzioni colossali. La
caduta della borsa, la fuga alla ricerca del dollaro, manifestazioni di piazza,
la possibilità di migliaia di licenziamenti, sono stati gli elementi dell’inizio
della crisi. Ad un certo punto i conti non sono più tornati, e l’allora
presidente De
La Rua ha dovuto ammettere che ogni anno il paese doveva indebitarsi - di circa
22mila miliardi di lire - per sopravvivere.
La situazione. In
Argentina dal 2001 esistono decine di fabbriche occupate dai lavoratori
dopo
che i legittimi proprietari le hanno abbandonate. Moltissimi
supermercati, uffici,
piccole fabbriche, sono diventate realtà commerciali controllate da chi
le ha
sempre vissute, da chi le conosce bene e ora ne trae anche un guadagno.
L’amministrazione
delle fabbriche da parte degli stessi dipendenti ha rafforzato la
difesa dei diritti
del lavoratore e, dicono i lavoratori, "l'essere padroni di se stessi,
non avere qualcuno che guadagna sul nostro lavoro senza far nulla, solo
perchè ha delle azioni, è un altro lavorare".