11/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



L'iniziativa di un italiano per tutelare il patrimonio culturale palestinese
Parla il Professor Fabio Maniscalco ideatore di "Uno scudo blu per la Palestina" il progetto che prende il nome dal simbolo della Convenzione de L’Aja del 1954 - la convenzione sulla protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato - che, con il patrocinio dell'Università Orientale di Napoli e l'Università Al Quds di Gerusalemme sta cercando di coinvolgere l'Unesco per proteggere il patrimonio culturale di questa parte del mondo.

"L’idea mi è venuta nell’ambito di un altro progetto, durante la stesura di un libro per la Palestina che ho promosso per la Al Quds University di Gerusalemme. Loro non hanno volumi di archeologia, di storia dell’arte o di beni culturali. Per cui ho promosso una raccolta di libri gratuita fra tutti coloro che volevano inviare volumi (di un certo valore storico) a Gerusalemme. Abbiamo raccolto circa 1400 libri che doneremo al preside della facoltà di archeologia dell’università di Gerusalemme. Ci siamo mossi molto bene e siamo riusciti nell'attuazione del piano. Siamo anche riusciti a donare alcuni personal computer che sarebbero stati dismessi. Ma il progetto vero e proprio è quello della protezione dei centri storici e dei monumenti di quest'area del mondo."

"Sono stato in diverse parti del pianeta afflitte dalla piaga della guerra: il Kosovo, la Bosnia, l’Afghanistan. In nessuno di questi casi è stata applicata la convenzione dell’ Aja del 1954 (la convenzione sulla protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato). E lo scudo blu è il simbolo della convezione stessa. Questa prevede che gli stati espongano in tempo di pace, ma non è obbligatorio, una bandiera blu sui palazzi, sui monumenti o nei centri storici. Questo diviene obbligatorio in caso di conflitto armato".

"Nel caso specifico di cui mi sono occupato di recente, Israele ha ratificato la convenzione già da tempo ma non l’ha mai attuata, nè utilizzando personale preposto alla tutela dell’arte, nè con l’esposizione del simbolo della convenzione sui monumenti. Quindi diciamo che ci siamo limitati a prendere in considerazione l’area più a rischio, cioè Hebron e Nablus. A Hebron in particolar modo è stato esposto lo scudo blu su un intero quartiere, seguendo alla lettera le istruzioni fornite dalla convenzione e cioè quelle che prevedono che il simbolo deve essere ben visibile da terra e dal cielo (per evitare bombardamenti), deve occupare tutto il perimetro della parte da proteggere, il personale deve essere riconoscibile".

"Per questo ho fatto fare delle T-shirt con il simbolo dello scudo blu e con la scritta Protezione dei Beni Culturali. Nonostante questo abbiamo avuto delle grandi difficoltà. Hebron è occupata dall’esercito di Sharon: circa duemila uomini, che hanno il compito di proteggere i pochi coloni presenti, circa quattrocento, dai palestinesi, che sono circa centocinquantamila. Il problema è stato grande. Soprattutto per l’ingresso nei territori. Nonostante avessi una lettera della Al Quds University."

"All’andata ad esempio all’aereoporto sono stato interrogato da sette persone. Tutto perché hanno visto l’invito dell’università palestinese. La nostra paura era quella che ci rimpatriassero perché avevamo le bandiere e le magliette con lo scudo blu. Possono farlo. Ma non hanno capito molto di quello che stavamo facendo e ci hanno lasciato andare. Le magliette sono state donate a molta gente che lotta quotidianamente per la difesa dei beni culturali. A tutto il personale che mi ha accompagnato, a Padre Michele Piccirillo, uno dei frati francescani della chiesa della Natività, a tutta la municipalità di Nablus, ai responsabili dei beni culturali e anche ai responsabili del centro di restauro di Hebron.

Le difficoltà maggiori comunque le abbiamo incontrate a Hart dar Daan un quartiere di Hebron che era già in parte bombardato e semidistrutto e si trova proprio davanti ad una postazione militare israeliana. In quel caso abbiamo rischiato di farci arrestare mentre posizionavamo le nostre bandiere con il simbolo dello scudo blu. Per questo ci siamo dovuti muovere con circospezione. Poi, dopo aver documentato tutto con delle fotografie, abbiamo inviato il materiale al governo di Israele che ha interpellato il ministero degli Affari Esteri e la notizia poi è circolata a livello internazionale.

"A Nablus invece ci siamo occupati di una fortezza risalente al diciannovesimo secolo, la fortezza di Abd Lhadi, che periodicamente viene bombardata dagli elicotteri di Sharon. La situazione era molto delicata in quanto Nablus viene considerata la residenza di molti integralisti palestinesi. Qui il problema si è invertito perché molti palestinesi non vedevano di buon occhio il nostro lavoro e appena saputo che eravamo italiani si sono adoperati per far arrivare al nostro presidente del consiglio certi messaggi non proprio amichevoli.

"Poi abbiamo lasciato a Padre Piccirillo la risoluzione del problema della chiesa della Natività. La chiesa è di proprietà di tutti ma siamo riusciti a far apporre il vessillo sul lato francescano. Sarebbe stato troppo e troppo difficile far esporre lo scudo blu su tutti i lati della basilica della natività. Quindi abbiamo deciso di iniziare dal lato francescano: insomma meglio che niente.

"Parte dei vessilli li abbiamo lasciati al preside della facoltà di archeologia, visto che periodicamente iniziano degli scavi archeologici e quindi verrà esposto sopra gli scavi. In sostanza la nostra intenzione è quella di coinvolgere l’Unesco, che risulta essere l’ente preposto a questa determinato tipo di azione; purtroppo però a me è capitato di criticare l’atteggiamento tenuto dall’Unesco ancora prima che iniziasse la guerra in Iraq. Parlava con Gran Bretagna e Usa, che non avevano firmato la convenzione del ‘54 e non parlava con Saddam Hussein che ha ratificato la convenzione e che avrebbero potuto organizzare un trasporto internazionale dei beni culturali. Direi invece all’Unesco di non perdere tempo con lettere aperte a chi non ha mai avuto interesse sull’argomento, ma di rivolgersi a chi è impegnato in questi progetti."

Alessandro Grandi 
Categoria: Guerra, Storia
Luogo: Israele - Palestina